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	<title>Commenti a: Domani 3 Ottobre Maurizio Pallante a Caneva</title>
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		<title>Di: Roberto Feletto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Feletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 12:49:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&lt;p&gt;Dopo aver ascoltato questa primavera Latouche a Udine, venerd&#236; sera abbiamo avuto occasione e piacere di seguire l&#039;incontro con Maurizio Pallante, in un ideale percorso che gi&#224; aveva portato a Villa Frova Francuccio Gesualdi e Gianni Tamino.&lt;br /&gt;Di fronte ad una sala gremita (quasi duecento i presenti) Pallante ha parlato di decrescita e futuro.&lt;br /&gt;Molti gli spunti emersi dal suo discorrere stimolato dal moderatore, e numerosi anche gli interventi dalla sala, con domande e riflessioni attente e pertinenti, a volte perplesse e scettiche ma sempre curiose e propositive.&lt;br /&gt;E di questo ha ringraziato lo stesso Pallante, riconoscendo l&#039;opportunit&#224; della discussione e del confronto.&lt;br /&gt;La decrescita teorizzata &#232; selettiva, frutto quindi di una scelta, e non va confusa con la recessione che stiamo vivendo, dimostrazione di un sistema mercantile e capitalistico che sta frantumandosi e implodendo, trascinando nella sua rovina umanit&#224; e pianeta.&lt;br /&gt;Illuminante il suggerimento a superare la dicotomia capitalismo/socialismo, due facce della stessa sciagurata medaglia che persegue la crescita infinita e la produzione illimitata.&lt;br /&gt;Nella serata si &#232; parlato del PIL, perverso indicatore economico per il quale un incidente stradale &#232; positivo mentre un orto familiare &#232; negativo, ma anche di grandi opere e civilt&#224; contadina (contadina non impresa agricola!), di innovazione e di efficienza, informazione e pubblicit&#224;.&lt;br /&gt;Di come nei libri di economia non si parli di decrescita ma di crescita negativa, come se invece di indicare l&#039;et&#224; di una persona anziana la si definisse giovent&#249; negativa.&lt;br /&gt;Facendo anche esempi concreti: se invece di sostenere genericamente la domanda regalando dei soldi nel tentativo di rimettere in moto l&#8217;economia, o di finanziare grandi opere che servono solo a devastare il nostro paese e a far guadagnare soldi a chi le realizza, si fosse sostenuto la ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente, non solo si sarebbe rimessa in moto la produzione e si sarebbero creati molti posti di lavoro, ma questi posti di lavoro avrebbero risanato l&#8217;aria riducendo le emissioni di CO2 e si sarebbero pagati da s&#233; con i risparmi economici che consentono di avere, senza accrescere il debito pubblico.&lt;br /&gt;Ma anche di come si stia sproloquiando da anni di ripartenza e di sviluppo e di crescita, previsioni da anni sopravvalutate e smentite; da sette anni si dichiara di vedere la luce in fondo al tunnel e quando i fatti regolarmente lo hanno smentito, con faccia tosta viene ripetuto che se l&#8217;economia non era ancora ripartita come previsto, sarebbe comunque ripartita nei mesi successivi.&lt;br /&gt;Affidando al pubblico la considerazione finale che il progresso non consiste nel produrre sempre di pi&#249;, ma nel produrre bene, nella capacit&#224; di sviluppare tecnologie pi&#249; evolute che ci consentono di accrescere l&#8217;efficienza dei processi produttivi, cio&#232; di ridurre progressivamente il consumo di materie prime e l&#8217;impatto ambientale dei processi produttivi.&lt;br /&gt;Meno e meglio.&lt;br /&gt;Come si pu&#242; gongolare inserendo nel PIL prostituzione, contrabbando e droga???