In arrivo un “bruciatore”

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Tre gruppi

 

Dal 25 maggio 2015 c’è in municipio corposa documentazione riguardante un

P I R O G A S S I F I C A T O R E

in progetto nel sito dell’azienda ex-Resteja, confinante con l’area “bosco Zacchi”.

NESSUNO NE HA INFORMATO LA CITTADINANZA!

In data 25 giugno 2015 si è svolta in regione a Venezia l’apposita “Conferenza dei Servizi istruttoria” alla quale ha partecipato il nostro vice-sindaco a nome e per conto dell’amministrazione comunale di Gaiarine.

COME FANNO IL SINDACO E I SUOI A DIRE “NON SO” ?

Si tratta di una centrale privata con un “bruciatore” da 8600 KiloWatt (per dare l’idea tipo 1000/1500 stufe a pellet casalinghe messe insieme e funzionanti 24 ore su 24 tutto l’anno), che abbisogna di almeno 480 quintali/giorno di materiale combustibile, un’opera importante che potrebbe avere ricadute che riguardano tutti;

I CITTADINI DI GAIARINE SI MERITANO

QUESTO SILENZIO INDIFFERENTE ?

Siamo consapevoli che i consiglieri di opposizione sono percepiti come elementi fastidiosi da tenere all’oscuro il più possibile di tutto, ma pensiamo che almeno

la cittadinanza dovrebbe essere trattata con maggiore rispetto ed attenzione.

Abbiamo chiesto un Consiglio Comunale per saperne di più.

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Visto. Si stampi.

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Leggo sul giornale, il Gazzettino di oggi, l’articolo riguardante le demolizioni avvenute a Francenigo in cui si riprendono alcune frasi da miei post pubblicati sul sito www.esserci.org, nella sezione blog.
In primo luogo vorrei chiarire che non sono consigliere comunale, come scritto nell’articolo indexin questione, ma semplicemente un cittadino che ha cuore il suo paese ed il suo comune.
Semplicemente “un cittadino attivo” che esprime le proprie opinioni e che spera che, quanto scritto, possa servire a far riflettere i propri compaesani e ad innescare un minimo di dibattito (tra favorevoli e contrari), che possa superare questa apatia collettiva, propria di tanti piccoli paesi e frutto del momento sociale in cui viviamo, per cui molti non vedono, altri stanno a guardare, ma, aldilà, di qualche chiacchiera da bar, accettano rassegnati quanto sta accadendo.
In secondo luogo vorrei mettere in evidenza come nel comune di Gaiarine esista un unico e solo luogo, sebbene virtuale, aperto e democratico.
Si tratta del sito www.esserci.org, che ospita anche questo post, dove i cittadini possono trovare le cronache dei consigli comunali, dove possono esprimere le proprie opinioni, commentando o inviando segnalazioni o post che sono e saranno pubblicati senza censure. Un luogo virtuale dove vengono accettate anche opinioni diverse, anzi dove opinioni diverse sono ritenute un arricchimento collettivo. Un agorà virtuale a disposizione di tutti, e che io con soddisfazione uso per esprimere il “mio sentire”.
Un agorà virtuale, aperto e pubblico in completa antitesi con i comportamenti della amministrazione comunale di Gaiarine, che normalmente nasconde ai propri cittadini qualsiasi cosa, salvo poi, improvvisamente, metterli di fronte ai fatti compiuti.
Ma ritorniamo all’articolo in cui compaiono virgolettate le parole del Sindaco che sfida il sottoscritto ad investire e ristrutturare.
E’ la solita frase sentita in consiglio comunale, detta ai consiglieri di minoranza, che gli contestavano la svendita della la casa di via San Pio X a Francenigo « vendetela voi ad un prezzo maggiore se siete capaci».
E’ la solita frase data come risposta alla petizione di alcuni cittadini che chiedevano di attivare risorse della società civile per verificare la possibilità di accoglienza di migranti in quel Gaiarine « portateli a casa vostra gratis».
Questo leitmotiv, ormai stantio, dimostra una incapacità di argomentare le proprie scelte e un senso padronale di gestire la cosa pubblica mettendosi in una finta gara col cittadino, sapendo però di essere “il padrone”.
Bisognerebbe chiedergli, applicando la sua logica, a cosa servirebbe un Sindaco e un’amministrazione comunale e bisognerebbe, inoltre,   spiegargli cos’è la cosa pubblica, che cos’è una comunità, che cosa sono i cittadini e via dicendo, concetti che, a mio avviso, non ha molto chiari.

