Toh.. un Assessore di Gaiarine parla..

Dalla Tribuna
Legno, dieci aziende rischiano di saltare

L’assessore e imprenditore Busetto: «Non vogliamo l’Ikea, sarebbe il colpo di grazia»

di Diego Bortolotto

G
AIARINE. Una decina di aziende nel settore del legno rischia di saltare a Gaiarine. L’allarme è lanciato dall’assessore alle attività produttive Angelo Busetto, egli stesso imprenditore: «Qui rischia di sparire tutto – afferma -. Alle aziende manca liquidità perché i costi di produzione sono troppo elevati e così non si può essere competitivi».
A Gaiarine si sta assistendo ad un vero e proprio domino nell’ambito dell’industria del legno e dell’arredo, che ha già lasciato a casa decine di lavoratori. Tra febbraio e marzo sono fallite la Mida 2 e la Mobiltrevi, sessanta i dipendenti rimasti senza occupazione. Sempre a febbraio c’è stata la cassa integrazione straordinaria per un centinaio di lavoratori della Mobilclan. Nella cittadina sulle sponde del Livenza vi sono però anche piccole e medie aziende che lavorano con i colossi del distretto del mobile tra trevigiano e pordenonese. Corrono il rischio di saltare proprio perché le ditte più grandi sono in difficoltà.
E’ il caso ad esempio del Gruppo Florida di Prata di Pordenone, oltre 400 occupati in quattro stabilimenti. Ieri i lavoratori della Florida hanno manifestato per chiedere tutele. Ma anche gli imprenditori dell’indotto, tra loro diversi gaiarinesi, si sono ritrovati martedì a Pordenone con Unindustria ed ora chiedono aiuto alla politica nazionale. «C’è l’orgoglio da parte di noi imprenditori – spiega l’assessore Busetto -, ma i costi e le incombenze negli ultimi anni sono aumentati. Manca liquidità, se non si aprono nuovi mercati nel futuro c’è una grande incertezza. Per questo faremo appello anche ai parlamentari locali». Nei prossimi giorni è previsto un vertice con Confartigianato. L’assessore alle attività di Gaiarine inoltre boccia la possibilità che l’Ikea arrivi nel Coneglianese. Entrerebbe così in concorrenza con il distretto del mobile trevigiano e pordenonese dando forse il «colpo di grazia» al settore. «Nessuno vuole l’Ikea qui – aggiunge Busetto – per i produttori locali sarebbe solo un danno».
21 aprile 2011

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Roma, 4 marzo 2011 (Adnkronos)
“Ieri il ministero degli Interni ha contestato le cifre fornite dall’Idv e dal Pd su quanto costera’ la decisione di separare la data dei referendum da quella del secondo turno delle amministrative. Secondo Roberto Maroni verrebbero buttati nella spazzatura soltanto 50 milioni di euro e non 300”.
soltanto 50
milioni di euro e non 300?
soltanto 50
milioni di euro e non 300?
soltanto 50
milioni di euro e non 300?

Assessore, a questi parlamentari farai appello???

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Impietosa analisi del segretario Alfio Calvagna. Il grido d’allarme: lavoro al palo nel primo trimestre 2011, ripresa solo per l’economia La Cisl: gli imprenditori non investono più. «Zero fiducia in un paese senza regole e senza sistema». Boom di licenziati e cassa straordinaria. Da gennaio a marzo sono stati espulsi ben 2.201 operai Lavoro al palo. Se l’economia offre segnali di ripresa altrettanto non si può dire per l’occupazione. «Oltre 2mila licenziati nei primi tre mesi del 2011 – denuncia la Cisl – e intanto gli imprenditori non investono, perché non hanno più fiducia nel sistema paese». Parla Alfio Calvagna, membro della segreteria, che usa parole molto dure: «Mancano regole certe e prospettive, se ne sono resi conto anche gli imprenditori». La mobilità ha rialzato la testa in questo inizio d’anno, soprattutto per i lavoratori delle piccole imprese, dove si sono registrati 1.425 licenziamenti. Altri 776 i fuoriusciti dalle grandi aziende, con una percentuale dei licenziati stranieri vicina al 30% se si guarda alle sole imprese artigiane. Non si arresta poi il boom della cassa integrazione straordinaria: nel primo trimestre 2011 ha sfiorato le 3 milioni di ore autorizzate, cioè il 40% in più rispetto al 2010, secondo i dati dell’osservatorio della Cisl trevigiana, a cui risulta un calo della ordinaria per esaurimento del limiti massimo di impiego pari a 52 settimane concesso alle imprese in difficoltà. Stabile la formula dell’ammortizzatore in deroga. «Il dato che preoccupa – commenta Calvagna – è soprattutto l’aumento dell’utilizzo della cassa integrazione straordinaria, le aziende hanno grosse difficoltà a riprendere il cammino». Sono 50 le imprese trevigiane che nei primi due mesi del 2011 hanno richiesto lo stato di crisi e l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria, per 1148 lavoratori coinvolti.” «Queste difficoltà – prosegue Calvagna – potrebbero tradursi in un incremento ulteriore delle liste di mobilità, con prevedibile aumento del tasso di disoccupazione che toccherà il 6,2% nel 2011». Non basta la ripresa nei numeri dell’industria, dove c’è stato un recupero della produzione del 9,2%, del fatturato del +10,9%, con un traino forte dell’export (+18,8%) e del Pil, aumentato del 1,6%. «Il vero problema che emerge, parlando anche con gli imprenditori, non è la riconversione ma la volontà di intraprendere gli investimenti necessari data l’insicurezza sul piano delle riforme, degli incentivi, come dimostra il caso delle energie rinnovabili, e l’instabilità politica generale. Il sistema produttivo non vede un ritorno dei propri investimenti per la mancanza di visione prospettica e di un terreno». (e.l.t.)

