A proposito di illuminazione pubblica

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illuminazione_pubblica_ledIl settore dell’illuminazione pubblica, attualmente, presenta caratteristiche tali da consentire la realizzazione di interventi di efficienza energetica, finalizzati al conseguimento di un consistente risparmio di energia elettrica, con conseguenti benefici in termini economici ed ambientali.

In questo contesto la tecnologia LED si sta rapidamente diffondendo: il centro storico della città di Venezia è ogni giorno illuminato mediante questa tecnologia che garantisce importanti risparmi economici e ambientali (in termini di riduzione di emissioni di CO2). Nello specifico della città di Venezia il LED ha determinato un risparmio energetico ed economico pari al all’81,4% consentendo un’economia di oltre 750 kW.

Non meno importanti i risultati ottenuti sul piano qualitativo, rigorosamente vagliati a più riprese dai tecnici dell’Amministrazione Comunale e dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, ai quali premeva lasciare intatte le caratteristiche uniche di colore della notte veneziana, salvaguardando le atmosfere uniche di un patrimonio dell’umanità.

Non solo Venezia ma anche Roma ha deciso di dire addio ai lampioni con le vecchie lampadine: “Il Comune di Roma ha subito avviato un percorso prioritario per la sostituzione graduale con la tecnologia led di tutte le lampade utilizzate per la pubblica illuminazione, che porterà un risparmio di “15 milioni ogni anno” dichiara Ignazio Marino il Sindaco della Capitale.

La tecnologia LED è coerente con le indicazioni dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) dell’illuminazione pubblica, che  sono stati aggiornati con Decreto del 23 dicembre 2013 (Supplemento ordinario alla G.U. n. 18 del 23 gennaio 2014).

tratto da comunivirtuosi.org

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Ashes / Ceneri Pierpaolo Mittica a Pordenone

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image_largePIERPAOLO MITTICA
“Ashes / Ceneri”
Racconti di un fotoreporter
13 settembre 2014 _ 11 gennaio 2015
PORDENONE – GALLERIA HARRY BERTOIA
Corso Vittorio Emanuele II, 60

Pierpaolo Mittica è un fotografo particolarmente attento alle tematiche sociali e ambientali. Si è occupato soprattutto degli oppressi, degli ultimi e delle MITTICA3persone che non hanno diritto di parola nei luoghi più difficili del terzo mondo. Inoltre negli ultimi anni ha iniziato a indagare sui più gravi disastri ecologici che hanno afflitto l’umanità e distrutto l’ambiente in cui viviamo
Nella sua mostra antologica intitolata Ashes / Ceneri, allestita a Pordenone (Palazzo Spelladi, Galleria Harry Bertoia, viene presentata una selezione dei 10 progetti fotografici qui si seguito indicati:
1) Balcani dalla Bosnia al Kosovo, 1997-1999: le ferite inferte da una guerra nel pieno centro dell’Europa;
MITTICA12) Incredibile India, 2002-2005: viaggio nel continente indiano dove il 70% della popolazione sopravvive con meno di un euro al giorno;
3) Chernobyl l’eredità nascosta 2002-2007: un’indagine durata 5 anni sull’eredità lasciata da più grave disastro nucleare della storia;
4) Vite riciclate, 2007-2008: il racconto della vita di una comunità di riciclatori di rifiuti nella più grande bidonville di tutta l’Asia, situata a Mumbai, in India;
5) Kawah Ijen – Inferno, 2009: il racconto della vita di una comunità di minatori dello zolfo all’interno del vulcano Ijen, in Indonesia;
MITTICA46) Piccoli schiavi, 2010: il racconto della vita dei bambini di strada a Dhaka, in Bangladesh.
7) Fukushima No-Go Zone, 2011-2012: un’indagine sul disastro nucleare di Fukushima;
8) Karabash, Russia, 2013: uno dei luoghi più inquinati al mondo, dove una fonderia di rame dalla fine dell’800 distrugge l’ambiente e compromette al salute della popolazione con i suoi fumi tossici;
MITTICA29) Mayak 57, Russia 2013: un’indagine sul primo grave incidente nucleare della storia;
10) Magnitogorsk, Russia 2013: un’indagine su una delle città più inquinate della Russia, dove un complesso di acciaierie con 64 mila dipendenti produce dal 1930 senza filtri e protezione per l’ambiente.

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Io ci sono. La mia storia di «non» amore

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GZG1740001Sconvolgente. Commovente.
Queste le sensazioni provate ierisera all’incontro, tenutosi al Centro Balducci di Zugliano, con Lucia Annibali, la prima donna in Italia a subire l’orrore dell’acidificazione il 17 aprile 2013.
Una sala gremita, oltre 400 persone, silenziose, attente ad 15102014558ascoltare il racconto di Lucia e le riflessioni stimolate da brevi interventi di don Pierluigi Di Piazza, anche ricavati dal libro presentato.
Un don Pierluigi dalla voce insolitamente commossa ma sempre lucido, rispettoso, profondo.
E una straordinaria Lucia, che ha ripercorso quanto le è accaduto partendo proprio da quello che ha capito troppo tardi essere un amore “malato”, vissuto in un rapporto tra lei e l’allora compagno, distorto e condizionato da ricatti e pressioni, slanci e passioni, desideri e paure, difficile da spiegare e complicato da capire.
Eppoi l’agguato, il dolore, il terrore, il buio, l’orrore, l’incredulità, lo smarrimento.
E ancora dolore, la frustrazione, la rabbia, la disperazione, la solitudine.
Ma contemporaneamente la solidarietà, l’affetto, la competenza, l’abnegazione del personale medico e sanitario del pronto soccorso prima e del centro grandi ustionati di parma, la vicinanza, l’amore, il calore di familiari e amici.
Emerge da Lucia una sorprendente forza interiore, una grande forza d’animo, una profondità (così l’ha definita don Pierluigi) che la sorreggono nella lunga riabilitazione durante la quale pian piano recupera la vista, e le permettono di sopportare i ripetuti interventi (ormai 15) che ricostruiscono progressivamente il suo volto; e la sua coraggiosa decisione di rinunciare presto, quasi subito, a bende e mascherature, volendo mostrarsi per quel che era, accettandosi così e così farsi accettare.
15102014559E lo dice con serenità: “amo il mio viso più di quanto lo amassi quand’era perfetto, lo amo perchè mi sono sudata ogni piccolo, piccolissimo passo avanti per vederlo migliorare”.
C’è stato poi anche l’intervento del dottor Losasso, chirurgo plastico e presidente dell’associazione friulana Smile Again, nata per ridare speranza, voce, aiuto e vita, con interventi di chirurgia ricostruttiva, sostegno psicologico, reinserimento sociale, alle centinaia di donne, ragazze, bambine pakistane sfregiate ogni anno con sostanze corrosive da pretendenti o mariti insoddisfatti, da padri prepotenti, da uomini-padroni. Racconta che di queste, circa un quarto non sopravvive, mentre le rimanenti ce la fanno solo a scapito di gravissimi traumi e mutilazioni, e il più delle volte gli attacchi non vengono neppure denunciati, complici il costume, la paura, la vergogna, l’omertà.
Anche dalla sala numerosi interventi, soprattutto di donne, di comprensibile solidarietà e amicizia ma anche, quasi inaspettatamente, di altre vittime della miseria e della frustrazione maschile. Non acido in questi casi ma ripetute violenze domestiche, un accoltellamento, un investimento stradale. E la rabbia di queste nel constatare la troppo spesso insufficiente risposta giuridica e penale, e la paura di vivere, ossessionate da possibili ulteriori vendette e ritorsioni.
E l’incredulità, che aggiunge sofferenza alla sofferenza, nel costatare il distacco indifferente dei colpevoli e della loro cerchia, concentrati sulla giustificazione del loro atto e sulla minimizzazione delle conseguenze.
E non può non venire in mente l’inconcepibile episodio di pochi giorni fa e l’assurda paradossale difesa della madre napoletana: “È stato un gioco!”; Napoli come Pesaro come qualsiasi altro città: l’imbecillità non ha cittadinanza, latitudine, colore.
E si inserisce anche l’aspetto mediatico di queste vicende, altro segno evidente della stortura culturale dominante, dove sempre e comunque la donna o se l’è cercata o avrebbe potuto accorgersene prima, per non parlare dell’immondezzaio dei rotocalchi e dei talkshow dove tutti vengono invitati e spronati da indegni conduttori a parlare di tutto (“gente che parla di persone e di fatti che non conoscono.. esperti?? ma esperti di cosa???” dice Lucia).
io-sono-malalaAddirittura un intervento reclama la pena di morte per chi commette questi crimini, al quale fa da contraltare il richiamo a ricordare come la repressione e l’inasprimento delle pene non basti se culturalmente non maturano altre consapevolezze di rispetto e considerazione verso la donna. E significativamente viene ricordato anche il recentissimo Nobel per la pace a Malala, la ragazzina pakistana “sparata” perchè voleva studiare.
“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione. L’istruzione è la prima cosa.”

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