SCIENZA ED ETICA Il ruolo dello scienziato nel 3° millennio

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logo_ramazzini4Eravamo presenti sabato scorso all’assemblea annuale dei soci dell’Istituto Ramazzini a Castello di Bentivoglio.
Riportiamo dall’ultimo numero del Ramazzini News un illuminato intervento della d.ssa Fiorella Belpoggi, direttore del Centro di Ricerca Cesare Maltoni.


Fiorella-Belpoggi-EFSAL’OTTICA CON CUI MI SENTO di affrontare il tema dell’etica nella scienza deriva dalla mia esperienza personale, che riguarda ormai quarant’anni di vita spesa nel settore della ricerca di base, in particolare nella ricerca sul cancro, per conoscerne i meccanismi di insorgenza, attivare strategie di prevenzione, informare istituzioni e cittadini sui rischi per la salute correlati ad agenti chimici, fisici e stili di vita, specifici del nostro modello di sviluppo. Quarant’anni in cui ci sono stati progressi, è vero, ma assolutamente insoddisfacenti rispetto alle attese e alle reali necessità. La maggior parte delle risorse è stata destinata alla ricerca di una “pillola magica”, che potesse guarire tutti, piuttosto che a strategie di prevenzione, orientate all’identificazione dei fattori di rischio e alla loro rimozione.

Qual è lo Scenario del Nostro Pianeta?
earth-day-2010Sappiamo che la terra è uno scenario unico, fuori dal quale la vita non è possibile se non incapsulando spezzoni del nostro pianeta, come avviene negli abitacoli dei veicoli spaziali; è unico ed è piccolo: in meno di 30 ore un aereo di linea può circumnavigare il pianeta; la biosfera, lo strato che avvolge la terra e rende possibile la vita, ha una altezza che non supera i 10-12 Km; le risorse di materie prime non rigenerabili sono limitate (minerali, petrolio, acqua potabile per esempio); i tempi di ricostituzione di molte materie rigenerabili sono lunghissimi. Quindi dobbiamo tenere conto della finitezza e della precarietà delle risorse ambientali, modificando gli atteggiamenti di interazione con le risorse del pianeta, che erano risultate sostenibili fino a poco più di un secolo fa.

Quali le relazioni fra ecosistema e attuale modello di sviluppo?
depredare-risorse-pianetaNel secolo scorso, e soprattutto negli anni del dopo guerra, i modelli di sviluppo industriale, esasperati dal consumismo dilagante, hanno saccheggiato in maniera inconsulta e irresponsabile le risorse di materie prime ed ambientali; sono state compiute alterazioni tali dell’ecosistema e prodotte una quantità tale di scorie da non rendere più possibile né la loro diluizione, né la loro trasformazione, soprattutto quando si è trattato di scorie tossiche per gli esseri viventi, piante e animali.

IL PROBLEMA DEMOGRAFICO
globe-2809C’è un altro importante fattore di cui tenere conto quando si ragiona di sostenibilità. La popolazione umana è in crescita; siamo a quota 7 miliardi, ed è prevedibile che nel 2050 saremo 12 miliardi o più. Le popolazioni dei paesi emergenti adottano un modello di sviluppo di tipo industriale, sempre più simile al nostro, che fa prefigurare un enorme aumento dei consumi e della produzione di scorie.

AMBIENTE E SALUTE
imaesPuò il nostro piccolo pianeta sostenere queste sfide? No, non può, se non ci sarà un drastico cambio del sistema di sviluppo globale. Il cancro ed altre patologie croniche in continua crescita possono essere considerate malattie ambientali, cioè dovute all’alterato equilibrio fra l’uomo e l’ambiente in cui vive. Negli Stati Uniti è stato stimato che 1 uomo su 2 e 1 donna su 3 sono destinati a sviluppare cancro nel corso della loro vita. Nel mondo, il numero di morti per cancro all’anno è di più di 7 milioni, che equivale a circa 20 mila persone al giorno. In Italia i decessi per cancro ogni anno sono oltre 150.000 ed i nuovi casi oltre 300.000. Per valutarne la dimensione tragica con un paragone, ricordiamo che in cinque anni di seconda guerra mondiale il numero di vittime civili è stato di 130.000.

