Un altro angolo del mio paese se ne è andato

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Un altro angolo del mio paese se ne è andato, sacrificato sull’altare della campagna elettorale, per lasciare il posto ad un luogo senza  memoria.

In questo modo angoli di memoria che identificano il paese vengono abbattuti.

Pian piano il mio paese, Francenigo, si trasformerà soltanto in una strada, una strada dove circoleranno meglio e più velocemente gli automezzi e dove i pedoni e ciclisti saranno sempre più in difficoltà.

Così, facilitandolo,  avremo un aumento del traffico con relativo aumento dell’inquinamento e del rumore.

E’ vero: il mio amato  paese non è un bel paese e non solo perché la parte centrale è situata lungo una strada, ma anche perché lungo di essa  compaiono parecchi edifici disabitati, fatiscenti, che necessiterebbero di essere ristrutturati. Ma si sa che in tempo di crisi economica questo è alquanto difficile.

E allora che cosa c’è di meglio che abbattere un edificio e al suo posto fare una rotonda e magari abbatterne un altro e al suo posto farne un’altra; se poi questo serve a “prendere” qualche voto in più, meglio ancora.

Così  a poco a poco l’identità del mio amato paese sarà per sempre perduta ed esso assumerà definitivamente l’identità di una “superstrada”.

Il vuoto riempirà la memoria.

Ma io  ricordo e ricorderò per sempre quella casa, la casa di Bepi Campaner, l’ultimo “campanaro” di  Francenigo, abbattuta Giovedì 24 Aprile del 2014 sull’altare della campagna elettorale e di una visione miope del futuro.Angolo-via-dei-Fracassi.jpgAngolo-via-Molino.jpg

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Il monumento che non c’è

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In occasione della ricorrenza del 25 aprile, Festa della Liberazione dall’occupazione nazifascista, davanti al Monumento di piazza Damiano Chiesa di Francenigo, l’amministrazione comunale commemora i propri concittadini caduti nelle guerre, accomunandoli nel ricordo ed esprimendo sentimenti di gratitudine nei confronti di chi, tra la nostra gente, ha dato la sua vita affinché fosse indipendente e libera quella dei propri cari, dei propri compaesani, dei propri connazionali.

Nel centro di ogni paese del nostro comune un cippo, un monumento o una lapide ricordano tutte quelle persone che, militari o civili, sono andati incontro al massimo sacrificio: è la memoria della comunità.

Così a Francenigo, a Gaiarine e a Campomolino; così sarebbe anche ad Albina se il suo monumento non fosse stato tolto dalla propria sede, in occasione del rifacimento della piazza terminato ormai da ben tre anni, senza che sia stato reso noto il motivo della rimozione, né l’attuale collocazione o i tempi del ripristino allo sguardo degli albinesi.

Proprio dai più anziani di loro, nostra memoria vivente, sappiamo che quella lapide, posizionata inizialmente sul lato della torre campanaria per ricordare i caduti della prima guerra mondiale, venne nel secondo dopoguerra ricollocata a terra estendendone la dedica ai caduti di tutte le guerre e ai dispersi della tragica campagna di Russia.

Ci sono leggi che tutelano e finanziano la conservazione e il recupero del patrimonio e delle vestigia della Grande guerra, perché non sia perduto il valore che essi esprimono nei confronti di chi è caduto e nei confronti delle generazioni successive e future.

Ma siamo convinti che, ben prima delle leggi, deve esserci la consapevolezza e la sensibilità di coltivare e perpetuare la memoria dei compianti concittadini con sentita riconoscenza per i valori che essi testimoniano.

Senza questa consapevolezza, acquisita e dimostrata nei fatti, le commemorazioni rimangono parole vuote

prima

Monumento_sparito1.jpg

dopo

Albina-Piazzola-Monumento-da-tre-anni-vuota.jpg

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Consiglio Comunale del 4 aprile 2014: la Cronaca

