Evviva la propaganda

Immagine

Ogni morto, ogni caduto va, se possibile, ricordato, così come ogni esule.

mappa-foibe

 

 

 

 

 

 

Ma l’istituzione del “Giorno del Ricordo” (10 Febbraio), legge voluta dalle destre e approvata nel 2004, non attiene alla sfera del ricordo ma ad un vero e proprio scopo politico di revisionismo storico con l’obbiettivo di avere una festa da contrapporre alla Festa di Liberazione.

D’altra parte l’Italia e conseguentemente l’italiani, brava gente, non hanno mai fatto davvero i conti con il fascismo e con i crimini che gli “italiani fascisti” hanno perpetrano per anni nei territori sloveni e croati annessi dopo il trattato di Rapallo del 1920, dove si giunse nel 1942 ad una vera e propria occupazione militare.

Solo per ricordare cosa fu quell’occupazione:
«Si ammazza troppo poco», e «Non dente per dente, ma testa per dente», raccomandavano nel 1942 i generali italiani Marco Robotti e Mario Roatta. Furono 200.000 i civili «ribelli» falciati dai plotoni di esecuzione italiani in Slovenia, «Provincia del Carnaro», Dalmazia, Bocche di Cattaro e Montenegro” (fonte Contropiano)

 Come non c’è stata mai una vera assunzione di colpa per le leggi razziali promulgate nel 1938 dal regime fascista e del conseguente sterminio degli ebrei italiani, anzi la colpa, piano piano gli italiani, sempre brava gente, l’hanno quasi completamente trasferita da Mussolini a Hitler.

Va ricordato, e lo esplicita molto bene Furio Colombo, (colui che propose la legge per l’istituzione del Giorno della Memoria celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’ Olocausto, potete ascoltare l’intervista qui) che vi fu una grande differenza tra le tragedie dei Gulag e delle Foibe, e la Soah, nel senso che le prime due sono eventi subiti in parte anche da italiani, mentre la Soah (per la parte degli ebrei italiani) è una orribile tragedia perpetrata dagli stessi italiani.
Non è che i morti italiani, nei Gulag e nelle Foibe, valgano meno degli ebrei italiani, ma diversa è la responsabilità.
Per i Gulag la responsabilità è di Stalin, per le Foibe dei Titini, ma per persecuzioni e le uccisioni degli ebrei italiani e non solo, la responsabilità è tutta del regime fascista “italiano”.

Ora le destre tentano di fare l’operazione di mettere tutto sullo stesso piano piegando la storia a loro uso e consumo: vorrebbero accomunare i crimini fascisti con i crimini comunisti.
Ma, senza difendere il comunismo, bisogna ricordare che furono regimi comunisti stranieri ad ammazzare italiani, mentre fu il regime fascista italiano ad ammazzare italiani, sloveni, croatti, e che, mentre il comunismo non ha mai governato l’Italia, il fascismo l’ha governata per oltre vent’anni, portandola alla catastrofe che conosciamo.  

Se vogliamo diventare davvero “brava gente” dobbiamo fare i conti con le “nostre colpe” e lasciar fare agli storici veri e non a quelli del “10 febbraio” o di sabato scorso  le ricostruzioni degli eventi tragici che attraversarono il novecento, eventi che non vanno piegati per fini politici propagandistici.

Ora invece, anno dopo anno, in tutta Italia aumentano le iniziative di celebrazioni del “Giorno del Ricordo”, da parte di amministrazioni di destra, e forse anche di qualcuna di “sinistra” che non vuol essere da meno, proprio per nascondere o per meglio tentare di cancellare i crimini fascisti e conseguentemente sminuire la Festa della Liberazione e quindi la Resistenza da cui è nata la nostra Repubblica.

Anche l’amministrazione di Gaiarine si è collocata in questo filone e si annuncia ufficialmente e pubblicamente come Amministrazione di estrema Destra.
Qualche segnale, per chi avesse voluto vedere, era già giunto: l’ammaina bandiera europea, una celebrazione del 25 Aprile dove il sindaco attuale ha ricordato solo l’eccidio di Porzus, la cittadinanza al Milite Ignoto e ora l’intitolazione di un parco pubblico a “Parco Vittime delle Foibe”.

Sarebbe interessante conoscere le posizioni di qualche componente della maggioranza, solo per fare qualche nome, della De Zan o di Germano Scottà, o di Valentina Pezzin, in merito a questo evidente spostamento a “tutta destra”.

Per scendere dalle “chiacchiere” a fatti concreti, e quindi al parco mi vengono due considerazioni:
1. Mentre il sindaco chiede una maggior “partecipazione dei cittadini” (consiglio comunale del 10 febbraio 2022), alla attività di vigilanza per contrastare fenomeni di delinquenza comune sul territorio, l’amministrazione comunale senza nessun dibattito pubblico, senza sentire i cittadini, quindi la partecipazione dei cittadini è un optional strumentale che serve quando serve ma non serve quando non serve, decide di imperio di tramutare un parco pubblico adibito a gioco per i bimbi, in un parco politico, con un nome “Parco Vittime delle Foibe”, che è orripilante, non per le Vittime e neppure per quello che vorrebbe ricordare ma per il nome in se.
Ve lo immaginate: Dai mamma voglio andare a giocare al parco delle Vittime delle Foibe.

Che poi diventerà nel dire comune: “Parco delle Foibe”
Sono solo io che provo questo senso di tristezza?

E lo fa nell’ombra, quasi di nascosto, con una delibera di giunta fatta il 26 di Agosto (vi ricordate le leggi del parlamento fatte ad Agosto quando tutti sono in ferie? in genere foriere di guai per i cittadini).
Una questione come questa andava, come già detto, resa pubblica ed il luogo deputato a rendere pubbliche le decisione dell’Amministrazione è e resta il Consiglio Comunale, il massimo sarebbe stato coilvolgere direttamente la cittadinanza, nelle sue più varie componenti.

Quindi se si voleva non nascondere questa decisione, si doveva almeno portare la delibera in Consiglio Comunale, dando luogo ad una necessaria trasparenza e ad un minimo di dibattito.
Ricordo, a questi nostri amministratori, che essi pur non essendo l’espressione della maggioranza dei cittadini del comune ma solo del 40,43 dei votanti, dovrebbero coniugare le varie sensibilità della cittadinanza e non solo quelle della loro parte politica, soprattutto se certe scelte non sono contemplate nel loro programma elettorale.

Ma forse questi nostri si sentono tenutari di un potere assoluto, o forse devono pagare scotto ai loro supporter politici Lega e Fratelli d”Italia.

In ogni caso la delibera di giunta, che potete leggere qui, parte da un presupposto non del tutto vero, in quanto l’affermazione contenuta in premessa “il via 8 marzo a Gaiarine esiste un’area di verde pubblico, dedita a parco, che risulta essere priva di denominazione” è una affermazione perlomeno equivoca.

