Convocazione Consiglio Comunale Martedì 24/4/2012

Il Consiglio Comunale è convocato per il giorno diMartedì 24/4/2012 alle ore 18.30 presso la sala della Casa Comunale di Villa Altan a Campomolino con il seguente ordine del giorno:

1. Approvazione verbali seduta del 3 febbraio 2012 (dal N. 1 AL N. 3);
2. Nomina comitato di gestione della biblioteca per il triennio 2012-2014;
3. Consiglio di amministrazione del pio istituto elemosiniere di francenigo
surroga consigliere dimissionario;
4. Convenzione urbanistica per intervento edilizio comparto n. 3 piano
particolareggiato a/29 di francenigo;
5. Proroga termini lavori;destinazione contributo per le opere di culto –
approvazione programma per l’anno 2012;
6. approvazione aggiornamento piano cimiteriale di campomolino e piano cimiteriale di
francenigo ai sensi del d.p.r. 10.09.1990, n. 285.

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Nero.. Bianco.. Grigio?

Il boom economico è stato realizzato da una generazione di lavoratori, operai e imprenditori capaci di enorme coraggio, grande creatività e capacità di sopportazione della fatica, ma anche di semianalfabeti. Molti di quegli uomini, divenuti genitori, hanno trasferito nei figli la diffidenza nei confronti della cultura e della formazione. Sento spesso dire dai ragazzi del Nordest che i loro padri sono i primi a ritenere che il diploma serva solo per essere incorniciato, e che la vita lavorativa si costruisce con la pratica e l’esperienza, non con la cultura. Questo errore è alla base del declino economico che ha portato, in un terzo dei casi, a non poter passare alle nuove generazioni il comando di aziende create con sudore e ingegno, poi vendute o chiuse in cambio di un appartamento intestato ai figli. La bassa e cattiva scolarità è anche una delle cause che concorrono ad accrescere il tasso di disoccupazione giovanile. Le statistiche dicono infatti che oltre il 40 per cento dei giovani italiani in cerca di lavoro non possiede un diploma superiore, e solo il 20 per cento possiede un diploma di laurea (nel Regno Unito e in Francia sono più del doppio). Ciò è dovuto a un altro fenomeno tipicamente nostrano: il precoce abbandono scolastico, non adeguatamente contrastato dalle famiglie e dalla scuola stessa.


una delle fragilità del sistema risiede nei criteri di scelta dell’università.
In mancanza di idee chiare sulle scelte professionali (quando parlo con gli studenti dell’ultimo anno di scuola media superiore e dico loro che il criterio primario è la passione per una materia o per un mondo professionale, mi guardano sgomenti), qual è il criterio guida? Sovente è quello logistico …

Il secondo criterio è quello della continuità con l’attività svolta in famiglia …

Un terzo punto concerne la coerenza tra lavoro possibile e curriculum formativo …

L’ultimo punto è il diritto allo studio.
Per molti versi esso è ormai pienamente garantito in senso «sindacalese»: si pagano rette bassissime e le università sono presenti in ogni provincia e città medio-grande, senza però pensare che il vero diritto è la meritocrazia (valida per individui e atenei) non la vicinanza a casa. La meritocrazia infatti non è garantita da alcuna selezione né a monte (la scuola media superiore) né a valle: quali sono le effettive differenze di qualità tra un ateneo e un altro?

All’università migliore non approda chi ha più meriti, come dovrebbe essere certificato da un vero diritto allo studio. Su che base vengono assegnati i quattrocento milioni in borse di studio amministrati dalle regioni? Sulla base del merito rispondono le amministrazioni. Solo che quel merito non tiene conto del curriculum dello studente, bensì del reddito dei genitori, che è falso in almeno il cinquanta per cento dei casi. Alla fine, come è stato più volte denunciato, le regioni aiutano non gli studenti più meritevoli ma i figli mediocri degli evasori fiscali. Un modo come un altro per danneggiare chi è davvero bravo ma ha un padre bisognoso che paga onestamente le tasse.

Provocazione/spunto tratto da
L’autorità perduta
Il coraggio che i figli ci chiedono
di Paolo Crepet
ed. Einaudi

