Sindaco: nuovo despota?

La legge elettorale che ha portato alla elezione diretta del Sindaco, all’abolizione del Coreco e di fatto anche all’abolizione del Segretario Comunale, non più dipendente dello Stato ma di una Agenzia autonoma preposta alla gestione del relativo albo, ha prodotto un grave deficit di Democrazia nella gestione della Cosa Pubblica.
L’elezione diretta del Sindaco ha sostanzialmente tolto potere al Consiglio Comunale, rendendo i Consiglieri di maggioranza normalmente subalterni ai voleri del Sindaco.Se quest’ultimo non è un paradigma di Democrazia potrà imporre sempre e comunque le sue decisioni tramite il ricatto “se non ho la vostra fiducia andiamo tutti a casa”.
Ho partecipato a quasi tutti i Consigli Comunali dell’attuale Amministrazione ed in quasi cinque anni ho assistito ad un solo voto di astensione da parte di un Consigliere di Maggioranza.

L’abolizione del Coreco ha spostato ancor di più il potere dal Consiglio Comunale al Sindaco, in quanto di fronte ad un atto illegittimo del Sindaco, il Consigliere Comunale non può far nulla, a meno che quell’atto illegittimo non lo danneggi personalmente, mentre prima poteva ricorrere al Coreco.
Con le leggi vigenti il Consigliere Comunale non può neppure ricorrere al Tar .
In questo modo viene a decadere quasi interamente la funzione stessa del Consiglio Comunale, soprattutto nei piccoli comuni come il nostro, e ancor di più viene a mancare la funzione di controllo che per legge dovrebbero svolgere i Consiglieri di Minoranza.
Il segretario Comunale fino al 1997 era un funzionario/dirigente del Ministero dell’interno, successivamente la legge ha dato al Sindaco la possibilità di scegliere il segretario comunale in modo assolutamente fiduciario.
Questo incarico fiduciario fa sì che il Segretario Comunale, prima garante dello Stato, del Consiglio Comunale, dei cittadini e di conseguenza dell’intera Comunità, sia diventato sostanzialmente il garante del sindaco e dell’Amministrazione politica, anche a fronte di decisioni temerarie, pena la revoca dell’incarico fiduciario e quindi il “licenziamento”.

Le modifiche legislative di cui abbiamo parlato hanno riposto nelle mani del Sindaco un potere enorme, che può tradursi in una gestione autoritaria e non democratica, se il Sindaco non si attiene al ruolo istituzionale che gli è proprio e cioè quello di amministratore della Comunità non per interessi personali o di qualcuno in particolare ma per garantire a tutti i cittadini i medesimi diritti, e governare con efficienza, efficacia e trasparenza.

Nel nostro Comune, dopo cinque di questa Amministrazione e di questo Sindaco, c’è una forte necessità di ricostruire un minimo di partecipazione democratica e di rendere l’azione Amministrativa trasparente.
Mai nella storia del Comune di Gaiarine si è assistito ad un periodo più buio di questo in termini di autoreferenzialità del Sindaco, di esproprio del potere del Consiglio Comunale, di fastidio nei confronti dei Consiglieri di Minoranza, di intralcio al loro ruolo istituzionale di controllo, di non rispetto delle regole democratiche, di gestione oscurantista degli atti e delle informazioni, di assoluta mancanza di trasparenza.

L’aumento della partecipazione democratica alla vita della Comunità può avvenire solamente rendendo la casa Comunale veramente “aperta a tutti e trasparente”, metaforicamente “una casa di vetro”.
Per costruire questa Casa non è solo necessario rispettare il programma elettorale, dare le informazioni ai cittadini sulle decisioni prese, ma in qualche modo, anche se il cittadino tramite il voto ha trasferito il governo da se a qualcun altro, è necessario che l’amministrazione intraprenda tutta una serie di iniziative in grado di mantenere un proficuo confronto con i cittadini medesimi e dare ai questi la possibilità di controllare l’operato dell’Amministrazione.