Quel parco è nato all’interno del Piano di Lottizzazione denominato “Parco Castellir”, dal toponimo di quel luogo.
Orbene, secondo voi, come dovrebbe chiamarsi un parco che si trova all’interno di quella Lottizzazione? Perché quella lottizzazione è stata denominata Parco?
Non è che ci voglia l’amministrazione dei “migliori” per capire che quel parco aveva come nome intrinseco “Castellir”. O no?

Le “Foibe” nel nostro comune non ci sono, ma il toponimo “Castellir” è presente nelle vecchie mappe del comune di Gaiarine.
Alla faccia del rispetto delle nostre radici e tradizioni.

C’è poi una questione di sicurezza che secondo me non andrebbe sottovalutata.
La presenza di quella “croda” all’interno del parco adibito anche a giochi di bimbi può essere foriera di incidenti.
Sicuramente sarà “scalata” da più di un bimbo.

2.  A proposito di rispetto.
La lottizzazione “parco Castellir” è una lottizzazione innovativa, pensata prima di tutto come parco sul quale gravitano guarda caso delle abitazioni, una fruizione “diretta” del verde per gli abitanti di quelli edifici e dei i loro figli.
E questo è merito indubbiamente del progettista architetto Giambattista Zaccariotto ma anche della famiglia Zorzetto, la committente, che ha condiviso talmente le scelte progettuali che per rendere il complesso fruibile secondo questa innovativa idea dell’abitare, ha ceduto al comune e urbanizzato aree non dovute.
Orbene si debbono rispettare tutte le persone, e non ci sono cittadini di serie A o di serie B, ma a questa famiglia che “qualcosa in più” ha dato al Comune di Gaiarine non era forse giusto chiedere un parere in merito o perlomeno metterla al corrente delle intenzioni   dell’amministrazione?
Sempre per quel senso di rispetto che si deve avere per le “persone giuste”.

Cosa dovrebbe fare a questo punto una amministrazione “intelligente”?
1. Spostare il monumento nell’area verde, sufficientemente ampia e non frequentata dai bimbi, che si trova entrando nella lottizzazione sulla destra.
2. Cambiare la targa e scrivere “In ricordo delle Vittime delle Foibe”.
3. Riportare il nome del Parco al suo nome originario “Parco Castellir”, istallando anche un cartello illustrativo.

E tutti vissero felici e contenti.

P.S. Nel caso  non venisse seguito il suggerimento di cui sopra: nei pressi dell’abitazione dell’Assessore Gottardi, sicuramente uno dei “King Maker” di questa operazione, mi dicono esserci un’area pubblica.
Gli fate anche voi la stessa domanda che gli faccio io?
Perché non ….

Condivi
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

Convocazione Consiglio Comunale: Martedì 28 Dicembre 2021

Immagine

Consiglio Comunale è convocato per il giorno di martedì 28 Dicembre  2021 alle ore 18.45  in seduta ordinaria pubblica con presenza del pubblico regolato in base alla normativa vigente volta a garantire il distanziamento, con il seguente ordine del giorno:

1.  Verbali seduta del 9 novembre (dal n. 45 al n. 47);

2.  Comunicazione prelevamento dal fondo funzioni;

3.  Destinazione contributo per le opere di culto. approvazione programma per l’anno 
     2022;

4.  Regolamento comunale per l’applicazione del canone patrimoniale di
     concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria – approvazione;

5.  Determinazione aliquote e detrazioni per l’applicazione dell’Imu per
      l’anno 2022;

6.  Addizionale comunale Irpef – conferma aliquota per il 2022;

7.  Approvazione del programma triennale oopp 2022/2024 ed elenco annuale dei lavori
     pubblici per l’anno 2022 (D.lgs. n. 50/2016);

8.  Approvazione del programma biennale degli acquisti di beni e servizi
     2022/2023;

9.  Esame ed approvazione del bilancio di previsione 2022/2024 e nota di
     aggiornamento al DUP 2022/2024;

10. Razionalizzazione partecipate ai sensi dell’art. 20 del testo unico in materia di società  
     a partecipazione pubblica (T.U.S.P.), così come da ultimo modificato con il D.lgs. 16
     giugno 20217 n. 100;

11. Opera pubblica realizzazione percorso ciclopedonale lungo la s.p. 44 in
      località Calderano. approvazione progetto definitivo ai fini espropriativi,
      apposizione del vincolo preordinato all’esproprio ed adozione variante
      urbanistica al P.I.;

12. Regolamento comunale di polizia rurale e di mediazione sociale –
      approvazione.

L’entrata in sala consiliare sarà contingentata secondo le norme anti COVID-19 e in particolare, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n.127 del 21.09.21 e del DPCM del 12.10.2021, tale accesso sarà subordinato all’esibizione della certificazione verde Covid-19 (c.d. green pass). Il controllo della certificazione verde avverrà all’atto dell’accesso alla sala consiliare.

Condivi
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

Ad Andrea che non conosco

Immagine

Ho letto il tuo post su “sei di Gaiarine se”  relativo alla giornata ecologica tenutasi il 18 aprile scorso,  che qui riporto:

« Oggi all’una si è conclusa una bellissima esperienza, la giornata ecologica.
Con mio “stupore” (anche se un po’ me lo aspettavo) ho notato che la maggior parte degli ecologisti da tastiera non erano presenti. Tutti sono bravi a far polemica sui social ma poi quando bisogna sporcarsi le mani si sta meglio sul divano oppure davanti… ad una tastiera.Buona giornata a tutti quanti. »

Posso dire di essere rimasto sconcertato, sbalordito e rattristato.
Poi per giorni mi sono ritornate in mente le tgiovani-dentroue parole e molte volte mi sono chiesto come mai un   giovane ( non ti conosco ma così appari nel profilo facebook), dopo aver partecipato volontariamente (è così vero?), quindi decidendo lui di andarci, ad una giornata ecologica di raccolta rifiuti, scriva un post del genere.

Mi sono chiesto: che cos’è che lo turba? Quali rancorose ragioni si sono sclerotizzate
nei suoi pensieri che lo portano a emettere giudizi su altri non presenti?

Naturalmente non conoscendoti non posso darmi questa risposta.
Allora potrei chiedertelo direttamente: cos’è che ti turba?
Ma essendo un domanda molto personale so che sarà difficile ottenere la risposta.

Però la mia curiosità e il mio meditare sul tuo post non si è fermata a questo, ma ha fatto nascere in me una serie di considerazioni, di domande (più generali) e un’analisi degli eventi che hanno preparato questa giornata ecologica, che vorrei esporti.

Il primo “lampo” che ho avuto è stato Gino Bartali.
Sai chi è?bartali1 Si, sicuramente si. Un grande ciclista. Lo sanno tutti.
Ma forse quello che non sai, o forse si, è che è un uomo che è stato dichiarato da Israele “giusto tra i giusti”  per aver contribuito a salvare, durante l’occupazione nazista-fascista dell’Italia, moltissimi ebrei e tanti antifascisti.
Ti chiederai cosa c’entra Gino Bartali. C’entra, eccome se c’entra.
Vedi Gino Bartali, che ha salvato centinaia di uomini (qualcosa di più della raccolta di un po’ rifiuti), a chi gli chiedeva come mai avesse mantenuto il segreto su questa sua attività che aveva salvato così tante persone, disse: « il bene si fa ma non si dice ».
E allora, ti prego, se fai una cosa giusta, non vantartene, non metterti in mostra, vedi di farne un’altra di cosa giusta.
Ma soprattutto se fai una cosa giusta perché senti che è giusto farla, « non guardare cosa fanno gli altri » (questa è una mia di frase), falla e basta.