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Piove, non piove…

Ci vorrebbe un’alluvione spalmata in un mese e mezzo per risolvere la siccità.
Due anni fa il Veneto era
sott’acqua, ricorderete tutti i 530 millimetri di pioggia caduta in 48 ore. Ora invece invoca una goccia di pioggia. Non solo per l’agricoltura. Anche la vita quotidiana potrebbe essere pregiudicata da questa situazione eccezionale: -86 per cento di precipitazioni rispetto alla media stagionale, -67 per cento di neve questo inverno, un marzo con le temperature di maggio.
Ora le previsioni meteorologiche parlano di diminuzione delle temperature da martedì, di una Pasqua sotto l’acqua, mentre in Regione proprio fra oggi e domani dovrebbe arrivare la firma dello stato di crisi. Tuttavia, se anche nelle prossime settimane dovessero piovere quei 300 millimetri di pioggia che mancano all’appello, mai come in questi giorni si parla di prevenzione anche per questo fenomeno.
La situazione. «È una criticità importante per tutto il Triveneto – afferma Giuseppe Romano, presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, l’ente che riunisce i dieci consorzi della regione – Nemmeno il 2003 che è stato un anno estremamente caldo e siccitoso era arrivato a questi limiti. Nei terreni più ghiaiosi il problema si è già avvertito, ma il problema arriverà anche nei terreni più pesanti». Con lo scioglimento delle nevi, quest’anno si ricaveranno circa 104 milioni di metri cubi d’acqua, contro una media di 300 milioni negli ultimi nove anni. Nelle Prealpi Vicentine la falda cala di oltre un centimetro al giorno: le centrali idroelettriche lungo i canali di bonifica della zona sono ferme da mesi per mancanza di portata idrica. Il Piave ha la portata più bassa degli ultimi 100 anni: solo 25 metri cubi al secondo. Il Brenta ancora peggio: 12 metri cubi. Il Consorzio di bonifica deriva circa 7 metri cubi al secondo, mentre il fabbisogno agricolo attuale sarebbe di 22. Anche i fiumi più propriamente di pianura hanno portate di molto inferiori alla media. Secondo l’Unione Veneta Bonificiche, poi, alla foce del fiume Adige si stanno registrando segnali di risalita del cuneo salino con grave rischio per le colture.
Lo stato di crisi.
La bozza per lo stato di crisi, invocato da più parti al vertice di Palazzo Balbi martedì scorso
fra consorzi di bonifica, autorità di bacino e gestori di impianti idroelettrici, è pronta e «dovrebbe arrivare sul tavolo del presidente per la firma lunedì o martedì», comunica Maurizio Conte, assessore regionale all’Ambiente. Sono previste limitazioni al prelievo per la produzione di energia idroelettrica: del resto c’è già stata una necessaria diminuzione della quota di energia da fonte idroelettrica da parte delll’Enel, ora la diminuzione verrà “istituzionalizzata”. Poi, alle colture arriverà il 40 per cento in meno di acqua. Per quanto riguarda i bacini, sarà mantenuto il minimo deflusso vitale (cioè la quantità d’acqua che i bacini “ritornano” ai fiumi per mantenere il loro equilibrio ecologico) ai livelli invernali. «Probabilmente – annuncia Conte – inseriremo delle indicazioni anche per l’acquedottistica. Perché ora il problema riguarda le acque di superficie, ma la preoccupazione è che col tempo ci sia una situazione analoga per le acque di falda».
Le conseguenze.
Con uno stato
di crisi firmato, non è esluso che le ordinanze antispreco, per esempio il divieto di annaffiare fiori e giardini, di solito emesse durante l’estate vengano dai sindaci anticipate alle prossime settimane. Ordinanze che a Belluno, provincia che già vive una situazione difficile e dove le autobotti già circolano regolarmente per i comuni, sono già arrivate.
Un allarme è stato lanciato nei giorni scorsi, poi, dall’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato: “Le colture soffrono e soffriranno. Però attenzione: il vero rischio è che a pagare gli effetti di questa vera e propria calamità naturale siano solo i consumatori e i produttori”.
Ovvero, la lievitazione dei costi dei prodotti agricoli che si può verifica in altre fasi della catena di distribuzione. Una lievitazione che è speculazione, considerando che a fronte di potenziali danni alla produzione gli agricoltori possono ricorrere al sistema assicurativo agevolato. “Avremo il paradosso – continua Manzato – che potrebbero rincarare, come già accaduto in passato, anche i prodotti agricoli provenienti da paesi dove il problema non esiste”. L’invito dell’assessore è dunque quello di vigilare su eventuali sbalzi e impennate nel prezzo finale delle produzioni agricole e a segnalarle alle autorità o alle associazioni dei consumatori.
La prevenzione.
«Quando arriveremo a razionalizzazione, vuol dire che è già tardi». Le parole sono ancora di
Giuseppe Romano, che sottolinea l’importanza della prevenzione. Si parte dall’irrigazione: «In questi anni si è fatto tanto per ridurre i prelievi dai fiumi, passando da sistemi che usano più acqua a sistemi che ne usano a meno. Il sistema a pioggia, per esempio, spreca il 55 per cento di acqua in meno rispetto a quello di scorrimento”. A Treviso, per esempio, è stato trasformato il sistema di irrigazione di 1 5mila ettari di colture, con un investimento di 50 milioni di eruo. La stessa trasformazione ha interessato nel Veronese, negli ultimi dieci anni, 2500 ettari fra colline e media pianura. Poi, recentemente è entrato in funzione Irriframe: un portale che offre agli agricoltori informazioni puntuali sulle attività dei consorzi, come il preciso momento di intervento irriguo e il volume di adacquata (l’acqua distribuita ai campi). C’è anche una milionaria partita di riconversione delle cave, di cui il Veneto è ricco, in bacini di riserva. Non dimentichiamo, infatti, che la nostra regione dal Piano Irriguo Nazionale firmato l’anno scorso ha portato a casa ben 200 milioni di euro.
I laghi montani.
C’è tutta una realtà però che la siccità la subisce solo e anche con provvedimenti straordinari potrebbe non venirne mai fuori. Si tratta dei laghi montani, per i quali non esiste una legge né regionale né nazionale che ne possa tutelare i bacini. Il lago di Calalzo, completamente a secco e che ha visto una moria di 130 quintali di pesce, è diventato il simbolo di questa siccità, ma anche della mancanza di regolamentazione, come racconta nella nostra intervista all’ospite della settimana Luca de Carlo, energico sindaco del Comune cadorino. “il minimo deflusso vitale vale solo per i corsi d’acqua, non esiste una legge che determini un minimo livello di invaso per i laghi”. Con una beffa fra l’altro: i volumi d’acqua che i gestori degli impianti di energia elettrice e le comunità in pianura possono prelevare dai laghi, sono calibrati ancora con dati che tengono conto dell’invaso del Vajont. “Quando la siccità e il clamore mediatico sarà passato – conclude De Carlo – comunque noi avremo i problemi dei prelievi dell’Enel. Ma resteranno un problema cadorino. Invece dovrebbe essere che un problema cadorino interessi tutti”.
di Antonella Scambia
da Veneto7giorni newsletter n°05

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