E’ altrettanto importante che le opposizioni siano messe nelle condizioni di esercitare fino in fondo la loro funzione istituzionale che è quella del “controllo amministrativo”, in questo senso vanno delineati all’interno dell’Amministrazione percorsi agevolati aldilà della legge 142 per consiglieri di opposizione in modo da rendere più semplice il loro compito.

Le cose che possono essere messe in atto per conseguire i punti sopra indicati sono:

  • Question time
  • Consiglio comunale dei “Ragazzi”
  • Consiglio comunale nelle frazioni quando vi sono argomenti che riguardano la vita della frazione
  • Giudice di Pace con sede a Gaiarine
  • Istituzioni delle Commissioni Comunali
  • Aggiornamento costante del sito internet
  • Bacheche elettroniche nelle frazioni
Condivi
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

Carta di Firenze.. programma ideale?

CARTA DI FIRENZE
Comuni a Cinque Stelle

I Comuni decidono della vita quotidiana di ognuno di noi. Possono avvelenarci con un inceneritore o avviare la raccolta differenziata. Fare parchi per i bambini o porti per gli speculatori. Costruire parcheggi o asili. Privatizzare l’acqua o mantenerla sotto il loro controllo. Dai Comuni a Cinque Stelle si deve ripartire a fare politica con le liste civiche per Acqua, Ambiente, Trasporti, Sviluppo e Energia.

  1. Acqua pubblica
  2. Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati
  3. Espansione del verde urbano
  4. Concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dismesse
  5. Piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine
  6. Piano di mobilità per i disabili
  7. Connettività gratuita per i residenti nel Comune
  8. Creazione di punti pubblici di telelavoro
  9. Rifiuti zero
  10. Sviluppo delle fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico con contributi/finanziamenti comunali
  11. Efficienza energetica
  12. Favorire le produzioni locali

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/la-carta-di-firenze.html

Condivi
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

28 marzo 2009 : Earth Hour

A proposito di risparmio energetico il 28 Marzo alle 20:30 sarà l’Ora della Terra.
Spegnerò le luci per un’ora insieme a milioni di persone dalle Isole Fiji all’Alaska, dal Sud Africa alla Cina.
Tutti assieme accenderemo un messaggio che risuonerà in ogni angolo del Pianeta.
Info: http://www.wwf.it/oradellaterra/registrati.aspx

Condivi
it.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

Efficienza e risparmio energetico: le E.S.CO.

Quanto costa illuminare le strade e le piazze del notro comune di Gaiarine? E quanto costa riscaldare e raffrescare gli edifici pubblici del Comune? E quanta CO2 producono? E quanto costerebbe rendere più efficienti e più puliti questi impianti?
Un’opportunità per Comuni e condomini privati – Cara bolletta, il risparmio è in conto terzi
Fonte: Altraeconomia.it

Autore: Pietro Raitano
Impianti energetici nuovi di zecca, efficienti e a costo zero?
Oggi è possibile: grazie alle Energy Service Company, società quasi sconosciute in Italia, che coniugano profitti e tutela ambientale.

L’Energy Service Companies fa una valutazione della “bolletta” pagata dall’amministrazione pubblica, e soprattutto degli impianti. In particolare misura il potenziale di risparmio energetico e gli interventi necessari per ottenerlo. Se questo margine è sufficientemente ampio, l’affare è fatto. La Esco ci mette la competenza e, soprattutto, i soldi: finanzia i lavori, si occupa delle forniture, della manutenzione e della gestione generale, direttamente o appaltando a sua volta.
Un servizio “chiavi in mano” che, all’amministrazione pubblica, costa esattamente quanto la vecchia “bolletta”.
Ma allora dov’è il trucco? Come fanno le Esco a guadagnarci?
In realtà i rientri economici (con relativi profitti) sono garantiti alle Esco dal risparmio (energetico, e quindi monetario) che il nuovo impianto riesce a generare, grazie alla razionalizzazione e all’utilizzo di tecnologie moderne ed efficienti, capaci di evitare sprechi. L’amministrazione paga alla Esco l’ammontare di bolletta che ha sempre pagato, ma in realtà parte di questi soldi rimangono alla Esco stessa: perché i consumi reali sono diminuiti, anche se le prestazioni rimangono le stesse.