Tu dici: « Con mio “stupore” (anche se un po’ me lo aspettavo) »
Per fortuna che in questa tua frase c’è questo inciso: “se un po’ “, altrimenti potremmo esserci trovati di fronte ad un nuovo Mago Otelma, e si sa quanta necessità ci sarebbe, in questi difficfuturoili momenti (pandemia), di qualcuno che sappia prevedere il futuro.
Ma a parte le battute, mi viene da chiederti: ma come mai “te l’aspettavi”? Quali indizi hai avuto? Quali considerazioni hai fatto? Quali dritte si sono state date per sapere che gli “ecologisti da tastiera” non sarebbero stati presenti?

Tu dici “ho notato che la maggior parte”.
Ti chiedo: come hai fatto a “notare”?
Se non vado errato, la “giornata ecologica” si è svolta in questo modo: in ogni frazione si sono suddivisi i partecipanti in squadre, ad ogni squadra sono state assegnate delle vie, in ogni via si è stabilito un punto di partenza che era anche il punto di arrivo.
Quindi ogni squadra si è mossa nelle vie assegnate fino a ritornare al punto di partenza, dove ognuno dei partecipanti ha consegnato “il bottino” (i rifiuti raccolti); poi liberi tutti.
Non c’è stato quindi un momento in cui tutti i partecipanti si sono ritrovati insieme.
Pertanto tu non hai potuto “notare” visivamente la mancanza di questo o di quello.
Delle due l’una. O ti sarai letto uno per uno i componenti (75?) del gruppo whatsapp, creato per l’occasione, con violazione della privacy, ma i partecipanti alla giornata, sono stati 125 (dati ufficiali) e allora come hai potuto “notare” che mancava questo o quello?, oppure ti e stato detto da qualcuno, che ha “notato” per te, che mancava tizio, caio e sempronio, sempre che tu non glielo abbia chiesto espressamente.
Quindi oltre alla raccolta dei rifiuti, l’altra grande soddisfazione della giornata, e forse a questo punto non solo per te, è stata quella di fare “gossip” sugli assenti.
Viva la “giornata ecologica”.
Sgombriamo subito il campo. Io non c’ero, anche se avrei voluto esserci. Come non c’erano molti dei soci di Amica Terra, ma le motivazioni, e senza adombrare scuse, della nostra assenza le vedremo in seguito.
Qui mi preme far presente ancora le tue parole “la maggior parte”.
Questo davvero dimostra che tu sei a conoscenza di quali e quanti sono gli “ecologisti” del comune.
Molto bene. Come socio di Amica Terra ti chile-liste-di-proscrizione (1)edo ufficialmente e per favore di passarmi questa lista.
Come associazione potremmo approfittarne per fare qualche nuovo socio.
Almeno questa “schedatura” o “lista di proscrizione” sarà servita a qualcosa.

Tu dici “Ecologisti”
Mi ha colpito molto l’uso di questo termine dato che il suo utilizzo è inusuale, anche perché il suo significato è più specifico rispetto al solito “ambientalisti”.
Termine quest’ultimo che normalmente viene usato in modo dispregiativo da coloro, comprese certe parti politiche, che vogliono denigrare chi si batte per la salvaguardia dell’ambiente.

Sarei curioso di sapere come mai non si ti sei adeguato a questo luogo comune.
Forse una finezza stilistica?

Tu dici “Ecologisti da tastiera”.
Quindi tu, per il solo fatto che tutti quelli, che tu pensi essere gli “ecologisti” del comune, secondo la schedatura di cui sopra, non hanno partecipato a questa benedetta giornata ecologica, sono diventati tout court “ecologisti da tastiera”.43763001_1842720505845633_3123406801559617536_n
La prima cosa che mi viene da dirti è che sarebbe eticamente corretto fare i loro nomi e cognomi. Ma tu non ci dici chi sono. Lanci il sasso e nascondi la mano.
Di costoro ci dici solo che sono “ecologisti da tastiera” che però se non l’adoperano stanno seduti sul divano, mentre si sottintende che gli altri, possiamo aggiungere i bravi (tu), faticano e sudano si sporcano le mani a raccogliere rifiuti.
Se li chiami “ecologisti”, vuol dire, che nel tu io, riconosci, implicitamente per lo meno, una loro aspirazione, poi tramutata, per il solo fatto di non aver partecipato alla giornata ecologica, in dei sedentari “divanisti” che se ne sbattono dell’ambiente, dei rifiuti, ecc.
Ma tu, che conosci i loro nomi (io no) potresti aver dimenticato il loro passato, potresti non sapere   cosa potrebbero aver fatto per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente nel nostro comune e magari anche per la frazione di Campomolino, o potresti non sapere cosa stanno facendo ora.
Ricordandomi di Gino Bartali, che deve essere un esempio per tutti, passo oltre.

Tu dici ” Tutti sono bravi a far polemica “
Penso, non so se sbaglio, che tu ti riferisca a “polemiche” relative all’ambiente e inerenti il nostro comune.
Beh, sarei proprio curioso di sapere a quali ti riferisci e fatte da chi.
Anche qui lanci un sasso e bascondi la mano.
Personalmente mi pare che le pagine social relative al nostro comune non brillino proprio per “polemica”, intesa come “controversia, piuttosto vivace, su argomenti letterarî, scientifici, filosofici, politici, ecc.” (definizione Treccani).
Siamo subissati da foto di tutti i tipi e pubblicità varie, qualche informazioni utile, qualche bel intermezzo storico, tutto qui.
Magari ci fossero confronti seri fatti in modo civile che contribuirebbero a far crescere culturalmente questo comune, sia sull’ambiente che su altri aspetti.

Mancata presenza di Amica Terra alla giornata ecologica.
Quella che segue non è una giustificazione, non abbiamo, riconosciuto l’errore fatto, la necessità di giustificarci e quindi questa assenza non è un’onta da lavare col sangue per una associazione che da oltre venticinque anni ha fatto e fa “qualcosa” per l’ambiente, nel nostro comune e non solo.

Va detto, infatti, che il fare qualcosa per l’ambiente è un’opera che si costruisce giorno dopo giorno, con la costanza del proprio impegno, con i propri comportamenti, con i propri consumi, con il rispetto anche di tutti gli altri esseri viventi, con l’incentivare un cambiamento culturale dei singoli e di chi ci governa, con difendere il proprio territorio anche attraverso denuncie alla autorità preposte per la sua tutela e non facendo finta di non vedere.
Tutte cose che i soci di Amica Terra cercano, e sicuramente con fatica, di attuare giorno dopo giorno.
Anche tu vero?
Devi fartene una ragione, non è sufficiente “partecipare” ad una giornata ecologica, per diventare un “ecologista”, ci vuole ben altro.
Veniamo ai fatti. Ad inizio marzo il nostro coordinatore nel comunicare al sindaco l’adesione dell’associazione alla giornata ecologica, veniva invitato a inviare le liberatorie per i singoli partecipanti.presenza
Mentre alcuni soci davano l’adesione singolarmente (quindi alcuni nostri soci erano presenti) le liberatorie degli altri per un disguido avvenuto all’interno dell’associazione non furono mai inviate al comune.