LA SALUTE DEI BAMBINI
UKRAINE-HEALTH-CANCER-CHILDRENSe consideriamo gli andamenti temporali dei tumori nell’età pediatrica, vediamo che, pur restando una patologia rara, tra il 1988 e il 2002 si è osservato un aumento della frequenza (per tutti i tumori) del 2% annuo passando da 146,9 casi per milione nel periodo 1988-1992 a 176,0 casi nel periodo 1998-2002 e recenti studi hanno dimostrato che il trend delle patologie croniche nell’infanzia è in continuo aumento (intolleranze alimentari, asma, allergie, autismo, ecc). Dobbiamo tenere conto del fatto che i bambini non rappresentano dal punto di vista biologico dei piccoli adulti. Infatti, in proporzione al loro peso corporeo, bevono 7 volte di più degli adulti, respirano più aria, (e quindi introducono più sostanze tossiche in rapporto al peso), hanno una minore capacità di detossificare molte sostanze chimiche, hanno dimostrato una maggiore vulnerabilità biologica (thalidomide, DES, sindrome fetale da alcool, ecc.), hanno una maggiore aspettativa di vita, che comporta sia il perdurare dell’esposizione che la manifestazione degli effetti a lungo termine; dobbiamo quindi aspettarci che l’incidenza dei tumori sarà destinata a crescere quando i bimbi di oggi diverranno adulti poiché, come sappiamo, il cancro ha una latenza lunga, cioè passano anche molti anni dall’inizio dell’esposizione all’insorgenza del tumore (per l’amianto anche 50 anni).

FATTORI CHE CONDIZIONANO L’INSORGENZA DEI TUMORI
poison-in-a-flask_140576803Oggi sappiamo che i fattori che condizionano il cancro sono la predisposizione genetica, l’età e l’esposizione a sostanze cancerogene; e che riveste un ruolo importante l’età all’inizio dell’esposizione, cioè embrioni, feti e bambini sono più vulnerabili. L’insorgenza del cancro può essere evitata solo riducendo il fattore esposizione, poiché la predisposizione genetica e l’età sono fattori che esulano dalle nostre possibilità di controllo. Invece, purtroppo, i dati della Environmental Protection Agency americana ci dicono che oggi sono in commercio più di 80.000 composti chimici di sintesi, non esistenti in natura; di questi più di 2.800 vengono prodotti o importati in quantità superiori a 300.000 tonnellate l’anno (composti ad alto volume di produzione = HPV); per il 43% delle sostanze chimiche HPV non esistono informazioni di base sulla loro tossicità; per il 50% esistono informazioni parziali e inadeguate; solo per il 7% dei composti HPV sono disponibili informazioni sulla loro tossicità.

Ridefinire uno scenario sostenibile per la vita dell’uomo e del pianeta è un tema etico urgente. La scienza, in tutti i suoi aspetti specialistici, non può e non deve eticamente prescindere da questo scopo.