Ad esempio, i risparmi conseguiti possono anche essere ripartiti sin da subito tra amministrazione ed Esco, in percentuali variabili (anche al 50%, ma di solito le frazioni sono 70% alla Esco, 30% al cliente, oppure 90 e 10). Tutto dipende dal potenziale risparmio, dal tipo di contratto e dalla sua durata: se tutti i risparmi vanno alla società appaltatrice, ad esempio (e in questo caso si parla di “cessione globale” o “first out”), i rientri avvengono anche in due o tre anni, quindi in tempi brevi rispetto alla durata media dei contratti tra Esco e clienti (dai cinque ai sette anni).
I vantaggi per i clienti sono evidenti: assenza di rischi finanziari (tutto ricade sotto la responsabilità della Esco), opportunità di realizzare interventi senza risorse proprie, liberazione dalle problematiche connesse alla gestione.
Ma anche le Esco hanno ottime prospettive.

Un esempio per l’Europa. Ecco cos’è Trezzano Rosa, provincia di Milano, 4 mila abitanti.
Un caso eclatante: senza spendere una lira, il Comune ha fatto rifare l’impianto di illuminazione stradale, aumentando la luminosità del 5% e rispettando i limiti di legge sull’inquinamento luminoso. Merito di Luciano Burro, giovane assessore all’Ambiente e all’Istruzione (è un ingegnere di 29 anni) che scopre il finanziamento tramite terzi grazie agli studi universitari. A fine 2001 viene indetta la gara di appalto, che si aggiudica la Tiesco, società di Novegro di Segrate (Mi). Il contratto (firmato nel 2002) durerà 15 anni, in cui Tiesco finanzierà ogni aspetto (dalla realizzazione alla manutenzione) dell’impianto. I risparmi generati andranno divisi a metà col Comune. Risultato: 35% di risparmio complessivo (cioè oltre 250 mila euro in 15 anni) e l’istituzione di un fondo ambientale nel quale il Comune reinvestirà i risparmi.
In più, un premio ambito: il GreenLight Awards 2003, che l’Unione Europea consegna a chi (pubblici e privati) sviluppa progetti di risparmio energetico sull’illuminazione. Nel 2003 ne sono stati consegnati cinque in tutti gli Stati dell’Ue, e il Comune di Trezzano Rosa è stato l’unica amministrazione pubblica a ricevere il premio.

http://www.arredo-urbano-oggi.it/news.php.htm
http://www.marcoboschini.it/?p=13
http://www.confindustriaixi.it/it/news/esco_120608.html

Condivi
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

Pianificazione Territoriale Provincia di Treviso

A proposito di Pianificazione Territoriale del Veneto ed in particolare della Provincia di Treviso riporto qui sotto alcuni passi del PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO
PROVINCIALE adottato con delibera n. 25/66401/2008 del Consiglio Provinciale il 30 Giugno 2008.
Il piano si può trovare a questo indirizzo http://urbanistica.provincia.treviso.it/dettaglio_temi.asp?IDTema=2