Sia ben chiaro che questo errore è un errore nostro e non di altri.

La giornata ecologica, con un post su facebook del 15 marzo, fu rinviata dall’amministrazione dal 21 marzo all’11 aprile, poi silenzio tombale: nessuna altra comunicazione ufficiale, non nel sito del comune e neppure nella pagina facebook.
Personalmente ho continuato a monitorare il sito e facebook per avere notizie in merito, ma niente.
Abbiamo saputo, solo ultimamente, che coloro che avevano dato l’adesione a marzo erano stati inseriti in un gruppo whatsapp ( non tutti ?) e il comune comunicava con loro con questo strumento.
Così furono avvisati dello spostamento della giornata ecologica dal 11 aprile al 18 aprile.
Orbene pur consci del nostro errore iniziale – il mancato invio delle liberatorie – mi chiedo e chiedo se la comunicazione fatta dal comune in questo frangente sia stata adeguata e corretta.
Io penso di no.
Una prima osservazione la faccio sugli strumenti utilizzati.
Il comune è una istituzione, ha un sito istituzionaleobbligo di legge – e una pagina facebook.
Io cittadino dove dovrei trovare le informazioni, le notizie, relative alla vita della comunità?
Tutto quello che mi interessa lo dovrei trovare sul sito del comune.
D’altra parte, tra le altre cose, esiste sul sito una sezione eventi, e li avrei dovuto trovare anche lo spostamento della “giornata ecologica”.
Non avere inserito li la notizia è un errore da parte dell’amministrazione comunale, e secondo il mio parere anche grave.
Poi il comune ha in facebook la sua la pagina ufficiale, che non può essere, a norma di legge considerata pagina istituzionale, ma semplicemente un corollario informativo utilizzato oggi, nello stesso modo, da tante amministrazioni comunali.
Neppure in tale pagina, usata dall’amministrazione molte volte come procacciatrice di consenso, vi è stata la comunicazione dello spostamento.
Risultato: solo chi si era iscritto a marzo poteva sapere quando si fosse tenuta la giornata ecologica essendo stato avvisato sicuramente tramite whatsapp o con, si presume, un passa parola, il resto della cittadinanza è rimasta all’oscuro.

Una seconda considerazione.
Se a marzo vi era  un certo numero di aderenti – gruppo whatsapp + altri – e la data dell’iniziativa viene spostata di un mese, in questo ulteriore tempo a disposizione verrà fatta nuova pubblicità dell’evento per avere un maggior numero di adesioni, o no?
Questo non è stato fatto, neppure con un volantino.

Quanto sopra potrà servire a chiarire, capire, meditare, ragionare, migliorare?
Non lo so, ma sicuramente è quanto ti dovevo in risposta al tuo post.

Sempre a tua disposizione.

Condivi
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

Convocazione Consiglio Comunale: Giovedì 15 ottobre 2020

Immagine

Consiglio Comunale è convocato per il giorno di Giovedì 15 Ottobre 2020 alle ore 21.00 in seduta ordinaria pubblica con presenza del pubblico regolato in base alla normativa vigente volta a garantire il distanziamento sociale, di prima convocazione per la trattazione del seguente ordine del giorno:

1. Interrogazione presentata dai consiglieri Capuzzo e De Martin il 14.09.2020 al prot. 6327 avente ad oggetto “Regolamento di polizia rurale, a che punto siete?”;

2. Mozione n. 2/2020 del gruppo consigliare“Insieme per Federica” avente ad oggetto “Contributi per i comuni di confine – un’opportunità per la comunità di Gaiarine da pianificare con responsabilità e lungimiranza amministrativa”;

3. Mozione n. 3/2020 del gruppo consigliare “Insieme per Federica” avente ad oggetto “Ex cinema Lux – un freddo recupero edilizio o un luogo di aggregazione pubblico e vivace per la comunità di Gaiarine?”;

4. Approvazione verbali seduta del 6 agosto (dal n. 31 al n. 39);

5. Approvazione del P.E.B.A. Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche ai sensi delle leggi 28.02.1986 n. 41, 05.02.1992 n. 104 e della L.R. 12.07.2007 n. 16;

6. Piano degli Interventi (P.I.) var. n. 3 – Variante di adeguamento alle disposizioni sul contenimento del consumo del suolo di cui alla L.R. n. 14/2017, nonché di adeguamenti cartograficie normativi e di allineamento ai contenuti del R.E.T. – adozione;

7. Art. 193 D.lgs. 18.08.2000 n. 267 – salvaguardia degli equilibri di bilancio 2020/2022;

8. Variazione al bilancio di previsione 2020/2022 ai sensi dell’art. 175 del D.lgs. 267/2000;

9. Presentazione del documento unico di programmazione (DUP) 2021/2023;

10. Approvazione regolamento di polizia urbana;

11. Approvazione regolamento relativo ai contratti di sponsorizzazione e accordi di collaborazione;

12. Approvazione regolamento per affidamento aree verdi.

Condivi
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

5G: CUI PRODEST?

Immagine

Pubblichiamo questo “contributo” di Roberto Feletto sul 5G.
Un documento interessante e chiarificatore che non lascia, volenti o nolenti,   dubbi sulla pericolosità di questa nuova tecnologia.
Andrebbe letto da tutti.
Dovrebbe essere fonte di meditazione soprattutto per coloro che hanno il compito di tutelare la salute dei cittadini.

Da tutti questi e anche da chi ci rappresenta a livello locale, dovremmo pretendere azioni concrete a  favore della nostra salute e la richiesta dell’applicazione del principio di “PRECAUZIONE”.
Ma così non è.
Buona lettura.

——————————————————————————————————————

        Dopo lo sconcertante intervento ascoltato nell’ultimo consiglio comunale, e 
        scegliendo di intervenire a mente fredda, ritengo utile a tutti riportare alcune
        osservazioni come contributo documentato e documentabile, oggettivo e
        disinteressato
(*) sul tema dell’inquinamento elettromagnetico in generale e del 5G in
        particolare.    

