Incontri su "Mafia e corruzione"

Confartigianato Conegliano e Comune di Gaiarine
in collaborazione con
Fondazione Berra per l’arte e la cultura

e con

l’Osservatorio Veneto sul fenomeno mafioso

organizzano 3 incontri su
MAFIA E CORRUZIONE

PROBLEMA DI IERI O ANCHE DI OGGI?

venerdì 23 aprile 2010 ore 19.00
LO SCANDALO DEI PETROLI

con

Giacomo COLETTI – Generale in congedo della Guardia di Finanza

Enzo GUIDOTTO – Presidente dell’Osservatorio

Domenico LABOZZETTA – Procuratore della Repubblica di Belluno

Mario VAUDANO – Magistrato

Raffaele VOLONTÈ – Giornalista

venerdì 30 aprile 2010 ore 20.30
MAFIA: PROBLEMA NAZIONALE

con

Vittorio BORACCETTI – Procuratore della Repubblica di Venezia

Enzo GUIDOTTO – Presidente dell’Osservatorio

venerdì 7 maggio 2010 ore 20.30
INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL VENETO

con
Francesco Saverio PAVONE – Sostituto Procuratore Generale di Venezia

Enzo GUIDOTTO – Presidente dell’Osservatorio

Gli incontri si terranno a Villa Altan
tutta la cittadinanza è invitata

AGGIORNAMENTO !
Per un’improvvisa indisponibilità la serata con
il Sostituto Procuratore Generale di Venezia Francesco Saverio PAVONE
sarà riproposta l’11 giugno 2010 sempre a Villa Altan alle 20,30

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6 pensieri su “Incontri su "Mafia e corruzione"

  1. Molteplici impegni non mi avevano consentito di leggere i commenti. Ringrazio tutti e sono disponibile ad approfondimenti ed aggiornamenti perchè, pur avendo avuto tanto tempo per parlare… non ho detto tutto quello che avrei dovuto dire.
    A proposito di Resistenza, consiglio la lettura di un mio articolo dal titolo “La lotta alla mafia una seconda Resistenza” (http://www.anpi.pesarourbino.it/index.php/partigiani/cronache/la_lotta_alla_mafia_una_seconda_resistenza/).
    Xe vedemo ancora?
    Saluti a tutti, Enzo Guidotto

  2. ..
    Guardiamo con altri occhi il decantato benessere veneto, le sterminate zone industriali e artigianali dai tanti capannoni vuoti, i mostruosi centri commerciali, le “necessarie” devastanti infrastrutture (bretelle, raccordi, svincoli, passanti), gli “indispensabili” inceneritori e ricordiamoci com’eravamo.
    Ancora una volta si è potuto ascoltare dal professor Guidotto (come già la settimana prima dal dottor Borraccetti) l’appassionato richiamo alla legalità, alla giustizia, al senso del bene comune e dello stato, riferimenti ideali e assoluti da contrapporre alla dilagante incultura dell’illegalità diffusa, della giustizia su misura, del bene personale; e nuovamente il disagio e l’imbarazzo di molti presenti era palese (per coinvolgimento diretto e personale? per vicinanza ideologica e politica? non è dato sapere..) e solo la puntuale accusa a Massimo D’Alema di avere reati prescritti ha scatenato un applauso liberatorio nella sala (atu visto? i zè anca lori come noiantri..) che lascia preoccupanti interrogativi sull’obiettività culturale e integrità civica degli amministratori presenti.
    D’altra parte come già detto nelle precedenti occasioni, abbiamo i politici (e gli amministratori) che ci meritiamo.
    Aspettiamo dunque la serata conclusiva con il Sostituto Procuratore di Venezia dott. Pavone, nella speranza che venga ascoltato aldilà delle ombre che in alcuni prevenuti i suoi nomi di battesimo susciteranno (Francesco Saverio??) ma cogliendo piuttosto l’imperativo di un motto che questa omonimia deve ricordare: contro l’incultura mafiosa “Resistere, Resistere, Resistere!”