RUOLO DELLA SCIENZA
medico di famigliaIl medico è l’esempio dello scienziato che tradizionalmente è stato considerato più vicino alla società. Nella grande tradizione medica passata il medico si occupava della salute dell’uomo nella sua globalità, e talora se ne faceva carico per tutto l’arco della vita. Aveva cura degli aspetti fisici, psichici e fisiologici; faceva diagnosi e prescriveva le cure; assisteva il paziente e la famiglia in tutti i momenti di disagio, compreso il momento ultimo della vita; l’arte medica era frutto di una lunga preparazione culturale, sia umanistica che scientifica, che la società riconosceva al medico, riservando a lui, e solo a lui, al di fuori dei perimetri della religione, il titolo di “dottore”. L’oggetto di attenzione del medico era l’uomo “intero”. Dall’inizio del secolo scorso, soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale, la medicina e la biologia, quindi le figure del medico e dello scienziato, sono andate cambiando. Si è spezzato il rapporto paritetico tra cultura e società, a causa della separazione della cultura in due culture, quella umanistica e quella scientifica; la cultura scientifica è stata resa sempre più tecnologica e lontana dalla percezione dell’uomo, sempre più specialistica e in parte oscura ai più; è nata una cultura descrittiva, acritica, terzillisponsorizzata dal potere economico/politico, ragionevole e di buon senso, perbenista, e ampiamente in quel caso gratificata dal potere, che la definisce innovazione tecnologica. Ciò che è nuovo non è detto che sia buono per il rispetto della vita sul nostro pianeta, ed innumerevoli “innovazioni” degli ultimi 100 anni lo hanno dimostrato (per esempio le plastiche e i loro residui). Lo scienziato, il medico, diventano personaggi dei mass-media, a prescindere dai risultati e dalle ricadute del proprio lavoro a beneficio dell’uomo. La scienza di oggi è lontana dai reali bisogni dell’uomo e della società, vicina a quelli dell’industria che chiede solo innovazione a fini di profitto.

smrecwordle_.jpg__369x184_q85_cropNoi scienziati dobbiamo riprendere il nostro ruolo, dobbiamo riattivare il rapporto imprescindibile con la società civile, capirne i bisogni, le richieste di attenzione, l’esigenza di salvaguardare la salute dell’uomo e dell’ambiente come priorità, rendere cioè la scienza compatibile con la vita del nostro pianeta. Innovazione dal mio punto di vista significa oggi avere un approccio etico ai cambiamenti che la società richiede con forza: stare bene e stare in salute, cioè vivere e non sopravvivere, dare vita ai giorni e non giorni alla vita, utilizzando le nostre conoscenze per questo fine. L’etica della scienza è mantenere il benessere psico-fisico dell’uomo al centro dei nostri studi e delle nostre ricerche; dobbiamo con urgenza concentrarci su questo obiettivo.

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Impariamo dalla natura per uscire dalla crisi: con Gianni Tamino

Questa sera, 27 settembre alle 20,45 presso la sala convegni di Villa Frova a Stevenà di Caneva incontro/dibattito con Gianni Tamino, docente di Biologia generale, già deputato ed eurodeputato, da sempre presente ed attento alle problematiche ambientali, di energie rinnovabili, di sostenibilità, di biotecnologie, di ricerca sugli inquinanti ambientali, interessandosi allo studio dell’impatto ambientale di centrali elettriche e inceneritori, e alla possibilità di rischi biologicidi biotecnologie e campi elettromagnetici.