       (*) atteggiamento e motivazione che deve SEMPRE accompagnarsi alla domanda
fondamentale su ogni attività umana:

 

Molte persone ormai hanno sentito parlare del cosiddetto “5G” e pensano che sia una semplice evoluzione delle tecnologie precedenti: il 2G, il 3G, il 4G, etc., e che perciò debba essere innocuo. In realtà, si tratta di una tecnologia del tutto diversa, che avrà un impatto notevole per varie ragioni. E non è neppure vero che un telefonino 3G (UMTS) sia meno pericoloso di un 2G (GSM), come molti credono: infatti, nonostante la potenza emessa dal 3G sia minore, vi sono già evidenze epidemiologiche e di laboratorio che mostrano come il danno al DNA e il rischio di tumore al cervello con l’UMTS sia maggiore. Gli studi scientifici preliminari disponibili in letteratura hanno mostrato che le onde millimetriche aumentano la temperatura della pelle, alterano l’espressione genica, promuovono la proliferazione cellulare e la sintesi di proteine legate allo stress ossidativo ed ai processi infiammatori e metabolici (condizioni notoriamente implicate nell’insorgenza del cancro, ed in diverse malattie acute e croniche), possono generare danni oculari, nonché influenzare le dinamiche neuromuscolari. Il 5G, una volta a regime, funzionerà prevalentemente con delle antenne phased array (cioè “schiera in fase”) a 24-26 GHz, ovvero con frequenze altissime. Un singolo array potrà contenere qualcosa come 64 antenne che collaborano insieme per costituire un’emissione direzionale, cioè un potente fascio di radiazioni diretto verso l’utente. Le antenne 5G hanno, in alto, elementi emittenti a 3,5-3,6 GHz e, sotto, l’array appena descritto che terrà il collegamento con l’“Internet delle cose”: dal frigorifero che dirà al lattaio di portare il latte perché è finito e altre applicazioni del genere, fino alle auto che si guidano da sole. Il segnale 5G sarà forte e ubiquo, perché non deve succedere che un’automobile a 80 o 100 km/h non abbia informazioni su dove andare. Questo significa coprire tutta l’area cittadina e anche fuori di essa con un campo elettromagnetico che è molto più alto di quello che abbiamo adesso. Secondo il responsabile dell’ARPA che ha illustrato la situazione nella trasmissione Report di Raitre del 27/11/18, già solo nella fase iniziale il numero di antenne attuale dovrà triplicare, per cui in Italia si passerebbe dalle 60.000 odierne a 180.000 in un amen. Swisscom ha di recente chiesto al Parlamento svizzero l’innalzamento dei limiti di esposizione, perché altrimenti non riuscirà a far funzionare il 5G. Per il momento, il Parlamento svizzero lo ha negato, ma non sappiamo fino a quando. È probabile che anche in Italia gli operatori faranno pressioni in tal senso, magari tramite organismi solo all’apparenza indipendenti.

A questo proposito va sottolineato come “i due organismi internazionali che fissano le linee guida sull’esposizione per i lavoratori e per il pubblico generale – ovvero la Commissione internazionale per la Protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP) e l’Istituto di Ingegneri Elettrici ed Elettronici (IEEE) – sono, la prima, un’organizzazione privata (ONG) con sede in Germania che seleziona i propri membri e la sua fonte di finanziamento è non dichiarata; la seconda, invece, è la federazione di ingegneri più potente del mondo. I suoi membri sono (o sono stati) impiegati in aziende o organizzazioni che sono produttori o utenti di tecnologie che dipendono dalle radiazioni elettromagnetiche, come ad esempio le società elettriche, l’industria delle telecomunicazioni e le organizzazioni militari”.

L’ICNIRP è composta da tecnici, in pratica ingegneri e fisici, anziché da medici e biologi che sono coloro che si occupano della salute. Gli specialisti dell’ICNIRP prendono per buono un assunto di quarant’anni prima e, nei laboratori di ricerca, riempiono un manichino di plastica alto 2 metri – con un rivestimento inerte rispetto alle onde elettromagnetiche essendo costituito appunto di materiale plastico – con gel proteico (che dovrebbe essere, secondo loro, assimilabile al contenuto del tessuto vivente umano) e lo espongono a campi elettromagnetici, osservando a quali valori di soglia cominciano a verificarsi degli effetti termici, cioè legati al calore. L’irradiazione dei manichini con questi campi elettromagnetici, fatta separatamente ad alte e basse frequenze ha permesso loro di definire in acuto, e solo per gli effetti termici, dei limiti (61 V/m) ben più alti di quelli attualmente presenti in Italia per l’esposizione delle persone ai campi elettromagnetici, cioè dei 6 V/m per i campi ad alta frequenza (come quelli a varie radiofrequenze delle stazioni radio base o, nelle microonde, dei Wi-Fi).

In Italia la Fondazione Ugo Bordoni, la Fondazione Guglielmo Marconi, il Consorzio Elettra 2000 sono organismi che si distinguono da decenni per le loro posizioni riduzioniste e favorevoli a gestori e impianti; naturalmente il loro organigramma scientifico è composto da figure tecniche dalla specifica competenza e formazione ingegneristica e fisica.

Potreste dire “ok, e quindi?”, se non fosse che, a partire dal 1995, parallelamente con la crescita di antenne della telefonia mobile, si è assistito per vent’anni a una crescita quasi esponenziale del numero di persone diventate elettrosensibili da un giorno all’altro, e che in alcuni Paesi rappresentavano già nel 2005 il 10% della popolazione. Una percentuale significativa di costoro vive una “non vita”, tanto che alcuni arrivano perfino a suicidarsi. L’elettrosensibilità è un effetto a breve termine dei campi elettromagnetici, e come mostrato già venticinque anni fa in uno studio sperimentale americano (Rea, 1991), effettuato con una serie di stimolazioni con diverse frequenze ed in condizioni di doppio cieco su 100 pazienti che auto-denunciavano elettrosensibilità, “vi sono prove evidenti che la sensibilità al campo elettromagnetico esiste e può essere stimolata in condizioni controllate dall’ambiente”. Altri studi suggeriscono che le sostanze chimiche neurotossiche e le radiazioni elettromagnetiche possano aggravare gli effetti reciproci. Non stupisce, dunque, a questo punto, il fatto che una percentuale significativa delle persone con intolleranza elettromagnetica auto-diagnosticata manifestino intolleranza a bassi livelli di esposizione chimica, ovvero siano affetti dalla cosiddetta “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS).

Vi sono poi tutta una serie di effetti sanitari a lungo termine – tumori al cervello, infertilità maschile, malattie neurodegenerative, etc. – di cui finora stiamo vedendo solo la “punta dell’iceberg”, proprio perché si manifestano dopo vari anni. I campi elettromagnetici artificiali sono in uso da quando si usa l’energia elettrica, quindi da circa un secolo, ma in maniera abnorme negli ultimi 30-40 anni, quando alle emissioni a bassa frequenza tipiche di elettrodotti e linee elettriche si sono aggiunte quelle ad alta frequenza tipiche della radio, della televisione, dei radar, degli impianti radio-ricetrasmittenti, delle stazioni radio base della telefonia mobile, dei telefoni cellulari e dei cordless, dei router e degli hotspot Wi-Fi, dei sistemi di comunicazione usati dalla domotica (Bluetooth, Z-Wave, ZigBee, etc.), per non parlare di tutta una serie di impieghi minori di cui quasi non ci accorgiamo più: dai baby monitor fino alle porte anti-taccheggio dei negozi.