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OSSERVATORIO SUL NORD EST
LA CARRIERA DELLE DONNE NEL NORD EST

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.

AAA CERCASI DONNA, BELLA, CAPACE (MEGLIO SENZA FIGLI)

[di Natascia Porcellato]

Essere donne? Uno svantaggio nel lavoro, e per fare carriera le esponenti del gentil sesso sono chiamate ad essere, oltre che capaci, belle e possibilmente senza figli. I dati presentati oggi all’interno dell’Osservatorio sul Nord Est, curato da Demos per Il Gazzettino, appaiono particolarmente interessanti: quasi sei rispondenti su dieci ritengono che essere donna sia un problema in campo lavorativo. Inoltre, se per il 90% dei nordestini sono le capacità personali a contare, “essere belle” è giudicato molto o abbastanza importante da circa tre rispondenti su quattro, mentre per il 58% è rilevante non avere figli. Del resto, in sede di colloqui di lavoro, quasi una donna su tre si è sentita chiedere se avesse la maternità nei suoi progetti futuri; lo stesso “privilegio” è stato riservato solo all’11% degli uomini.

Le statistiche non appaiono consolanti: nel Nord Est il tasso di occupazione femminile è pari al 55% (FNE su Istat 2008), superiore alla media italiana (47%), ma lontano dal 65% della Germania e più basso anche della media dei 27 stati dell’UE (59% -Eurostat 2008).
Gli stipendi delle donne sono mediamente più bassi rispetto ai colleghi maschi di pari grado: per i “quadri”, per esempio, la differenza è di circa 3.800 euro all’anno (10° Rapporto sulle Retribuzioni in Italia). Non va poi sottovalutato il “doppio ruolo” delle donne che, per le italiane, spesso si traduce in un doppio lavoro data la scarsa propensione degli uomini a collaborare nei lavori domestici e nella cura dei figli.

Una situazione, insomma, poco incoraggiante, che trova conferme nell’indagine di Demos presentata oggi.
Il 60% dei rispondenti considera il semplice essere donna un problema nel mondo del lavoro.
Osservando i dati in base all’età e al genere degli intervistati, si nota come oltre sette donne su dieci tra i 25 e i 54 anni riconoscano nell’essere tali un problema (con la punta dell’80% nella fascia 35-44 anni).

Pare quasi che le donne stesse si siano adattate alla situazione, giudicandosi per prime con gli occhi del datore di lavoro. Tanto da ritrovare pregiudizi che speravamo superati anche nei tratti che contribuiscono alla carriera. Le capacità personali sono riconosciute come il principale fattore di avanzamento professionale: il 90% lo ritiene un aspetto molto o abbastanza importante. Ma a questo si affianca l’ampio consenso riservato alla bellezza estetica: il 78% lo ritiene un rilevante fattore di promozione, e sono soprattutto le donne tra i 25 e i 34 anni a giudicarlo tale (87%).

E i figli? Con un tasso di natalità pari a 1.37, l’Italia si pone in coda alle classifiche mondiali. Ma il bivio figli o carriera sembra essere un tratto tipicamente italiano. La Francia, per esempio, ha un tasso di occupazione femminile pari al 60%, ma il tasso di natalità è pari a 2 (Eurostat 2007 e 2008). Assenza di strutture pubbliche e scarsa tutela della maternità sembrano avere la meglio in Italia, al punto che la questione viene affrontata in modo diretto.
La domanda “Lei ha figli o intende averne?” è stata posta, in sede di colloqui di lavoro, a una nordestina su tre, ma arriviamo alla metà di quante sono nella “fascia più a rischio” (tra i 25 e i 34 anni).
Non stupisce, quindi, che la condizione di non-madre venga vista come volano di ascesa professionale da oltre il 65% delle donne con meno di 44 anni, con una punta massima tra quante hanno tra i 25 e i 34 anni (79%).

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