&lt;br /&gt;&#171;Non si pu&#242; risolvere il problema con la stessa mentalit&#224; che l&#8217;ha generato. Se la causa ultima della crisi economica ed ecologica che l&#8217;umanit&#224; sta vivendo in questa fase storica &#232; la finalizzazione dell&#8217;economia alla crescita, occorre capire innanzitutto come un processo oggettivamente vantaggioso, qual &#232; l&#8217;aumento della produzione di beni atti a soddisfare i suoi bisogni esistenziali, si sia trasformato nella causa dei problemi pi&#249; gravi che abbia mai dovuto affrontare. In secondo luogo occorre verificare se sia possibile costruire un&#8217;economia non finalizzata alla crescita e quali caratteristiche debba avere per attenuare i problemi causati dal sistema economico vigente senza rinunciare al benessere materiale che consente di ottenere.&#187;&lt;br /&gt;E ancora:&lt;br /&gt;&#171;Scegliere l&#039;autoproduzione come scelata sovversiva nei confronti di un processo che a partire dalla rivoluzione industriale ha utilizzato un impressionante dispiegamento di strumenti di persuasione di massa per convincere, e quando non &#232; bastato la coercizione e la violenza per costringere un numero sempre maggiore di esseri umani a inserirsi come produttori e consumatori di merci nell&#8217;economia della crescita&#187;.&lt;br /&gt;Concludendo:&lt;br /&gt;&#171;La via d&#039;uscita &#232; trovare un modello economico alternativo alla crescita distruttiva della megamacchina industriale &#8211; basata su spreco, consumo esasperato di risorse e insufficienti indicatori di benessere quali si &#232; rivelato essere il Pil &#8211; che non si deve inventare di sana pianta, ma si pu&#242; ritrovare in quello fondato sulla collaborazione, la solidariet&#224;, l&#8217;autosufficienza e l&#8217;economia del dono e dello scambio che governava i monasteri del primo e del secondo millennio. I quali offrono indicazioni utili da reinterpretare e adeguare ai tempi attuali per costruire nel terzo millennio nuovi monasteri in cui praticare relazioni umane fondate sulla solidariet&#224; e forme di economia alternative finalizzate alla massima autosufficienza alimentare ed energetica possibile, non solo per consentire di vivere meglio a coloro che le adottano, ma anche con l&#8217;obiettivo di diventare un modello di riferimento per coloro che vivono con disagio crescente nelle societ&#224; che hanno finalizzato le attivit&#224; produttive e i rapporti sociali alla crescita della produzione e del consumo di merci&#187;.&lt;/p&gt;]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver ascoltato questa primavera Latouche a Udine, venerd&igrave; sera abbiamo avuto occasione e piacere di seguire l&#8217;incontro con Maurizio Pallante, in un ideale percorso che gi&agrave; aveva portato a Villa Frova Francuccio Gesualdi e Gianni Tamino.<br />Di fronte ad una sala gremita (quasi duecento i presenti) Pallante ha parlato di decrescita e futuro.<br />Molti gli spunti emersi dal suo discorrere stimolato dal moderatore, e numerosi anche gli interventi dalla sala, con domande e riflessioni attente e pertinenti, a volte perplesse e scettiche ma sempre curiose e propositive.<br />E di questo ha ringraziato lo stesso Pallante, riconoscendo l&#8217;opportunit&agrave; della discussione e del confronto.<br />La decrescita teorizzata &egrave; selettiva, frutto quindi di una scelta, e non va confusa con la recessione che stiamo vivendo, dimostrazione di un sistema mercantile e capitalistico che sta frantumandosi e implodendo, trascinando nella sua rovina umanit&agrave; e pianeta.<br />Illuminante il suggerimento a superare la dicotomia capitalismo/socialismo, due facce della stessa sciagurata medaglia che persegue la crescita infinita e la produzione illimitata.<br />Nella serata si &egrave; parlato del PIL, perverso indicatore economico per il quale un incidente stradale &egrave; positivo mentre un orto familiare &egrave; negativo, ma anche di grandi opere e civilt&agrave; contadina (contadina non impresa agricola!), di innovazione e di efficienza, informazione e pubblicit&agrave;.<br />Di come nei libri di economia non si parli di decrescita ma di crescita negativa, come se invece di indicare l&#8217;et&agrave; di una persona anziana la si definisse giovent&ugrave; negativa.