I campi elettromagnetici a bassa frequenza prodotti dalle linee di trasmissione elettrica hanno un cambiamento di polarità di 50 volte al secondo, che induce pertanto delle correnti all’interno degli organismi che ne sono investiti. Tanto che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) nel 2001 ha classificato i campi magnetici a bassa frequenza come possibili cancerogeni per l’uomo. Nel frattempo, però, le ricerche svolte in laboratorio sugli animali hanno permesso di capire che i campi alla frequenza di rete (50 Hz) sono “co-promotori” del cancro, ovvero non lo provocano di per sé, ma in presenza di un agente carcinogeno ambientale ne favoriscono lo sviluppo, come suggerito da vari studi, non ultimo uno esemplare del 2016 eseguito dall’Istituto Ramazzini.

Le evidenze scientifiche dei danni prodotti dai campi elettromagnetici a radiofrequenza sono state invece ancora meglio determinate e ormai sono molto ben comprese. Qualche anno fa, nel 2011, lo IARC li classificò come “possibili cancerogeni” – invece che come “cancerogeni certi” – perché all’epoca non si avevano ancora gli studi su animali, che sono nel frattempo stati pubblicati. Ad esempio, sono stati fatti studi approfonditi dall’Istituto Ramazzini a Bologna e dal National Toxicology Program negli Stati Uniti che hanno colmato la lacuna di conoscenza che c’era nel 2011, e che potrebbero permettere presto di stabilire ufficialmente che le radiofrequenze sono dei cancerogeni certi per l’uomo, e dunque la cui esposizione è da evitare ai cittadini.

Secondo un recentissimo studio pubblicato online nel 2018 dalla rivista peer-reviewed Journal of Environmental and Public Health, in Inghilterra nel periodo 1995-2015 è stato riscontrato un aumento sostenuto e molto significativo nell’incidenza del Glioblastoma Multiforme – il tumore cerebrale più aggressivo e rapidamente fatale – nel corso dei 20 anni esaminati e in tutte le fasce d’età, mentre i tassi per i tumori di gravità inferiore sono diminuiti, mascherando questa drammatica tendenza nei dati complessivi. E risultati simili si sono riscontrati anche in Svezia, con molti tumori cerebrali di tipo nuovo diagnosticati già nella fascia di età fra i 20 ed i 40 anni. E questo solo per citare due Paesi per i quali si hanno a disposizione studi con i dati più recenti, che forniscono quindi meglio il quadro reale della situazione e del trend in atto.

I tumori cerebrali sono a crescita lenta e possono richiedere decenni per svilupparsi dopo l’esposizione tossica. I tassi di cancro ai polmoni non aumentarono nella popolazione generale fino a più di tre decenni dopo che gli uomini americani avevano cominciato a fumare molto. Pertanto non deve stupire che non si sia ancora verificato un “boom” di casi nella popolazione generale: semplicemente non c’è stato ancora abbastanza tempo, come ammettono off-records gli esperti, e come la recente ricerca del Ramazzini sembra confermare al di là di ogni ragionevole dubbio. Negli Stati Uniti, i tumori del cervello e del sistema nervoso centrale rappresentano però già il tipo di cancro più comune nella fascia di età 15-19 anni, come mostrato da una dettagliatissima analisi pubblicata nel 2015. La soluzione è quella di usare tutto via cavo, compresi i telefoni. Il cellulare va considerato come una preziosa “radio di emergenza”, che serve quando siamo in pericolo per qualche motivo, ma non va usato per sostituire la conversazione via filo, mentre oggi l’andamento è esattamente l’opposto. Però, i rischi di tumore cerebrale sono 4 volte maggiori in chi usa i cellulari e tale legame è ben dimostrato. Non stupisce, quindi, che un neurochirurgo dell’Università di Roma abbia dichiarato, poco tempo fa, che nel loro Istituto una volta operavano un tumore cerebrale al mese, o ogni 20 giorni, mentre adesso operano tutti i giorni.

Noi in Italia abbiamo un limite di esposizione della popolazione alle radiofrequenze (di emittenti radio-televisive, torri della telefonia mobile, ponti radio, vari apparati di telecomunicazione fissi, etc.) fra 6 e 20 V/m, ma – come rivelato dal biologo Fiorenzo Marinelli – l’ICNIRP sta chiedendo di portare questo limite di esposizione a 61 V/m. Tutto ciò, naturalmente, è da confrontarsi anche con il fondo naturale pulsato al quale l’uomo ed i suoi apparati biologici sono evolutivamente abituati (fino al 1940 circa), che è di 0,0002 V/m, mentre dal 2007 c’è stata una impennata della densità di potenza delle radiazioni nell’ambiente urbano, che corrisponde all’aver cambiato profondamente l’ambiente.

I limiti di legge attuali sono stati fatti pensando ai soli effetti termici e dicendo che non esistono effetti al di sotto della soglia termica di 61 V/m stabilita dall’ICNIRP, che provoca un forte riscaldamento. In Italia, grazie al professor Livio Giuliani – un esperto di livello internazionale degli effetti dei campi elettromagnetici e già dirigente di ricerca dell’Unità Radiazioni dell’Ispesl – quando si discussero i limiti di legge da attuare, si riuscì a far approvare un criterio di precauzione fissando la soglia a 6 V/m per gli ambienti con permanenze delle persone superiori alle 4 ore, quali ad esempio abitazioni, scuole, etc. Tuttavia, grazie agli studi degli ultimi anni, sappiamo che questi 6 V/m attuali non sono sufficientemente cautelativi e andrebbero ulteriormente ridotti.

Come spiega il già citato Marinelli, un ricercatore che ha lavorato quasi una vita all’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Bologna, occupandosi degli effetti biologici dei campi elettromagnetici, “il paradosso più grave è che questa legge (che fu il decreto n.381 del 1998) escludeva dal suddetto limite di esposizione gli apparati mobili, cioè i telefoni cellulari, che successivamente furono classificati attraverso un sistema molto complicato che è quello del SAR, fissato per l’Europa in 2 W/kg, e che viene autocertificato dalle case che producono i telefoni cellulari. Per ottenere dentro il manichino usato per stabilire il SAR i 2 W/kg, bisogna emettere da fuori un campo di 307 V/m. Quindi, dire che un telefono cellulare rispetta la normativa di 2 W/kg, è come dargli una licenza d’uso a 307 V/m. Perciò, è un’assoluta assurdità!”.

“L’OMS e l’ICNIRP”, spiega Marinelli “dicono: limite di legge 61 V/m. Il limite in Italia – che è uno dei valori più bassi a livello internazionale – è di 6 V/m. Ma gli studi indipendenti dicono che bisognerebbe scendere almeno a 0,6 V/m o a 0,2 V/m. Tuttavia il problema principale sono i telefoni cellulari, che sfuggono a questa limitazione. Inoltre, i limiti di legge sono stati “costruiti” per gli effetti termici immediati, mentre invece irradiare una persona con 2 V/m praticamente per tutta la vita causa, molto probabilmente, un danno ben maggiore di quello causato dalla esposizione occasionale ai 6 V/m stabiliti dalla legge”.