“LA RIORGANIZZAZIONE TERRITORIALE DELLE AREE PRODUTTIVE
…..
Il modello di sviluppo sinora seguito nel Veneto ha portato ad una saturazione del territorio con la creazione di una sorta di area industriale diffusa che ha coinvolto tutte le comunità sociali, dalla grande città al piccolo paese. Questa industrializzazione a macchia di leopardo ha comportato la presenza di “punti di pressione” sulla quasi totalità del territorio provinciale, senza che venisse seguito alcun criterio ambientale e spesso senza neppure tenere conto delle necessità logistiche di comunicazione e collegamento.
La situazione delle aree produttive presenti nella Provincia, di cui si è evidenziato l’elevato, la loro frammentazione, la dispersione sul territorio, gli scarsi servizi a disposizione, la difficoltà di collegamento alla rete infrastrutturale primaria (autostrade), è certamente un problema da affrontare.
Una guida, che viene fornita dallo stesso Programma Regionale di Sviluppo, è quella di pensare il
territorio non indifferenziato rispetto ai grandi assi della mobilità, ma organizzato attorno ad essi con le sue stesse funzioni primarie (abitativa, produttiva, distributiva, terziaria). Risulta quindi evidente che nella pianificazione territoriale, la rete infrastrutturale principale esistente e quella programmata e progettata devono essere assunte come “armatura del territorio”, alle quali riferire le destinazioni d’uso delle aree.
In particolare le aree localizzate in prossimità dei nodi infrastrutturali, saranno caratterizzate da
un’elevata generazione di traffico e anche da un’elevata densità abitativa.
Uno degli obiettivi del PTCP è quello di riorganizzare e razionalizzare il territorio urbanizzato limitando il consumo di nuovo suolo, consentendo l’ampliamento delle sole aree produttive correttamente localizzate sia da un punto di vista ambientale sia infrastrutturale, e che, per ridurre il consumo di suolo, potranno anche prevedere funzioni di sviluppo in verticale.
…..
Una strategia di sviluppo sostenibile non può basarsi sull’indiscriminato incremento quantitativo del sistema produttivo esistente, che anzi va dimostrando ormai la propria incapacità di sostenere, nelle condizioni presenti, l’urto dei mercati globali. La società e l’economia trevigiane devono affrontare oggi è la questione qualitativa; inoltre le “famiglie trevigiane” si attendono che essa sia affrontata senza degradare le risorse di cui il territorio provinciale ancora dispone, anzi recuperando per quanto possibile quelle che nel secolo scorso sono andate disperdendosi o degradandosi sotto la spinta della crescita economica.
L’impegno delle politiche pubbliche per il territorio, del PTCP in particolare, si riconosce allora
nell’aprire alle imprese il campo più adatto a consentire loro di impostare e gestire senza diseconomie, anzi con il massimo di economia di scala e di progresso tecnico, processi di produzione e distribuzione affrontati in tutti i loro diretti ed indotti fattori di input: ricerca scientifica, sperimentazione, produzione pre-competitiva, formazione professionale, produzione, commercializzazione.
…..
Sulla base della popolazione stimata e dell’andamento economico, sono state formulate varie proiezioni sulle quantità di superficie necessaria al 2020 per le attività produttive e terziarie.
Questa previsione ci ha indicato una esigenza, considerando l’ipotesi di sviluppo più favorevole, di circa 52 -53 milioni di m2 di superficie necessaria per i settori produttivo e terziario.
Altre ipotesi, più riduttive, conducono ad un fabbisogno di 35 milioni in extraurbano e di 5 milioni in area urbana.
Il progetto di riorganizzazione del PTCP relativo alle aree produttive è stato impostato considerando lo scenario di sviluppo e quindi su una richiesta di circa 52 milioni di m2.
……
Dati i numeri in gioco, ovvero circa 78.000.000 m2 di superficie urbanizzata destinata ad attività produttiva e commerciale, prevista dai PRG al 2004, le attuali quantità utilizzate (circa 60 milioni di m2) e le previsioni relative alla necessità future (52 milioni in scenario di sviluppo)5 e visto l’art. 2 della l.r. 11/04 (uso di nuove risorse territoriali solo quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente) è stato ritenuto, nella stesura di questo piano, di non individuare nuove aree, ma di proporre aree già esistenti che, per condizioni di compatibilità ambientale, possano esser ritenute idonee ad eventuali ampliamenti.”