Invece di sparlare ci faccia “vedere” quale potrebbe essere il centro di Francenigo. Non lo può fare perché non esiste un piano urbanistico, e perché, con la filosofia “lasciamoli fare basta che facciano”, saranno i privati, nel tempo, passo dopo passo, intervento dopo intervento, a determinare l’assetto urbanistico del paese.
Magari diventerà il più bel paese del mondo ma nessun cittadino di Francenigo è oggi in grado di immaginarselo, se non io che lo immagino come una grande e larga strada.
Sbaglierò, si, forse ….

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Il dragone Komazzù

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01-FRANCENIGO-ARALT-01.jpgC’era una volta tanto tempo fa
un paese che non era ancor città
ma tentando di apparire bello e figo
pensò bene di chiamarsi Francenigo.

Or la sua gente onesta e laboriosa
davasi da fare sudando senza posa;
mal gl’incolse e un fato poco incline
appioppò loro a capoluogo Gaiarine.

palazzi_colCiononostante il paese prosperava
e accanto a case condomini edificava,
metricubi qua e là coglieva ogni occasione
di sfruttare fino in fondo la febbre del mattone.

Si disse che del senno a posteriori
si puote riempir fossi e rogge ulteriori,
fatto sta che il paesotto di una volta
ebbe crescita sgraziata e malaccorta.

Tagliata a mezzo dall’asfalto di una strada
percorsa e affollata da rombante masnada,
dileggiata negli anni da operette occasionali
dissagrata man mano nei suoi spazi vitali.

DSC_0494_webMa nelle brutte storie può capitar il peggio
se si unisce incapacità all’ottuso maneggio
e in un delirio di sconsiderata urbanizzazione
si onora il dio cemento con la cieca distruzione.

È l’apoteosi della ruspa e dello scavatore,Dragone_FFXI
evoluto dragone maligno e demolitore
il Komazzù trancia, sgretola, frantuma,
le mura del ricordo nella polvere consuma.

CatturaLe pietre antiche di una casa son punto di memoria
le sue radici danno saggezza, raccontano una storia
così cantava un menestrello di tempi andati

spiegandoci la suggestione di quei significati.

DSC_0512_webMa il Komazzù dilania, lacera, sbrana
cancella i residui della storia nostrana
rimpiazzandola con cieca e tonta indegnità
con qualsiasi opera spacciata d’utilità.

don-chisciotteOr di eroici cavalieri non vi è quasi più notizia
e anche in Francenigo dilaga l’imperizia
ma se la notte è più buia prima dell’aurora
è l’ora del riscatto di un futuro che rincuora.

accNoTexte686x400a298443_w423h270c1Rendiam domestico dunque il dragone ottuso
e della sua possente forza facciam oculato uso,
poiché sta scritto che chi cancella il suo passato
a riviverlo peggio poi nel futuro è condannato.

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17 Gennaio: è successo

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Ieri mattina è ricomparso il solito drago giapponese,  di nome Komatsu, che si mangia un po’ alla volta, pezzo dopo pezzo, il nostro paese.
Ha la brutta abitudine di ricomparire ogni tanto in quel di Francenigo, questo piccolo, dimenticato e ormai martoriato paese, ai margini dell’impero veneto e del comune di Gaiarine
Nell’ultimo anno le sue visite si sono fatte sempre più frequenti tanto da spaventare alcuni abitanti, che hanno cercato, con avvisi pubblici, di mettere in guardia il resto della popolazione, sulla pericolosità di queste continue irruzioni.
Si pensa che questi avvisi non servissero tanto a fermarlo, in quanto troppo forte e affamato, quanto a generare nella popolazione, divisa e tentennante, stimolo di unione per prepararsi a difendere il centro del paese dalle prossime incursioni.