Inoltre, come spiega Giuliani, “diversamente da quello che l’uomo della strada pensa, gli effetti delle radiofrequenze non dipendono solo dall’intensità delle emissioni, ma anche dalle loro forme d’onda, frequenza e fase”.

Non dobbiamo dimenticare poi che, nel 2011, la risoluzione n.1815 del Parlamento Europeo dà un’indicazione precisa, e dice “bisogna diminuire al massimo l’esposizione dei cittadini, perché ci sono delle evidenze di possibile danno”. Non solo, ma con le conoscenze attuali non dobbiamo più parlare di principio di precauzione – come si faceva alcuni anni fa quando non si sapevano moltissime cose relativamente agli effetti biologici e sanitari delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza ed a bassa frequenza – bensì dobbiamo parlare di principio di prevenzione, perché oggi sappiamo che le onde elettromagnetiche sono dannose.

L’ultimo aspetto che va sottolineato è il conflitto di interessi potenziale che può influenzare pesantemente la conoscenza scientifica in questo delicatissimo settore. Se gli studi scientifici non sono finanziati dall’industria, trovano effetti dei campi elettromagnetici a radiofrequenza per il 70% e non li trovano per il 30%. Viceversa, se gli studi sono finanziati dall’industria, trovano effetti solo per il 32% e non li trovano per il 68%. Questa è l’esplicitazione numerica del paventato conflitto di interessi, cioè l’industria sembra favorire/finanziare pubblicazioni scientifiche che servano a “bilanciare” quelle ottenute da scienziati indipendenti o operanti nel settore pubblico.

Purtroppo, come osservato dal prof. Angelo Gino Levis, a cui si deve la storica sentenza del tribunale di Ivrea sulla relazione fra neurinoma e uso del cellulare 3,4, “oggi una gran parte della scienza subisce un processo di “secolarizzazione”, cioè di immobilità. Certe posizioni ufficiali sono ferme da 60 anni, nonostante le conoscenze scientifiche sull’argomento siano enormemente progredite. Inoltre, quando si ha a che fare con un problema nel quale sono coinvolti interessi planetari – e oggi quelli delle tecnologie che comportano la produzione e l’utilizzo di campi elettromagnetici, come la generazione di elettricità e la telefonia mobile, superano quelli che in passato ha avuto l’industria automobilistica – i conflitti di interesse possono influenzare in maniera determinante le conoscenze scientifiche, la normale dialettica fra i ricercatori e, in ultima analisi, l’informazione che arriva al grande pubblico”.

Molti cittadini pensano che alcune Istituzioni pubbliche possano, nonostante tutto, proteggere il cittadino, ma potrebbe non essere proprio così. Infatti, la voglia di deregolamentare il settore con una varietà di norme e di interpretazioni sempre più “larghe” delle stesse è stata ed è, in questo settore, più forte di quella di stabilire dei limiti di legge cautelativi e di farli in qualche modo rispettare. Inoltre, le leggi nazionali che regolano l’installazione delle nuove antenne sono state via via semplificate a favore degli operatori di telefonia. Le nuove normative sulle misurazioni, poi, sono tali che le ARPA non riescono a fare rilievi di routine con valore legale. Ed i Comuni non hanno più in mano strumenti legislativi efficaci per poter imporre qualcosa agli operatori. E quando l’ultimo baluardo rimasto è costituito – come in questo caso – solo da giornalisti e scienziati, allora situazione appare critica e preoccupante.

ARPA che, non dobbiamo mai dimenticarlo, hanno il compito di vigilare sul rispetto di limiti e valori e soglie di emissioni e inquinanti fissate dal legislatore e alle quali non spetta alcuna valutazione sanitaria non avendone titolo né competenza.

Ma già subito dopo l’approvazione della legge quadro in materia di esposizione ai campi elettromagnetici, è iniziato un percorso di progressivo allontanamento da parte istituzionale rispetto a posizioni di protezione e cautela, a discapito della tutela della salute. La parabola discendente corrisponde ad esempio – in qualche modo – ad un progressivo allontanamento di Livio Giuliani, di certo non voluto da lui, dalla possibilità di intervenire direttamente con le prerogative che la legge comunque gli attribuiva come dirigente dell’Ispesl (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro), l’organo che aveva espresso l’atteggiamento più cautelativo nei confronti dei campi elettromagnetici. E infatti l’Ispesl è stato eliminato, o meglio accorpato nell’Inail, rendendolo di fatto “innocuo”.

Come osservato in un Convegno “Stop 5G” dalla dr.ssa Fiorella Belpoggi, biologa e dirigente dell’Area ricerca del prestigioso Istituto Ramazzini di Bologna, “l’industria chimica e quella delle automobili non possono mettere sul mercato un prodotto senza aver prima fatto degli studi sulla possibile presenza di effetti sulla salute; alla telefonia mobile ciò non è mai stato chiesto. Anche tale industria, invece, dovrebbe essere obbligata a seguire un certo percorso, altrimenti sostenibilità e salute – parole di cui ci siamo riempiti la bocca in questi anni – vanno a farsi friggere”. Il problema, inoltre, è che in Italia, per guadagnare dalle licenze sulla concessione delle frequenze radio-televisive, lo Stato ha reso gli operatori e gestori di telefonia mobile, di fatto, dei concessionari privati di un servizio. Ed abbiamo visto con il “caso Autostrade” cosa ciò comporti nel caso si verifichi un “imprevisto” e si renda opportuna una revoca.

Potrebbe essere utile pensare a un parallelo col fumo, e non solo per il lungo periodo di latenza fra esposizione e sviluppo del cancro. Tutti abbiamo visto delle radiografie con i danni che esso provoca ai polmoni. Ebbene, vari studi recenti hanno costantemente riportato un aumento della permeabilità della barriera emato-encefalica e un deterioramento cognitivo dopo l’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza, confermando i risultati pionieristici di Leif Salford e colleghi, che per primi dimostrarono come l’esposizione dei ratti alle radiazioni dei telefoni cellulari causi nel giro di sole 2 ore dei “buchi” in questa fondamentale barriera fra i vasi sanguigni ed il resto del cervello. Ciò permette l’accesso a sostanze chimiche tossiche nel cervello, e può in parte spiegare perché molte persone elettrosensibili siano affette anche dalla cosiddetta “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS).

Infine è assai importante conoscere il livello di elettrosmog nel proprio ambiente di vita (casa e ufficio), e soprattutto l’intensità del campo prodotto dal proprio smartphone, considerando che con il traffico dati attivo molti apparecchi emettono valori elevati di radiazioni h24, se non spenti.

Ma cosa dobbiamo aspettarci dal 5G? Quella che è la tecnologia attuale 3G e 4G, basata su radiofrequenze che vanno dalle centinaia di mega-hertz fino a pochi gigahertz, si trasferirà in parte in quella che è un’altra finestra dello spettro elettromagnetico, ovvero quella delle onde centimetriche (in Italia, una delle tre bande “pioniere” che sono state messe all’asta per il 5G è a 26 GHz) e si parla anche di onde millimetriche. Quindi, la frequenza delle onde coinvolte nella nuova tecnologia del 5G aumenterà, che è proprio l’opposto di ciò che i ricercatori dell’Istituto Ramazzini si auspicano sulla base dei loro studi.