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Piove, non piove…

Ci vorrebbe un’alluvione spalmata in un mese e mezzo per risolvere la siccità.
Due anni fa il Veneto era
sott’acqua, ricorderete tutti i 530 millimetri di pioggia caduta in 48 ore. Ora invece invoca una goccia di pioggia. Non solo per l’agricoltura. Anche la vita quotidiana potrebbe essere pregiudicata da questa situazione eccezionale: -86 per cento di precipitazioni rispetto alla media stagionale, -67 per cento di neve questo inverno, un marzo con le temperature di maggio.
Ora le previsioni meteorologiche parlano di diminuzione delle temperature da martedì, di una Pasqua sotto l’acqua, mentre in Regione proprio fra oggi e domani dovrebbe arrivare la firma dello stato di crisi. Tuttavia, se anche nelle prossime settimane dovessero piovere quei 300 millimetri di pioggia che mancano all’appello, mai come in questi giorni si parla di prevenzione anche per questo fenomeno.
La situazione. «È una criticità importante per tutto il Triveneto – afferma Giuseppe Romano, presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, l’ente che riunisce i dieci consorzi della regione – Nemmeno il 2003 che è stato un anno estremamente caldo e siccitoso era arrivato a questi limiti. Nei terreni più ghiaiosi il problema si è già avvertito, ma il problema arriverà anche nei terreni più pesanti». Con lo scioglimento delle nevi, quest’anno si ricaveranno circa 104 milioni di metri cubi d’acqua, contro una media di 300 milioni negli ultimi nove anni. Nelle Prealpi Vicentine la falda cala di oltre un centimetro al giorno: le centrali idroelettriche lungo i canali di bonifica della zona sono ferme da mesi per mancanza di portata idrica. Il Piave ha la portata più bassa degli ultimi 100 anni: solo 25 metri cubi al secondo. Il Brenta ancora peggio: 12 metri cubi. Il Consorzio di bonifica deriva circa 7 metri cubi al secondo, mentre il fabbisogno agricolo attuale sarebbe di 22. Anche i fiumi più propriamente di pianura hanno portate di molto inferiori alla media. Secondo l’Unione Veneta Bonificiche, poi, alla foce del fiume Adige si stanno registrando segnali di risalita del cuneo salino con grave rischio per le colture.
Lo stato di crisi.
La bozza per lo stato di crisi, invocato da più parti al vertice di Palazzo Balbi martedì scorso
fra consorzi di bonifica, autorità di bacino e gestori di impianti idroelettrici, è pronta e «dovrebbe arrivare sul tavolo del presidente per la firma lunedì o martedì», comunica Maurizio Conte, assessore regionale all’Ambiente. Sono previste limitazioni al prelievo per la produzione di energia idroelettrica: del resto c’è già stata una necessaria diminuzione della quota di energia da fonte idroelettrica da parte delll’Enel, ora la diminuzione verrà “istituzionalizzata”. Poi, alle colture arriverà il 40 per cento in meno di acqua. Per quanto riguarda i bacini, sarà mantenuto il minimo deflusso vitale (cioè la quantità d’acqua che i bacini “ritornano” ai fiumi per mantenere il loro equilibrio ecologico) ai livelli invernali. «Probabilmente – annuncia Conte – inseriremo delle indicazioni anche per l’acquedottistica. Perché ora il problema riguarda le acque di superficie, ma la preoccupazione è che col tempo ci sia una situazione analoga per le acque di falda».
Le conseguenze.
Con uno stato
di crisi firmato, non è esluso che le ordinanze antispreco, per esempio il divieto di annaffiare fiori e giardini, di solito emesse durante l’estate vengano dai sindaci anticipate alle prossime settimane. Ordinanze che a Belluno, provincia che già vive una situazione difficile e dove le autobotti già circolano regolarmente per i comuni, sono già arrivate.
Un allarme è stato lanciato nei giorni scorsi, poi, dall’assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato: “Le colture soffrono e soffriranno. Però attenzione: il vero rischio è che a pagare gli effetti di questa vera e propria calamità naturale siano solo i consumatori e i produttori”.
Ovvero, la lievitazione dei costi dei prodotti agricoli che si può verifica in altre fasi della catena di distribuzione. Una lievitazione che è speculazione, considerando che a fronte di potenziali danni alla produzione gli agricoltori possono ricorrere al sistema assicurativo agevolato. “Avremo il paradosso – continua Manzato – che potrebbero rincarare, come già accaduto in passato, anche i prodotti agricoli provenienti da paesi dove il problema non esiste”. L’invito dell’assessore è dunque quello di vigilare su eventuali sbalzi e impennate nel prezzo finale delle produzioni agricole e a segnalarle alle autorità o alle associazioni dei consumatori.
La prevenzione.
«Quando arriveremo a razionalizzazione, vuol dire che è già tardi». Le parole sono ancora di
Giuseppe Romano, che sottolinea l’importanza della prevenzione. Si parte dall’irrigazione: «In questi anni si è fatto tanto per ridurre i prelievi dai fiumi, passando da sistemi che usano più acqua a sistemi che ne usano a meno. Il sistema a pioggia, per esempio, spreca il 55 per cento di acqua in meno rispetto a quello di scorrimento”. A Treviso, per esempio, è stato trasformato il sistema di irrigazione di 1 5mila ettari di colture, con un investimento di 50 milioni di eruo. La stessa trasformazione ha interessato nel Veronese, negli ultimi dieci anni, 2500 ettari fra colline e media pianura. Poi, recentemente è entrato in funzione Irriframe: un portale che offre agli agricoltori informazioni puntuali sulle attività dei consorzi, come il preciso momento di intervento irriguo e il volume di adacquata (l’acqua distribuita ai campi). C’è anche una milionaria partita di riconversione delle cave, di cui il Veneto è ricco, in bacini di riserva. Non dimentichiamo, infatti, che la nostra regione dal Piano Irriguo Nazionale firmato l’anno scorso ha portato a casa ben 200 milioni di euro.
I laghi montani.
C’è tutta una realtà però che la siccità la subisce solo e anche con provvedimenti straordinari potrebbe non venirne mai fuori. Si tratta dei laghi montani, per i quali non esiste una legge né regionale né nazionale che ne possa tutelare i bacini. Il lago di Calalzo, completamente a secco e che ha visto una moria di 130 quintali di pesce, è diventato il simbolo di questa siccità, ma anche della mancanza di regolamentazione, come racconta nella nostra intervista all’ospite della settimana Luca de Carlo, energico sindaco del Comune cadorino. “il minimo deflusso vitale vale solo per i corsi d’acqua, non esiste una legge che determini un minimo livello di invaso per i laghi”. Con una beffa fra l’altro: i volumi d’acqua che i gestori degli impianti di energia elettrice e le comunità in pianura possono prelevare dai laghi, sono calibrati ancora con dati che tengono conto dell’invaso del Vajont. “Quando la siccità e il clamore mediatico sarà passato – conclude De Carlo – comunque noi avremo i problemi dei prelievi dell’Enel. Ma resteranno un problema cadorino. Invece dovrebbe essere che un problema cadorino interessi tutti”.
di Antonella Scambia
da Veneto7giorni newsletter n°05

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La ghiaia dei senza soldi.

Martedì 15 novembre (10 giorni fa) ho scoperto come si usa oggi, in quel di Gaiarine, sistemare le strade bianche di campagna.
Avendo, come cittadino di Gaiarine, fatto presente più volte al responsabile della manutenzione comunale la necessità di una inghiaiatura per coprire le buche formatesi sulla strada bianca denominata “strada delle Minghelle” (laterale di Via Terraglio), mi aspettavo, prima o dopo, che il Comune, come ha sempre fatto in passato, arrivasse con un bel camion di ghiaia, la scaricasse e successivamente la stendesse con la pala meccanica ricoprendo le buche esistenti.
Le buche sono state in parte ricoperte, non utilizzando la ghiaia ma bensì fresato d’asfalto, materiale di risulta della limatura delle strade prima essere riasfaltate. Ritenendo che il fresato d’asfalto non fosse il materiale più idoneo alla sistemazione di una strada bianca, ma bensì un rifiuto “speciale” ho telefonato al responsabile della manutenzione comunale.
Per non tediarvi riassumo brevemente le risposte ottenute alle mie richieste di chiarimenti:

  • i cittadini, come sempre, sono subito pronti a lamentarsi
  • non è fresato d’asfalto ma bensì semplice ghiaino macinato
  • il ghiaino macinato (per me fresato d’asfalto) è materiale adatto per questo tipo di intervento
  • la strada per lungo tempo non avrà più bisogno di manutenzione
  • ci saranno sempre meno soldi per far la manutenzione come “che volarìa mi

A fronte delle risposte ricevute ho invitato il responsabile a non proseguire la manutenzione della strada con il medesimo materiale e gli ho detto che mi sarei informato se quello che lui chiamava “ghiaino macinato” poteva essere usato allo scopo.
Conclusione: il comune di Gaiarine non ha soldi per la ghiaia e per supplire smaltisce impropriamente un rifiuto speciale non pericoloso sulle strade bianche del comune mentre in altre parti di Italia si promuove una legge nazionale per la loro valorizzazione e tutela.

