SPRECO DI DENARO PUBBLICO

Con la presente il mio pensiero va ai lavori di sistemazione della Piazza Damiano Chiesa di Francenigo, lavori, mi si permetta, non necessari né urgenti; la piazza non ha evidenti segni di degrado ai quali urge porre rimedio, inoltre in tempi di vacche assai magre, le poche risorse pubbliche dovrebbero essere spese in cose e faccende ben più importanti. Lavori riguardanti un progetto del quale pochi, mi sembra, hanno potuto prendere visione, gli elaborati si potevano visionare solo accedendo all’interno della chiesa. Mi chiedo se una piazza sia ad esclusivo appannaggio di chi va in chiesa o sia anche di coloro che, pur essendo di altre confessioni o atei o semplicemente poco praticanti, vivono da tantissimi anni nella nostra comunità e ne fanno degnamente parte a pieno titolo. Ma al di là di questo, balza agli occhi il degrado o meglio il disfacimento del teatro-cinema Damiano Chiesa, costruzione posta un po’ più in là della piazza sulla via per Brugnera. Viene da chiedersi se non fosse il suo restauro, se mai, l‘obiettivo da perseguire. Tantissimi di noi hanno dei ricordi più o meno radicati su quel teatro, su quel cinema che ancora rappresenta un pezzo considerevole della memoria storica del nostro paese e proprio per questo, secondo me, che diventa necessario salvaguardarlo. Strano che i rappresentanti del cosiddetto popolo pagano strombazzino a destra e a sinistra in merito alla difesa delle nostre radici culturali, storiche e poi assistano impotenti, nell’immediato, al crollo di tali e tanti ricordi che il teatro Damiano Chiesa rappresenta per tutti noi

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2 pensieri su “SPRECO DI DENARO PUBBLICO

  1. Ne “Il nome della rosa” di U. Eco, frate Guglielmo, arrivando all’abazia in compagnia del giovane Adso, suo discepolo, così lo ammonisce: “E’ tutto il tempo che ti insegno a riconoscere le tracce con cui il mondo ci parla come un gran libro”.
    Le parole con cui è scritto il libro del mondo costituiscono un’inesausta riserva di simboli con cui Dio parla all’uomo. Accanto a queste l’uomo incide le sue parole, a comporre un messaggio che nel tempo è affidato a generazioni di leggenti ed interpreti.
    Il messaggio trova chi lo legge, lo decodifica e ne custodisce i segni, perché il dialogo fra le stagioni della storia continui ininterrotto.
    L’idea di disfarsi di un forte simbolo per la comunità di Francenigo qual’è il cinema Parrocchiale mi ha fatto venire in mente la prefazione ad libro letto ormai diversi lustri fa.
    Abbattere il cinema significa interrompere il dialogo fra le generazioni, privare una comunità di un proprio simbolo di un pezzo della sua storia.
    E chi non conosce la storia, è destinato a ripetere gli stessi errori. Essa infatti, come diceva Marx (mi pare) è destinata a ripetersi, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.

  2. Ne “Il nome della rosa” di U. Eco, frate Guglielmo, arrivando all’abazia in compagnia del giovane Adso, suo discepolo, così lo ammonisce: “E’ tutto il tempo che ti insegno a riconoscere le tracce con cui il mondo ci parla come un gran libro”.
    Le parole con cui è scritto il libro del mondo costituiscono un’inesausta riserva di simboli con cui Dio parla all’uomo. Accanto a queste l’uomo incide le sue parole, a comporre un messaggio che nel tempo è affidato a generazioni di leggenti ed interpreti.
    Il messaggio trova chi lo legge, lo decodifica e ne custodisce i segni, perché il dialogo fra le stagioni della storia continui ininterrotto.
    L’idea di disfarsi di un forte simbolo per la comunità di Francenigo qual’è il cinema Parrocchiale mi ha fatto venire in mente la prefazione ad libro letto ormai diversi lustri fa.
    Abbattere il cinema significa interrompere il dialogo fra le generazioni, privare una comunità di un proprio simbolo di un pezzo della sua storia.
    E chi non conosce la storia, è destinato a ripetere gli stessi errori. Essa infatti, come diceva Marx (mi pare) è destinata a ripetersi, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.
    giuseppe

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