Maurizio Martucci giornalista d’inchiesta che da anni si occupa di elettrosmog, sottolinea la responsabilità della politica nel non occuparsi di tale argomento: “Se la politica, il Governo, il Parlamento sono completamente nelle mani dei desiderata di chi sta sviluppando questa tecnologia – che non ha nessuno studio preliminare su quelli che potranno essere gli effetti sanitari sulla popolazione civile – e non hanno una presa di coscienza seria e sensata su questo problema, che è molto importante considerato che già dall’inizio del 2019 una delle bande di frequenze che sono state messe all’asta dal Governo sarà operativa, ci troveremo in realtà ad essere tutti delle cavie”.

Di solito, chi oggi scrive di questi temi, ha sostenuto Martucci, “porta le cosiddette “veline di regime”, perché è inutile vendere fumo, occorre dire la verità; e cioè che non c’è uno studio preliminare che attesti l’innocuità socio-sanitaria del 5G; e che al mondo esistono ben più di 1.000 studi validati dalla comunità medico-scientifica che attestano effetti biologici delle onde elettromagnetiche a radiofrequenza. La buona notizia che vi posso invece dare”, dice ancora “è che qualcosa, o almeno la nostra parte, possiamo farla anche noi: grazie alle rimostranze dei cittadini, alle petizioni dei comitati spontanei e alle diffide legali degli avvocati, negli Stati Uniti i sindaci di 4 città – le prime 4 “mosche bianche” – hanno detto “noi non vogliamo il 5G” e altri 300 sindaci, riuniti in America in un’associazione di primi cittadini, hanno chiesto al Governo americano di bloccare il 5G. E negli Stati Uniti in ogni Stato c’è una battaglia ferocissima sull’argomento, che io seguo praticamente tutti i giorni. Dunque, la cittadinanza ha sempre una chance da potersi giocare, mai come in questo caso importante, trattandosi di salute pubblica”.

Ecco, seguo da più di vent’anni le vicende legate ai rischi che derivano dal proliferare di sorgenti di campi elettromagnetici, prima in Legambiente poi nel direttivo nazionale del CoNaCem che tanto ha contribuito, a cavallo degli anni 2000, all’adozione delle tutele legislative oggi in vigore. E da molti anni conosco personalmente e seguo le attività di ricercatori, medici e scienziati controcorrente, fuori dal coro (e dai convenzionali flussi di denaro); dal compianto prof. Maltoni al dott. Soffritti, dalla dott.ssa Belpoggi fino al dott. Mandrioli dell’Istituto Ramazzini di Bentivoglio; ma anche i sopracitati Fiorenzo Marinelli e Livio Giuliani.

Concludo osservando proprio come i cittadini abbiano sempre una chance da potersi giocare quando è la salute pubblica e di tutti in discussione. E le chance aumentano quando c’è conoscenza, consapevolezza, condivisione di informazioni e di intenti nella comunità e in chi li rappresenta, e non ultima la responsabilità e la coerenza dei comportamenti individuali. Certamente importante il dialogo e il confronto nel quale però deve prevalere l’interesse collettivo della salute rispetto a quello del profitto, come la nostra stessa Carta Costituzionale sancisce anteponendo il diritto alla salute (art.32) a quello dell’iniziativa economica privata che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (art.41); e di fronte alla materiale ottusità e alla viscida condiscendenza anche le barricate possono diventare extrema ratio.

Roberto Feletto

Condivi
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

Una foto eloquente.

Immagine

Piazza-Scuola-Elementare-FrancenigoQuesta foto potrebbe essere assunta come simbolo del nostro interesse, della nostra attenzione, del nostro amore per gli alberi?

Sicuramente si, ma in senso contrario.

Quest’albero, in vaso, davanti alla scuola elementare di Francenigo, morto forse da qualche mese, dimostra in modo emblematico la noncuranza di noi esseri viventi (animali), verso altri esseri viventi, i vegetali.

Questo povero albero è passato dalle luci della ribalta (natale) alla completa invisibilità della sua morte estiva.

Nessuno se n’è accorto.
Non l’amministrazione comunale (sindaco, assessori, consiglieri).
Non coloro che fanno la manutenzione del verde.
Non il dirigente scolastico o il personale scolastico. Tra poco si riapriranno le scuole e qualcuno avrà fatto qualche sopraluogo nei plessi scolastici o no?
Non i molti clienti dell’edicola che si affaccia su questa piazza.
Non gli ambulanti che ogni mercoledì, da un paio di mesi, danno vita, lì, al mercatino e non  i loro clienti.
Non le centinaia di persone che hanno parcheggiato nella piazza o per questa hanno transitano per andare in chiesa, in banca, dal panettiere o al bar.
Nessuno se n’è accorto.

Quest’albero morto sta lì emblema della nostra cecità, della nostra indifferenza, della nostra insensibilità.
Gli alberi non li vediamo né da morti né da vivi
Da vivi al massimo ci accorgiamo della loro esistenza quando in autunno lasciano cadere le foglie che ci coprono i marciapiedi, o quando durante un forte temporale qualche ramo finisce sulle auto, o quando cadendo causano drammi come quello di questi giorni (due sorelline morte a Massa Carrara).
In altre parole ci accorgiamo di loro solo quando in qualche modo ci danneggiano.

« Nessuno tiene in considerazione il fatto che sono vivi e neppure il loro fondamentale ruolo nell’ecosistema cittadino, che consiste tra l’altro nel ripulire l’aria dai principali inquinanti, drenare l’acqua piovana, mitigare la temperatura urbana, ombreggiare le strade e le case, ospitare la pochissima fauna rimasta » (tratto da Flower Power di Alessandra Viola).

E così, la nostra cecità, la nostra indifferenza, la nostra insensibilità, la stessa che non ci ha fatto vedere un albero morto nella piazza forse più frequentata del paese, ha permesso, in questi anni, nelle nostre campagne, per far posto ai vigneti ed a coltivazioni intensive, uno sterminio di massa di migliaia di alberi (siepi, boschetti), esseri viventi necessari alla nostra stessa vita.
Alberi che insieme agli altri vegetali, tutti esseri viventi, hanno permesso, producendo ossigeno, la vita così come la conosciamo sul pianeta terra e senza i quali la stessa scomparirebbe.

Ebbene, cosa abbiamo fatto tutti noi per fermare, in questi anni, questo sterminio, questa distruzione?
Nulla.

Domani sicuramente questo povero albero morto sarà tolto dalla piazza delle scuole elementari di Francenigo. Finalmente.
E noi cosa faremo?
Aderiremo al progetto “Ridiamo un sorriso alla pianura Padana” piantando 10 piante nel giardino di casa mettendo così a tacitare le nostre coscienze?
Oppure, insieme a questo, cambieremo la percezione di quello che sta intorno a noi?
Prenderemo coscienza che abitiamo la stessa “casa comune”?
Da domani riusciremo a “vederli” questi alberi, morti o vivi che siano?

Condivi
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF