La settimana dell’emigrante: un pensierino al giorno toglie l’intolleranza di torno!

In occasione della giornata dei Trevisani del Mondo della sezione di Gaiarine abbiamo ricevuto da Silvano Zaccariotto e pubblichiamo questa sua lettera e tutte le riflessioni che seguiranno; tutti i testi sono pubblicati nella stesura originale avendone noi curata solo la veste grafica editoriale; sua anche l’idea dei pensierini quotidiani che riproponiamo tale e quale pubblicandoli, uno alla settimana, nel giorno corrispondente.

Silvano Zaccariotto 6984
Pura, Svizzera tel. n° 0041 916064649

Al Sig. Presidente dei Trevisani nel Mondo Sezione di Gaiarine
Al Sig. Sindaco e Sig.ri Municipali del Comune di Gaiarine
Ai Sig.ri Sponsor (Donatori) del monumento agli Emigranti Gaiarinesi


[…] L’Italia può esportare dei lavoratori, ma non degli schiavi. Se il contegno dei datori di lavoro stranieri e l’atteggiamento egoistico degli stessi sindacati operai di quei Paesi costringono i nostri uomini a lavorare in condizioni di estremo e continuo pericolo, è doveroso intervenire in loro difesa anche sul piano politico e diplomatico, perché gli eccellenti rapporti che intercorrono tra l’Italia e il Belgio non finiscano col soffrirne. Editoriale Corriere della Sera 9 agosto 1946

Il tricolore andrebbe posato sulla tomba di tutti quegli emigrati che hanno sudato lacrime e sangue all’estero. Saluti da Tokyo.
Apparso recentemente sul Corriere della sera!

In seguito all’inaugurazione del monumento ai Gaiarinesi nel Mondo: Anche per questo meritano più rispetto. Destino volle che una percentuale di emigranti alla fine ce l’abbiano fatta a crearsi una famiglia e mettere da parte modeste o più consistenti fortune, per altri ancora il destino è stato meno generoso. Tutti meritano più rispetto, ma ancora di più questi ultimi.

In concomitanza con feste, cerimonie pubbliche e articoli di stampa, resoconti, biografie ecc., tutte nobili iniziative pensate per onorare gli emigranti. Si ricordano eventuali successi o sogni realizzati, date, avvenimenti, ecc., e si termina dicendo: “Hanno fatto grossi sacrifici”. Ma questo non è sufficiente, bisogna parlare anche dello spirito, di cosa si prova dentro ad essere “emigrante”. Vorrei mettere in evidenza i loro drammi vissuti, con corrispondenti sentimenti ed emozioni e soprattutto cosa si prova personalmente nella condizione di “emigrante”.
Da diverso tempo pensavo di mettere nero su bianco esperienze, sentimenti, stati d’animo, passioni, realtà, storie che, specialmente nei primi tempi del mio peregrinare, avevo conosciuto o parzialmente vissute. Pensavo di annotare aneddoti abbastanza toccanti e significativi, di vite vissute lontane da casa, “vite di Religiosi del lavoro” (noi Veneti ne
sappiamo qualcosa), vite pionieristiche per un mondo che nel bene o nel male avremmo aiutato a globalizzare. Prima che la memoria mi facesse delle “bizze”, volevo prendermi degli appunti che mi sarebbero venuti di aiuto nel raccontare ai nipotini di un mondo che più non esiste, e che però loro sono la diretta continuità. Oltre alle origini della loro provenienza, dovrebbero apprendere fatti, aneddoti, esperienze altrui, da usare eventualmente come stimoli in un loro futuro.
Ora devo ammettere di essere stato al quanto disorientato dalla risposta avuta dal Sindaco di Gaiarine, alle mie osservazioni a riguardo del Monumento in onore degli emigrati Gaiarinesi.
Mi sono stati comunque di incoraggiamento i commenti di solidarietà espressi tramite “foraxfora”, la stampa, le lettere e telefonate ricevute. Mi hanno ancora più convinto che ero sulla strada giusta e che dovevo perseguire (non per niente Monsignor don Canuto Toso il fondatore dell’associazione dei Trevisani a livello mondiale, mi aveva dato il suo consenso per prendere posizione a riguardo). Al fine di superare quanto è
accaduto, mi sono convinto che il Dialogo sia la via migliore: per rientrare in collaborazione con quanti sono interessati alla meritata storia dei nostri emigranti in particolare dei Gaiarinesi nel mondo. Sommariamente tutti sanno quanto sia stata dura e faticosa la vita dell’emigrante, ma pochi, se non l’hanno realmente provata, ne sanno leggere l’anima.
Dunque, tramutiamo questi appunti con “pensierini”. Sono sicuro
che Quelli lassù non si arrabbierebbero! Anzi, sarebbero ben contenti se per una settimana leggessimo questi pensierini al posto delle preghierine serali (dovrebbero approfittarne specialmente coloro che fanno fatica a preferire i sani sentimenti e le nobili iniziative all’avidità del potere o al succube materialismo di questi tempi).
Usiamo quel minutino di raccoglimento per ricordare momenti di un passato che certi Gaiarinesi e non hanno dovuto sobbarcarsi in Terre lontane, via dal proprio focolare. Tutte le famiglie del Comune hanno o hanno avuto qualche loro caro che é passato attraverso simili esperienze!
(Quanto segue sono fatti che riguardano generazioni di emigranti nati attorno alla seconda guerra, al massimo quelli nati attorno la prima guerra mondiale. Non parliamo di quelli nati dopo la metà del 19° secolo, dove per emigrare anche in Europa, dalle nostre contrade partivano a piedi!
Più di ogni altro anche Loro meritano rispetto)

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