  3. Terzo appuntamento con la mafia a Villa Altan venerdì scorso, con il programma saltato per l’improvvisa indisponibilità del Sostituto Procuratore di Venezia Francesco Saverio Pavore, non annullata ma solo rimandata a venerdì 11 giugno.
    Ribalta totale quindi al professor Guidotto dell’Osservatorio Veneto sul fenomeno mafioso che ha potuto quindi proporre la sua importante conoscenza ed esperienza maturata in tanti anni di attività, anche come consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.
    Il tema della serata all’apparenza bizzarro (la mafia in veneto? si chiedeva scettico parte del pubblico presente) è stato quindi affrontato, giustificato e sviscerato con un lungo, appassionato e documentato monologo, nel quale i fatti, i personaggi e le situazioni citate riaffiorando man mano alla memoria di tutti, perdevano la loro caratteristica di episodio eclatante ma isolato, collocandosi in una sequenza purtroppo copiosa e significativa, che poteva perciò ben legittimare il titolo della serata.
    Ancora una volta, come già nelle due occasioni precedenti, si è potuta osservare la sensazione di sorpresa e sbigottimento che coglieva il pubblico nel sentirsi così “toccati” dalla cultura e dalla pratica mafiosa, dimostrandosi del tutto impreparato a vedere e considerare l’evoluzione del fenomeno mafioso moderno, imprigionati dell’infantile pregiudizio il cui immaginario collettivo veneto vuole il mafioso in coppola e lupara, meridionale, semianalfabeta e rozzo.
    Non è più così da molti anni ormai. L’aspetto più negativo è il non rispetto delle regole. La mafia insegna che “le regole le faccio io”. Coltivare la cultura mafiosa significa non obbedire alle regole e costruire uno Stato a misura della convenienza del più forte, perseguire solo i propri interessi, avere la ricchezza come unico fine e come unico metro di giudizio.
    Il commercio delle droghe, delle armi, dei rifiuti, sono le nuove miniere d’oro delle organizzazioni mafiose (cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta) e le montagne di denaro ricavate vengono “riciclate” in attività lecite e legali.
    L’immagine della piovra è emblematica: i tentacoli mafiosi sono arrivati da tempo ormai negli appalti pubblici, nei grandi progetti immobiliari, nei potenti centri economico/finanziari devastandone attività e funzioni.
    Tutto questo grazie alla connivenza, alla complicità, al tacito consenso di tutti i soggetti interessati che, da questo, ne han tratto guadagno.
    >>

  4. Seconda serata sull’argomento mafia centrata sul fatto accertato e provato che sia una piaga diffusa in tutto il territorio italiano.
    Due relatori, due interventi: il primo costituito da un’ampia introduzione storica del fenomeno presentata dal dott. Guidotto, nella quale emergono anche figure venete, che fin dai primi anni dell’unità d’Italia, testimoniano, documentano, denunciano, richiamano l’attenzione su quello che ad occhi superficiali sembra essere un malcostume regionale e meridionale ma che l’osservatore più attento e illuminato intuisce drammatica questione, strisciante e pervasiva per l’intera giovane nazione.
    Citato anche Don Luigi Sturzo, che nel dramma in cinque atti pubblicato nel 1900 (MILLENOVECENTO!) scrive: «La mafia diventerà più crudele e disumana. Dalla Sicilia risalirà l’intera Penisola per forse portarsi anche al di là delle Alpi.» Il fondatore del Partito Popolare anticipava la drammatica inesorabile evoluzione del cancro mafioso, nella contestuale colpevole connivenza politica, imprenditoriale ed ecclesiale, categorie nelle quali proliferavano se non addirittura i mandanti sicuramente interessati fiancheggiatori.
    Impressionante la considerazione finale: nonostante l’allarme ed il coraggio di queste denunce la prima legge antimafia arriva nel 1982, 120 anni dopo che il fenomeno della criminalità organizzata di stampo mafioso viene sollevato, citato, descritto.
    È poi la volta del dott. Boraccetti che con un pacatissimo intervento (quasi al limite dell’udibilità) riporta fatti e vicende giudiziarie, sottolinea condizioni e scenari sociali, denuncia a più riprese il deleterio luogo comune che vuole cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta, espressioni locali e circoscritte di regioni ben definite ma isolate.
    Non è così, non è più così da molti anni..
    Anzi è diretto e preciso quando afferma che negli anni ’70 la capitale del business mafioso è Milano.
    E si parla di business non a caso poichè il modello della criminalità organizzata di stampo mafioso è quello dell’impresa: la conquista del territorio e del mercato, l’offerta di prodotti popolari e allettanti come droga e prostituzione, ma anche protezione e usura, dai quali ricavare capitali ingenti da reinvestire in attività lecite, come l’edilizia privata e gli appalti pubblici, ed illecite come la corruzione del management finanziario/imprenditoriale/politico, in un crescendo espansionistico di criminalità e potere e collusione e connivenza che mina alla base i fondamenti liberali e democratici di un paese.
    Particolare rilievo viene dato una volta ancora all’intreccio mafia/politica, con la capacità delle cosche e delle famiglie di circuire personalità e pezzi di istituzioni, arrivando a proporre, candidare ed eleggere direttamente i propri uomini sia come consiglieri comunali, provinciali, regionali, parlamentari, sia nei consigli d’amministrazione di imprese e banche.
    Giustificata la sottolineatura di un’attività investigativa e giudiziaria che ha permesso allo Stato risultati importanti in termini di arresti, processi e condanne.
    Significativo anche l’appunto mosso ad un’attività legislativa che nello spasmodico obiettivo di preservare interessi individuali e di casta perde di vista le complesse e spesso negative ricadute generali, solo apparentemente scollegate, e il riferimento al provvedimento sulle intercettazioni telefoniche è stato tutt’altro che casuale.
    Accorato l’appello finale: «Nel sentire di uno scontro sanguinoso tra cosche rivali non pensiamo banalmente “che i se cope tra de lori” ma ricordiamo che quanto accade a Palermo, a Catanzaro, a Napoli, vede tra le vittime italiani e interessa tutti noi italiani, nel nome e per conto di chi volle questa Italia, uno Stato unico e unito.»

  5. Non ha senso qui riproporre e ripercorrere quella che fu una colossale truffa allo Stato, e quindi a noi cittadini che di quello Stato facciamo parte, e la storia dell’intricata inchiesta partita da Treviso e continuata da 18 diverse magistrature, che evidenziò come una siffatta truffa fu resa possibile “per le disposizioni legislative che la favorirono, per gli stretti legami tra la classe politica e gli uomini d’affari, per la connivenza di alti funzionari e ufficiali preposti ai controlli”.
    Un sunto esaustivo e obiettivo lo potete trovare a questo link : http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/devianza/collbian/ronca/index.htm

    Ma nelle testimonianze ascoltate ierisera ho colto un rispettoso ma fermo e rammaricato appello da tutti i protagonisti di quella che rappresentò un’aspra battaglia di principio e legalità: la corruzione esiste ancora, presente ad ogni livello e ambito sociale, ed esiste ancora il tentativo dei corrotti di mascherare le loro imprese, limitare e schernire la giustizia, perseguire e ostacolare il giornalismo d’inchiesta; e il riferimento uscito nella discussione ai limiti sulle intercettazioni telefoniche e sul processo breve non sono stati affatto casuali.
    E l’amarezza sale ancor più nel ritrovare una sempre maggiore indifferenza popolare al malcostume e all’illegalità.
    Due ultime sconsolate note sul pubblico presente: l’età media abbondantemente sopra i 50 anni, il genere prevalentemente maschile in rapporto 10 a 1.

  6. Molto interessante il primo dei tre incontri su mafia e corruzione che ha avuto luogo ierisera a Villa Altan;
    storicamente inquadrato (i fatti risalgono a trent’anni fa) ma di mortificante attualità, competente e qualificato il tavolo con la presenza di protagonisti diretti, puntuale e ficcante l’azione del moderatore, anche nei precisi collegamenti con gli scenari sociali, politici, legislativi e imprenditoriali odierni.
    Emblematica l’introduzione la cui origine viene svelata solo alla fine della lettura poichè quella citazione pare scritta oggi:
    ” La prima categoria è costituita da uomini che, pur gravati da ingenti debiti, dispongono di proprietà ancora più grandi da cui non possono assolutamente separarsi per un attaccamento morboso. Rientrano in questo gruppo gli uomini più rispettabili (si tratta dei possidenti, infatti), ma le loro pretese e la loro causa sono le più abiette. Tu sei ricco, sei pieno di terre, tu di case, tu di argento, tu di schiavi, tu di beni di ogni sorta ed esiti a sottrarre un nonnulla dal tuo patrimonio per guadagnare credibilità? Che cosa aspetti? Una guerra? Che cosa, allora? Pensi che nella devastazione generale i tuoi possedimenti si salveranno? O aspetti una cancellazione dei debiti? […] La seconda categoria si compone di individui che, per quanto oberati dai debiti, mirano al potere, vogliono arrivare in alto e si illudono di poter conquistare con la rivoluzione quelle cariche cui non aspirerebbero in una situazione di pace interna. È mio dovere dar loro un consiglio, lo stesso che, naturalmente, darei a tutti gli altri: non sperino di poter realizzare la loro impresa. Per prima cosa, ci sono io a vigilare, a intervenire, a provvedere allo Stato. In secondo luogo, nei cittadini onesti è grande il coraggio, grande l’unanimità, grandissimo il loro numero e grandi, inoltre, le milizie. […] L’ultima categoria, poi, non solo nell’ordine, ma anche nello stile di vita, è quella cui appartiene […] e comprende uomini scelti da lui, diciamo meglio i suoi fidi. Li avete sotto gli occhi: senza un capello fuori posto, cosparsi di unguenti, imberbi o con la barba ben tagliata, vestiti di tuniche sino alla caviglia e con le maniche lunghe, avvolti da veli e non dalla toga. Tutta la loro energia, tutto lo sforzo di stare svegli li impiegano in bagordi notturni. In questa masnada annovero tutti i giocatori d’azzardo, tutti i dissoluti e gli svergognati. […] “
    Era l’8 novembre del 63 a.C., e sono parole di Cicerone contro Catilina.
    “Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”
    George Santayana, filosofo spagnolo

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