<br />Facendo anche esempi concreti: se invece di sostenere genericamente la domanda regalando dei soldi nel tentativo di rimettere in moto l&rsquo;economia, o di finanziare grandi opere che servono solo a devastare il nostro paese e a far guadagnare soldi a chi le realizza, si fosse sostenuto la ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente, non solo si sarebbe rimessa in moto la produzione e si sarebbero creati molti posti di lavoro, ma questi posti di lavoro avrebbero risanato l&rsquo;aria riducendo le emissioni di CO2 e si sarebbero pagati da s&eacute; con i risparmi economici che consentono di avere, senza accrescere il debito pubblico.<br />Ma anche di come si stia sproloquiando da anni di ripartenza e di sviluppo e di crescita, previsioni da anni sopravvalutate e smentite; da sette anni si dichiara di vedere la luce in fondo al tunnel e quando i fatti regolarmente lo hanno smentito, con faccia tosta viene ripetuto che se l&rsquo;economia non era ancora ripartita come previsto, sarebbe comunque ripartita nei mesi successivi.<br />Affidando al pubblico la considerazione finale che il progresso non consiste nel produrre sempre di pi&ugrave;, ma nel produrre bene, nella capacit&agrave; di sviluppare tecnologie pi&ugrave; evolute che ci consentono di accrescere l&rsquo;efficienza dei processi produttivi, cio&egrave; di ridurre progressivamente il consumo di materie prime e l&rsquo;impatto ambientale dei processi produttivi.<br />Meno e meglio.<br />Come si pu&ograve; gongolare inserendo nel PIL prostituzione, contrabbando e droga???<br />&laquo;Non si pu&ograve; risolvere il problema con la stessa mentalit&agrave; che l&rsquo;ha generato. Se la causa ultima della crisi economica ed ecologica che l&rsquo;umanit&agrave; sta vivendo in questa fase storica &egrave; la finalizzazione dell&rsquo;economia alla crescita, occorre capire innanzitutto come un processo oggettivamente vantaggioso, qual &egrave; l&rsquo;aumento della produzione di beni atti a soddisfare i suoi bisogni esistenziali, si sia trasformato nella causa dei problemi pi&ugrave; gravi che abbia mai dovuto affrontare. In secondo luogo occorre verificare se sia possibile costruire un&rsquo;economia non finalizzata alla crescita e quali caratteristiche debba avere per attenuare i problemi causati dal sistema economico vigente senza rinunciare al benessere materiale che consente di ottenere.&raquo;<br />E ancora:<br />&laquo;Scegliere l&#8217;autoproduzione come scelata sovversiva nei confronti di un processo che a partire dalla rivoluzione industriale ha utilizzato un impressionante dispiegamento di strumenti di persuasione di massa per convincere, e quando non &egrave; bastato la coercizione e la violenza per costringere un numero sempre maggiore di esseri umani a inserirsi come produttori e consumatori di merci nell&rsquo;economia della crescita&raquo;.<br />Concludendo:<br />&laquo;La via d&#8217;uscita &egrave; trovare un modello economico alternativo alla crescita distruttiva della megamacchina industriale &ndash; basata su spreco, consumo esasperato di risorse e insufficienti indicatori di benessere quali si &egrave; rivelato essere il Pil &ndash; che non si deve inventare di sana pianta, ma si pu&ograve; ritrovare in quello fondato sulla collaborazione, la solidariet&agrave;, l&rsquo;autosufficienza e l&rsquo;economia del dono e dello scambio che governava i monasteri del primo e del secondo millennio. I quali offrono indicazioni utili da reinterpretare e adeguare ai tempi attuali per costruire nel terzo millennio nuovi monasteri in cui praticare relazioni umane fondate sulla solidariet&agrave; e forme di economia alternative finalizzate alla massima autosufficienza alimentare ed energetica possibile, non solo per consentire di vivere meglio a coloro che le adottano, ma anche con l&rsquo;obiettivo di diventare un modello di riferimento per coloro che vivono con disagio crescente nelle societ&agrave; che hanno finalizzato le attivit&agrave; produttive e i rapporti sociali alla crescita della produzione e del consumo di merci&raquo;.</p>
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