– il fresato d’asfalto è un rifiuto? leggi qui
– come si recupera il fresato d’asfalto? leggi qui

(via delle Minghelle, senza “ghiaino macinato“)

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Mensa Biologica – Mensa Speciale?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Cari amici foraxfora
Siamo due genitori di bambini iscritti alle Scuole dell’Istituto Comprensivo di Gaiarine, e abbiamo deciso di scrivervi anche ripensando al vostro post sull’iniziativa di Amica Terra della scorsa
primavera con la proiezione del film sul cibo americano che abbiamo visto alla Scuola Elementare di Gaiarine.
Quest’anno, come tutti gli anni, ci è stata recapitata a casa la scheda per la scelta della mensa scolastica. A differenza degli altri anni tuttavia abbiamo notato che c’è un’opzione che prevede la mensa biologica.
In un primo momento siamo stati contenti che l’amministrazione avesse recepito la crescente sensibilità ormai diffusa fra i genitori dei ragazzi frequentanti le scuole del comune, e quindi abbiamo scelto per i nostri figli la mensa biologica. Notiamo subito che questa opzione è inserita fra le diete “speciali” e ci chiediamo perché venga così definita, visto che è ormai “normale” non solo in tante scuole limitrofe ma anche nelle case di tante famiglie.
Poi capiamo: il modello utilizzato dall’ufficio comunale è pari pari quello dello scorso anno nel quale come noto la mensa biologica non c’era. Era invece presente l’opzione per due diete “speciali”: una per motivi religiosi, l’altra per ragioni di salute. La responsabile del procedimento, evidentemente ligia alle consuetudini evidenziate in altre occasioni dagli uffici comunali, con un rapido e maldestro copia/incolla ha combinato il pasticcio. È rimasta l’opzione “per motivi di salute” e l’opzione biologica ha preso il posto della scelta religiosa. (i moduli erano disponibili sul sito del comune)
Con molta perplessità ci siamo recati all’ufficio preposto a chiedere spiegazioni, cosa che numerosi altri genitori ha pensato di fare.
E di seguito riportiamo testualmente la conversazione:
D – Cosa vuol dire biologico?

R – Vuol dire che una pietanza è biologica.
D – Una pietanza.. una sola?
R – Sì.
D – Ma nella scheda non si capisce, non è specificato.
R – E ben, ma insoma, voialtri genitori che sé inteligenti..
D – Ma il costo è uguale?
R – No se sa ancora!
D – Come scusi? Cosa vuol dire non si sa..
R – Le offerte della gara d’appalto non sono state ancora aperte.
D – Ma molti genitori hanno già scelto..
R – E ma insoma, l’è ora de finirla co ‘ste polemiche..
Ecc. ecc.. ecc..
Per farla breve: la mensa biologica prevede che solo il primo piatto abbia sempre l’opzione biologica; e il piatto biologico è sempre lo stesso: pasta all’olio. Quindi i nostri figli che fanno tempo pieno o tempo integrato dovranno mangiare tutti i giorni pasta all’olio?
Speriamo che i nutrizionisti della ditta aggiudicataria dell’appalto abbiano valutato anche questo. Certo che, come avete ben scritto voi nella lettera all’Azione, a pensar male si fa peccato ma
Grazie per l’attenzione, continuate così
Due genitori pasta e oio

Per saperne di più e capirne di più sulle mense scolastiche qui un test/inchiesta di Altroconsumo (associazione consumatori) sulle mense di scuola primaria di cinque grandi città italiane.

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