Chissà  se si metterà in moto una resistenza attiva.
La cronaca di ieri nelle foto.

 

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Pian piano a pezzi va giù.

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Voci di paese (Francenigo) e transenne accatastate ci dicono che domenica prossima (17 Gennaio) verrà demolita una ulteriore porzione di fabbricato in via dei Fracassi.
DSC_0223_webTrattasi della porzione adiacente al parcheggio situato di fronte al bar la Campana.
La porzione interessata è, allo stato attuale delle nostre conoscenze, proprietà privata e la demolizione viene eseguita, così si dice, per permettere di ampliare il parcheggio esistente e per dare qualche possibilità di sopravivenza in più alla nuova gestione del bar, prendendo per buona l’equazione: più parcheggi = più macchine = più avventori.
Ragionamento legittimo anche se poche volte ha dato i risultati sperati. Un esempio è il bar Pesa, situato poco più avanti, chiuso da oltre un mese pur avendo nelle vicinanze un gran numero di parcheggi.
Le questioni che solleva questa nuova demolizione però sono altre.
La prima che il nostro paese piano piano, pezzo dopo pezzo viene abbattuto.
Si ricordano le demolizioni eseguite nel 2014 della casa d’angolo di via Benedetti-via Mazzul e quella dell’intero comparto dell’ex macelleria Carrer. Demolizione eseguite dal comune, con molte irregolarità amministrative, dopo aver comperato gli immobili (cifra totale a bilancio 250.000,00 euro) con l’intenzione nel primo caso di costruire una rotonda e nel secondo di creare lo spazio perché un privato potesse e possa realizzare una piazzetta da intitolare a chi vuole lui, applicando procedure illegittime, con bandi e delibere emessi e poi ritirati: una lunga storia che se abbiamo voglia e tempo potremmo raccontare nel dettaglio.
Mentre Gaiarine ha nel tempo mantenuto gran parte della sua storica struttura di paese, Francenigo la sta perdendo, appunto pezzo dopo pezzo.

Sappiamo che parte dei fabbricati del centro sono in uno stato precario e di abbandono, sappiamo, anche, che tutto nel tempo si modifica. Non siamo per un mantenimento mummificato dello status quo. Sappiamo, inoltre, che molti dicono e diranno che è meglio abbattere queste case piene di topi piuttosto che tenerle in pieni. Non per ultimo sappiamo che la crisi dell’edilizia e nel pieno del suo percorso e quindi è difficile trovare investitori.
Il vero grande problema è che tutto questo avviene senza che ci sia una visione complessiva del centro storico di Francenigo. Ognuno nel tempo, sia esso comune, o privato o associazione, ha fatto o fa a modo suo. Fa il suo intervento spot. Una demolizione e un pezzo di parcheggio qua, una demolizione e un pezzo di parcheggio là, e così via. Il comune, quando non è lui a demolire, lascia fare, anche perché ancora succube di quel assurdo e vecchio modo di pensare: tutti in centro con la macchina.
Ma il compito di una amministrazione comunale non è questo. Una amministrazione comunale dovrebbe essere il motore trainante della ricostruzione del centri storici, ne va della vivibilità dei suoi cittadini, delle classi più deboli: anziani e bambini. L’attuale amministrazione comunale dovrebbe essere il motore trainante della ricostruzione del centro di Francenigo, e non il motore della sua demolizione. La ricostruzione si fa stendendo un piano urbanistico complessivo del centro, che sia di vera riqualificazione, piano che dovrebbe coinvolgere anche i proprietari privati, trovando forme di incentivazione che li stimolino ad intervenire e se del caso rivolgendosi ad enti pubblici (Ater, ecc.) che di mestiere investono e intervengono nel campo dell’edilizia. In quest’ottica di pianificazione urbanistica a largo respiro ci può stare anche la demolizione di fabbricati.
Solo, però,  con una di pianificazione urbanistica a largo respiro il centro di Francenigo potrà essere ripopolato e diventare appetibile anche per persone da fuori.
Un disegno strategico, non il vuoto.
La seconda grande questione è quella relativa alla non partecipazione dei cittadini a scelte importanti e che incideranno nella loro vita, in termini di mobilità, di identità di paese, di servizi, ecc.
Le due amministrazioni Sonego hanno applicato, ma anche l’attuale fa lo stesso, una urbanistica ad personan. Il privato chiede e il comune concede. Non ha importanza cosa chiede, basta che chieda. Naturalmente in questo gioco del “chiedi e ti sarà dato”, la cittadinanza non viene mai informata di nulla, anzi molte volte viene coscientemente tenuta all’oscuro, ne è mai chiamata a condividere un progetto pubblico di qualsiasi tipo, come ad esempio la costruzione di una rotonda in centro o la demolizione di un intero comparto per far posto ad una piazza; ma, come è accaduto con le demolizioni del 2014 fatte in piena campagna elettorale, deve prendere solamente atto che le ruspe sono al lavoro. Non sarà mai coinvolta nella intitolazione dell’eventuale piazza, sarà alla fine un privato a deciderne il nome.

Solo domenica mattina vedremo un nuovo vuoto ergersi in tutta la sua immaterialità.

Ci chiediamo come sarà il centro di Francenigo tra dieci anni.
Chi è in grado di immaginarselo?.
Poiché l’andazzo sembra essere quello di demolire i fabbricati in cattivo stato ( dopo aver demolito non si ricostruirà ma più) noi lo vediamo come una grande e larga strada costeggiata di parcheggi.
Parcheggi che serviranno a chi?

 

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Niutaun

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Hobbiton2-MainIl viaggiatore che arriva a Niutaun, prima di ogni altra cosa, è colpito dalla presenza della gente. All’inizio è sorpreso dal numero delle persone che incontra, a tutte le ore del giorno; poi comincia a intuire i fili che le legano e allora a sorprenderlo è la qualità delle relazioni.

Un bambino, a Niutaun, non ha mai lo sguardo smarrito; sa dove si trova e dove guardare per trovare occhi che lo rassicurino. Ogni abitante sente di non essere solo; anzi, la solitudine è ricercata talvolta come un piacere di cui godere liberamente.

Il viaggiatore, anche in mezzo ai suoni, alle voci e ai movimenti più confusi, sente che ogni cosa ha un suo posto e contribuisce alla ricchezza e alla qualità dell’insieme.

Niutaun non ha avuto origine da un progetto, inteso come qualcosa proposto da un élite illuminata che è stato applicato dall’alto alla città. Il viaggiatore che chiede come è cominciato il cambiamento che ha prodotto l’armonia attuale si sente rispondere in maniera sempre diversa: chi dice che tutto è iniziato da un gruppo di donne che scelseroo-PANE-MANI-facebook di fare il pane in casa con la farina proveniente da un’azienda agricola biologica sorta nelle immediate vicinanze; chi dice che fu il problema dell’acqua e la decisione di rifiutare le bottiglie di plastica, preferendo il filtraggio domestico; chi dice che il responsabile della rivoluzione è la prima famiglia che scelse di non avere l’automobile e che, dopo un periodo di compassionevole condiscendenza, scatenò la mania della bicicletta per i piccoli e quotidiani spostamenti.

Certo, i tempi del cambiamento sono stati lenti e non è possibile ricostruire la catena delle cause e degli effetti. Ogni scelta ne generò altre. Non solo. Una scelta fatta per senso di responsabilità verso le generazioni future ne generò altre fatte per tutelare i più deboli; una scelta fatta in nome della sicurezza ne generò altre che avevano come fine il gusto e la qualità della vita. Ciò che all’inizio stupiva, diventò abitudine, ma solo per preparare il terreno a nuovo stupore, a nuovi sguardi sul mondo e sulle cose, a nuove libertà.

freedomOgni generazione aveva un’idea diversa della libertà, ma il tempo ne ha fatta maturare una condivisa da tutti: la libertà di sentirsi utili, di ascoltare e di condividere, di servire.

Il racconto degli abitanti diventa un mito delle origini, dal quale emergono le figure eroiche ed esemplari di colui che tolse il sasso dalla strada affinché nessuno vi inciampasse o di quella persona che, di notte, imbiancò le pareti dei bagni pubblici.

Il viaggiatore ascolta curioso e, mentre riflette sulla capacità umana di mitizzare la realtà e la storia, è colpito dall’edificio più bello di Niutaun, un palazzo in cui evidentemente si sono impegnate le migliori energie, hanno collaborato le migliori menti e braccia, sono state utilizzate le più ampie risorse. Quando lo informano che si tratta della scuola pubblica, comincia a capire quale forza abbia permesso la nascita di Niutaun.

scuola2Se la scuola è l’edificio più bello significa che gli abitanti di questa città hanno scommesso sul futuro, sono stati capaci di puntare sulla pazienza e sulla profondità, anziché sulla gratificazione istantanea. Si racconta che il progetto della scuola nacque durante quella che è rimasta nella storia di Niutaun come la “notte dei desideri”: Non ci fu un’assemblea pubblicashooting_star_3 e neppure un consiglio comunale; accadde però che in molte famiglie, quella sera, si parlò dell’albero maestoso che era cresciuto nella piazza, quello che era chiamato “l’albero della comunità”. L’albero era nato da un seme di cui nessuno ricordava l’epoca ma cresciuto rigoglioso grazie alle cure che ogni cittadino gli aveva prestato, lungo i decenni, facendone il simbolo del bene comune.

albero-solitario,-cuore,-prato-verde-215430Quella sera, nelle case di Niutaun, tra le persone che avevano saputo custodire i desideri come fossero piccole fiammelle, nacque il desiderio più grande: quello di fare per i bambini, per i ragazzi e per i giovani di Niutaun quello che era stato fatto per l’albero più importante della città. Pensarono allora che la scuola doveva diventare il cuore della città, il luogo in cui si semina, si sogna, si fatica, si attendono i frutti che altri, forse, dopo di noi, coglieranno.

Il viaggiatore a questo punto solitamente si siede. Ascolta. Riflette. Si chiede perché nonbambini-girotondo ne avesse mai sentito parlare. Si domanda per quale motivo solo le brutte notizie si diffondano ovunque e rapidamente. Controlla l’annuario statistico dell’impero e scopre che i numeri c’erano sempre stati ma non li aveva saputi leggere, perché erano solo numeri oppure perché anche lui era condizionato a misurare il benessere con i soli dati economici.

solidariet_Si chiede ancora se Niutaun sia replicabile e come fare a diffondere il bene, a renderlo credibile e desiderabile. Si potesse misurare il benessere, la felicità, la qualità della vita! Eppure a Niutaun non si sono messi d’accordo; sono partiti da strade diverse contagiandosi lungo il cammino. I piccoli desideri sono diventati obiettivi, poi scelte, in seguito scelte misurate e condivise, contagiose. Le scelte quotidiane hanno prodotto nuove narrazioni collettive nelle quali hanno trovato spazio anche i grandi desideri e l’ambizione più alta: una città in cui ognuno, anche il forestiero, l’ospite, il viaggiatore e il rifugiato, si sentono a casa propria e liberi di obbedire allo stupore.

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