Credo che questi pochi stralci ci confermino che l’Opzione Zero nel consumo del territorio debba essere non solo una visione strategica vincente, ma addirittura necessaria in quanto, come si evince dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale avendo 20 milioni di mq. di superfici industriali in più del fabbisogno stimato fino al 2020 (le valutazioni sono state eseguite nel 2004 e riviste nel 2005 quindi prima della crisi economica attuale), nei prossimi anni i comuni dovranno impegnarsi a fondo per trovare forme di riconversioni di queste aeree, se non vorranno lasciare sul territorio una miriade di “Cattedrali nel deserto” con il relativo degrado.
Mi dimenticavo di dire che il Piano Provinciale prevede che si dovrà passare entro il 2020 dalle 1077 zone industriali situate in provincia a 250.

Condivi
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

Pianificazione Territoriale – considerazioni

URBANISTICA- PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

Il fallimento della pianificazione urbanistica nel territorio della Marca Trevigiana e non, è sotto gli occhi di tutti, una enormità di Leggi, piani urbanistici e quant’altro che sono state aggirate e messe in contraddizione tra loro.
Sindaci, che dovevano operare con un’accorta gestione del territorio, non sono stati all’altezza del loro compito.
Spesso ad una deficitaria conoscenza di problematiche ambientali, paesaggistiche e storiche si è associata una disinformazione in senso lato, legata ad un concetto di esclusività territoriale in relazione all’area amministrata, delineando i contorni di un degrado sempre più evidente anche ai più distratti, con perdita di pezzi di ambiente.
Un’urbanizzazione diffusa non solo legata ai capannoni, ma all’invasione di cemento tout –court, ai riordini fondiari ecc. sta depauperando la risorsa suolo ed acqua, nella sua massima eccezione.
Quanto prospettatoci in sede ONU in merito agli effetti sul territorio, provocati dai cambiamenti climatici ormai in atto, ci induce a muoverci con circospezione e particolare attenzione.
Urge pertanto attuare uno stop al consumo di territorio libero nel comune di Gaiarine e si auspica che ciò avvenga anche nei comuni contermini, come già sta succedendo in altre zone del Veneto.
Nello specifico non va incrementato l’utilizzo di suolo per uso artigianale, industriale e commerciale; le aree a disposizione sono più che sufficienti ed è doveroso prevedere il trasferimento di capannoni ubicati in zone improprie. Le zone industriali andrebbero opportunamente mimetizzate con studi di verde in “verticale” nei lati rivolti alle zone B e C e agricole.
Non vanno individuate nuove aree residenziali; la priorità và alla riconversione dei vecchi opifici siti all’interno del centro urbano del capoluogo e delle frazioni.
Le aree già individuate come residenziali di espansione nel P.R.G. rimangono a disposizione in seconda battuta qualora ce ne fosse l’effettiva necessità.
L’area agricola del territorio andrebbe divisa in zone a seconda delle caratteristiche storiche, ambientali, paesaggistiche che le contraddistinguono incentivando e talora obbligando la piantumazione di siepi o boschetti in un tot di percentuale sull’aree di proprietà. Va “normato” l’uso agricolo del suolo e la sua tutela.
I terreni, nell’area Sic e Zps denominata “Ambito fluviale del Livenza”, tra l’argine e la riva del fiume, andrebbero convertiti a prato stabile.
La differenza del mancato reddito rispetto ad una coltura più pregiata, andrebbe compensata con il contributo stabilito dal Programma di Sviluppo Rurale per la loro conversione a prato stabile.
Vanno perseguiti interventi di riqualificazione ambientale là dove è più urgente intervenire coinvolgendo imprenditori, associazioni.
Tutto ciò che può essere spendibile dall’amministrazione comunale oltre le normali necessità (personale, sanità, scuola, sociale) andrebbe speso per la riqualificazione ambientale del territorio e il risparmio energetico.
Ogni anno, per il coinvolgimento ad una maggiore consapevolezza del proprio territorio, le scuole nei vari gradi, dovrebbero presentare un progetto di riqualificazione ambientale o di risparmio energetico e il comune attuare in concreto il più interessante e fattibile, anche in più fasi, coinvolgendo la parte imprenditoriale del paese.
Va attuato ogni fine anno una sorta di bilancio ambientale e di verifica di quanto fatto, va cercata la collaborazione e il confronto con i sindaci contermini sullo stato del territorio.
Ogni scelta progettuale riguardante il territorio, dovrebbe essere effettuata direttamente sul posto, del tutto simile ad una seduta di consiglio comunale.