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ennesimo consiglio comunale veloce velocissimo, che ha messo in scena l’ormai risaputo copione, recitato da anni ormai..
l’inizio pressoché al completo (manca solo il consigliere Rosada per le note difficoltà di orario che però fa pervenire una lettera che il megalosindaco, anche se sollecitato da Antoniolli,  non vuole leggere e che invece voi potete leggere qui) vede un’interrogazione dei consiglieri polesmarco e scandoloseverino (vedi qui) e alla quale il megalosindaco risponde velocissimo tanto da non farci capire quasi nulla, si passa poi all’approvazione dei verbali precedenti, per i quali come in altre occasioni la minoranza presenta e fa verbalizzare la contestazione di alcuni di questi perché risultano largamente incompleti soprattutto per la parte della discussione poiché il segretario, evidentemente non solo inabile a stenografare ma anche incapace di appropriata sintesi che riesca a cogliere l’essenza degli interventi in aula, omette guarda caso soprattutto quelli della minoranza, a maggior ragione quando questa critica e puntualizza azioni e modalità della maggioranza nel suo comand.. pardòn, amministrare.
ovviamente al megalosindaco e ai suoi accoliti freguntubo, tanto meno al segretario/scribacchino che ligio al suo 32% di contratto pare applicarlo pure al verbalizzare, fatti salvi gli interventi scritti che, sollevandolo dalla faticosa incombenza (per la quale, ricordiamolo, è pagato profumatamente e con tanto di rimborsi benzina illegittimi), potrà comodamente allegare..
il consiglio procede con la solita modalità: il megalosindaco legge, il consigliere polesmarco chiede precisazioni, puntualizza e magari pure contesta, il bronzeo megalosindaco se ne sbatte, indice la votazione, fa approvare dalla sua masnada, alla quale si accoda, scodinzolando, il consigliere masih..
facendo sfoggio di tecnologia all’avanguardia nel presentare progetti ed elaborati con magnanima disponibilità il megalosindaco srotola e dispiega tavole progettuali e planimetrie allargando le braccine e scomparendo dietro ai disegni rivolgendosi al pubblico presente..
l’unico fuoriprogramma l’abbandono dell’aula di polesmarco e scandoloseverino, che dopo aver contestato inutilmente perequazioni di asfalto di fronte alla palestra vecchia/nuova, per la quale si battibecca per qualche minuto sui significati di parcheggio e di area verde, con l’inaspettato tentativo di intervento del vicesindaco alias assessore paolopresotto, che smozzica un paio di parole nel tentativo di sostenere le dichiarazioni del suo sindaco, si rifiutano di partecipare all’ennesimo successivo regalino propagandistico elettorale confezionato sottoforma di mc di capannone a un’azienda di calderano e una di gaiarine.. leggono a tal proposito una pesante dichiarazione di condanna (eccola qui)  su quella che è stata la modalità clientelare e opportunistica di gestire la cosa pubblica di questa amministrazione uscente, portando alcuni esempi che, facendo nomi e cognomi, smuovono dal torpore atavico alcuni consiglieri, portandone uno, tale peruchsilvano,  all’inaudito e clamoroso tentativo di intervento, con il quale cerca di chiedere spiegazione e approfondimento poiché a suo dire “chi è in sala potrebbe non capire”..
ma anni e anni di silenzio fanno cadere nel vuoto questo suo accorato appello, che viene completamente ignorato dai suoi contestatori ma anche dai suoi colleghi di maggioranza e dal megasindaco (lascia perder) .. chi è causa del mal suo pianga se stesso!

per quanto riguarda la minoranza finalmente una mossa di fierezza, alla quel troppe volte in passato ha rinunciato..
e a proposito di concessioni propagandistiche, se qualcuno ricorda la precedente tornata elettorale possiamo ben dire che il megalolupo perde il pelo (acquistando in peso) ma non il vizio (jesse et altri docet).. attendiamoci quindi ulteriori conigli dal cilindro nelle prossime settimane..

giusto per ridere (amaro) ricordiamo l’ennesima macchietta del dotòr che pur di intervenire chiede le cose più strampalate (ma quanti interventi fanno i volontari dei vigili del fuoco in un anno? ma di che colore è la faccia nascosta della luna?) che riescono a sbigottire perfino l’imperturbabile megalosindaco salvo poi votare immancabilmente a favore perché, parole sue, “eh, non si può mica essere sempre contro”.

“Niente mi disgusta quanto le persone che provano un sentimento di fratellanza perché hanno scoperto, l’una nell’altra, la medesima bassezza.
È una fratellanza viscida, alla quale non ambisco.”
Milan Kundera, Lo scherzo, 1967

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