Radici a Legarolo Veneto

Non è una metropoli la cittadina di Legarolo Veneto ma nel suo piccolo ci si vive bene con molte delle comodità che il XXI secolo può permettere.
Quasi tutti lavorano, quasi tutti producono, quasi tutti si danno da fare: fabbrichette, artigiani, professionisti, operai, insomma una piccola
industriosa realtà del profondo veneto dove tutti o quasi conoscono tutti, dove ci si trova la sera in uno dei diciotto bar o taverne o cantine, dove ci si trova la domenica al campo di calcio oppure si prende il suv e si parte per mari, monti, laghi; e anche dove ci si dà da fare e ci si trova nella sagra paesana della “poenta zala e radicio rosso” o alla processione del patrono, che più d’uno dei numerosi ultracentenari ricorda apparso laggiù nella boschetta prima dell’argine, dove ora han costruito il centro commerciale.
Certo ogni tanto qualche intoppo, qualche nota stonata: un’aziendina che chiude, un terzetto di ventenni sfracellati sull’asfalto, una coppia di sessantenni che si separa tra il mormorio paesano, qualche sporadico extracomunitario che tenta di infiltrarsi nella pura lana veneta.
Ma sempre ben controllato e sorvegliato.

Insomma: brava zente veneta (in hoc vigno.. vignes!).
E anche alle ultime elezioni tutti insi
eme, tutti uniti: un voto unanime e plebiscitario (cossa zea ‘sta roba?) alla lista veneta, che fa il pieno di preferenze, col 99% (quel vergognoso del Rico, che so nono l’era garibaldin, so pare comunista e i là ciamà come berlinguer, Dio ne scampe).
Quindi Sindaco, Assessori, Consiglieri: tutti legarolisti, tutti con fazzolettone verde (anca el Rino, sì, Gennarino, i lo a visto tuti magnar radici e fasioi, poenta e luganega disendo che lù coea pissa là finìo, la ghe dà ‘l voltastomego).
Ed è una Giunta che finalmente fa e crea: posti di lavoro, case, capannoni, strade, ponti..
il motto è: schei fà schei!

E difende e coltiva valori e tradizioni, al grido di: «Col nostro
radicio le nostre radici!»
Ma improvvisa la meteora (coss’atu dita?), il fulmine a ciel sereno (aaahhhh! mejo)..
Don Checo, il vegliardo parroco del paese, alla soglia del 124° compleanno improvvisamente e inspiegabilmente manca all’affetto delle sue pecorelle, buon v
ecchio caro Don Checo, che ha praticamente battezzato tutti i Legarolesi seguendone con bonario rigore il percorso terreno e sorreggendoli negli ultimi anni di travagliato passaggio dalla demo-cristianità alla lega del radicio e delle radici.
Il paese intero, mentre ne piange la scomparsa (tutti in chiesa con Giunta e Consiglio al gran completo), si interroga, trepido e inquieto sul nuovo sacerdote. Già nell’omelia il Vescovo, anch’esso ormai ingrigito dagli anni e segnato dalle vicende umane, ha
omaggiato Don Checo rimpiangendo i tempi in cui la terra veneta era culla di contadini e artigiani prolifici e proletari ma anche di preti e missionari di buon cuore e buon’anima. Non è più così e ormai la messe indigena stenta (tra mistificazione finanziaria e manipolazione genetica) ma anche e soprattutto gli operai son pochi e quei pochi, stranieri!
Nell’attesa i fedeli Legarolesi promuovono veglie di preghiera mentre il Sindaco
allestisce un gazebo dove raccogliere firme e fondi per una petizione a favore del nuovo parroco, con lo slogan «prete vero se nò l’è nero», e il gruppo locale di Confessione e Assoluzione organizza una corrierata di tre giorni che affranchi e rinfranchi corpo e spirito dalla snervante attesa con un itinerario di preghiera e riflessione tra i rosari di Medjugorje e le roulettes di Isola e Portorose.

E alla fine ciò che deve compiersi si compie: è il 1° aprile 2011 e la comunicazione della nomina ufficiale arriva e ne viene data lettura in Consiglio Comunale Straordinario aperto a tutta l’ansiosa e numerosa cittadinanza.
È un Sindaco dal volto terreo e livido che chiede e ottiene il silenzio assoluto nella sala gremita e poi legge, non senza qualche difficoltà:

«Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Sacerdotum!
Est
reverendissimus et coloratissimus Kunta Kinte!
Nessuno meglio di questo devoto servo del Signore può rappresentare e interpretare e sostenere la fede nelle radici venetocristiane del vostro piccolo grande paese di Legarolo Veneto.

Pregate per me come io prego per voi»

il vostro Vescovo

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