Condivi
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

Agricoltura sostenibile

Fao: occorrono sistemi agricoli più sostenibili e produttivi
4.02.09
Intervenendo al IV Congresso Mondiale di agricoltura di conservazione (AC), che si svolge in questi giorni a Delhi, un esperto della Fao ha dichiarato che l’agricoltura deve cambiare per riuscire a nutrire il pianeta

Gli agricoltori di tutto il mondo dovranno presto passare a sistemi agricoli più sostenibili e produttivi per riuscire a produrre il cibo necessario per una popolazione mondiale in aumento e rispondere alle sfide del cambiamento climatico
, ha affermato oggi Shivaji Pandey, direttore della divisione Produzione vegetale e protezione della piante.

“Il mondo non ha alternative se non perseguire l’intensificazione sostenibile della produzione agricola per soddisfare la domanda crescente di cibo e di foraggio, per alleviare la povertà e proteggere le risorse naturali. L’agricoltura conservativa è un elemento essenziale di questa intensificazione”, ha detto Pandey.
L’agricoltura di conservazione, o agricoltura senza lavorazione, consiste in una serie di pratiche agronomiche che permettono una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla sua composizione, sulla struttura, sul contenuto di sostanza organica.

Pandey ha spiegato: “I metodi agricoli intensivi tradizionali hanno spesso contribuito a danneggiare l’ambiente, con la conseguenza di un calo della produttività, proprio quando invece il mondo deve raddoppiare la produzione alimentare per riuscire a dar da mangiare ad una popolazione che si prevede per il 2050 raggiungerà i nove miliardi di persone”.
“In nome dell’intensificazione in molte parti del mondo i contadini hanno arato il terreno in eccesso, hanno utilizzato troppi fertilizzanti, troppi pesticidi ed hanno fatto un uso eccessivo d’acqua”, ha affermato l’esperto. “Ma questo ha avuto conseguenze sull’equilibrio del suolo, dell’acqua, della terra, della biodiversità e su tutti i servizi offerti dagli ecosistemi. Tutto ciò ha causato un graduale calo dei rendimenti”.
In base all’andamento attuale, si prevede che il tasso di crescita della produttività agricola calerà dell’1,5% tra adesso ed il 2030 e di un ulteriore 0,9% tra il 2030 ed 2050, a paragone del 2,3% l’anno registrato dal 1961 ad oggi.
Nei paesi in via di sviluppo, i rendimenti delle colture sono calati, passando da circa il 5% nel 1980 al 2% nel 2005. Il rendimento del riso è sceso nello stesso periodo dal 3,2% all’1,2%, mentre quello del mais è calato dal 3,1 per cento all’1%.

Solo con un’intensificazione della produzione agricola che sia sostenibile si possono fare passai avanti verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio relativi alla riduzione di fame e povertà ed alla sostenibilità ambientale, ha messo in guardia Pandey. “Al momento andiamo nella direzione sbagliata”, ha aggiunto.

http://www.agricolturaitalianaonline.gov.it/contenuti/foreste_e_parchi/fao/sicurezza_alimentare_mondiale/fao_occorrono_sistemi_agricoli_piu_sostenibili_e_produttivi
http://www.ecoradio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3899&Itemid=44

Condivi
it.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF