Francenigo, tessera di una campagna abitata che si fa parco.

ortofoto del presente


Ortofoto. La trama agricola, ancora ordita di siepi, è dominante ed è attraversata dal fiume Livenza in direzione nord est-sud ovest. Il tessuto edificato compatto del centro antico di Francenigo si colloca a ridosso del fiume. Il corso del Aralt lo attraversa da ovest ad est, lambendo la scuola elementare e la piazza a poca distanza dalla Livenza. Due sono le fabbriche lungo la Livenza, la più grande è ampia quasi quanto il centro. Tra le fabbriche si ritaglia il vuoto del progetto Amministrazione-Jesse. Un altra grossa fabbrica emerge a sud ovest. Le dimensioni del lotto industriale sono analoghe a quelle del vuoto che si accompagna, a sud est, villa Piovesana.

mappa del futuro

mappa 1.1

mappa 1

(fonti: Regione Veneto, Consorzio di Bonifica Sinistra Piave, Piano Territoriale di Coordinamento Provicia di Treviso)

Mappa del futuro (1 e 1.1 zoom). La mappa del futuro mette in evidenza elementi presenti o potenziali del paesaggio abitato. I corridoi d’acqua e di vegetazione riparia del Livenza (colore verde scuro), dei corsi d’acqua tributari in sinistra idrografico (colore verde scuro). Il sistema diffuso dell’edificato, l’interazione tra corridoi e il sistema della diffusione insediativa (colore nero). Corsi d’acqua e verde diventano infrastrutture a supporto del territorio legate alla mobilità lenta pedonale e ciclabile.

A scala del Comune, la rete dei corridoi si estende fitta con andamento nord est-sud tra Orsago e Francenigo e più a sud attraverso Gaiarine, Albina, Campomolino e si accompagna alle estese tracce dei paleo alvei (verde chiaro), gli spazi umidi dei “palù” appartengono a questo sistema. La rete di corridoi, come fili, attraversa la campagna diffusamente abitata. Una trama che tiene insieme i luoghi dell’abitare: le case, i giardini, i brani di campagna, le ville antiche, ma anche i centri più compatti, le piazze, le aree industriali, le attrezzature collettive.

A sud di Francenigo il fiume registra ampi spazi di espansione (esondazione) con frequenze temporali che si misurano in decine di anni (scale di blu), e che evidenziano il carattere dinamico del fiume. Lo spazio della esondazione coincide con la la minore densità dell’edificato.

NB. La mappa e’ mancante degli elementi nel territorio friulano.

cosa succederebbe se…

tipo di spazio 1: corridoio di acqua e siepi

Cosa succederebbe se i corsi d’acqua minori come l’Aralt venissero rinaturalizzati?
Nella foto il progetto di un corridoio di vegetazione e acqua con percorsi al suo interno.
L’immagine restituisce uno spazio molto diverso dalla tipica pista ciclabile veneta: fascia di asfalto nero accompagnata da nubi di polveri sottili in assenza di alberi-filtro, gelida di inverno e torrida d’estate.

Una diversa generazione di piste ciclabili si appoggiano ai corsi d’acqua, reintegrano la vegetazione riparia come condizione di comfort climatico.

tipo di spazio 2: bosco attrezzato

Cosa succederebbe se nuovi boschi si combinassero agli spazi della residenza?
Il progetto di un bosco-parco a ridosso di strutture residenziali esistenti.
Frammenti di bosco si moltiplicano: uno, cento, mille boschi di Gaiarine. Spazi per chi abita, luoghi per cittadini oltre che per gli uccelli. Non e’ difficile immaginare come tale spazio restituirebbe un valore enorme alle case non solo in termini di comfort, ma anche in termini economici. La sua gestione ai fini energetici renderebbe gli edifici autonomi da fonti esterne per il riscaldamento.

tipo di spazio 3: parco lineare

Cosa succederebbe se ai corsi d’acqua minori si restituisse più spazio e diventassero infrastrutture che combinano mobilità lenta, invaso per contenere le esondazioni e acqua per le irrigazioni, la depurazione delle acque, l’abbattimento di CO2, le coltivazioni legnose e gli spazi per per il tempo libero e l’educazione ambientale?

tipo di spazio 4: ex cava attrezzata

Cosa succederebbe se le ex cave diventassero infrastrutture che combinano spazi per per il tempo libero, la raccolta dell’acqua per l’irrigazione e le esondazioni nei momenti di crisi più frequenti , la depurazione delle acque, l’abbattimento CO2, le coltivazioni legnose?

conclusione

Il sistema composto da questi tipi di spazio e altri ancora rappresenta l’infrastruttura ecologica del Comune di Gaiarine come parco.

Ognuno di questi spazi risponde ad una molteplicità di necessità (sicurezza idraulica, bilancio idrico per l’irrigazione, spazi ricreativi, depurazione dell’acqua e dell’aria, agricoltura e produzione energetica rinnovabile); mobilita una molteplicità di attori (il comune, consorzio di bonifica, l’agenzia per l’acqua potabile e la fognatura, agenzie della pesca della caccia, della formazione), e di risorse (fonti di finanziamento pubblico e privato in ragione dei differenti obiettivi ai quali rispondono). Non tutti sono nuovi tipi di spazio, ma tutti sono di elevata qualità formale, progettati con la cura del dettaglio come si progetterebbe la più bella delle piazze. Sono spazi civili, rappresentazione di “genti nuove”.

Gli spazi multifuzionali sono realizzati attraverso progetti che utilizzano le risorse in modo efficiente ed efficace, concentrandole ed integrandole anzichè disperderle in tanti progetti diversi, indifferenti l’uno all’altro che si concretizzano, spesso, in altrettanti spazi tristi e monofunzionali e di scarsa funzionalità.

Le performances che espletano questi spazi hanno una diretta conseguenze sulla qualità, bellezza, attrattività, comfort, abitabilità dello spazio quotidiano tali da renderli elementi di composizione necessaria del territorio diffusamente abitato spesso degradato ed inquinato.

Sono spazi di costruzione di nuove economie, centrate sulle risorse locali, a supporto di filiere brevi ed imprenditoriali locali. Sono spazi a supporto delle pratiche sociali legate al tempo libero e alla mobilità lenta, alle pratiche agricole, attività di fondamentale importanza per la qualità della vita eppure in via di estinzione.

Gli elementi nel territorio, le persone, gli esperti, per iniziare a realizzare questi tipi di spazi ci sono e, forse, anche le risorse economiche.

Naturalmente, come per tutti i progetti di civiltà che guardano lontano, un mecenate è un attore che accelererebbe il processo costruendo le condizioni per un progetto pilota.

Rimaniamo in attesa di un gentile riscontro, siamo certi che non mancherà.

dai che takemo!

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4 pensieri su “Francenigo, tessera di una campagna abitata che si fa parco.

  1. Cari fora par fora,
    leggo con interesse i vari interventi sul vostro blog e vi voglio esprimere tutta la mia simpatia e solidarietà. Vi suggerisco di introdurre nel dibattito, fortemente accentrato su temi “ambientali” in senso lato, anche considerazioni di geografia economica. Mi spiego meglio: in un drammatico contesto di deindustrializzazione del nostro territorio, con crescenti disponibilità di spazi sia per utilizzo industriale e residenziale, le iniziative oggetto delle vostre critiche saranno comunque destinate a risultati economici deludenti; i tempi della speculazione edilizia sono finiti e continueranno ad esserlo per il prevedibile futuro. In questo senso il tempo vi darà ragione e gli unici che riusciranno a trarre profitto da queste situazioni saranno i soliti “figuri” politici che tutti conosciamo. Le bestie perdono il pelo ma non il vizio. Per quanto concerne gli edificandi centri commerciali e nuovi distretti industriali di Gaiarine saranno venduti a metà prezzo ( se mai verranno completati) in quanto i grossi centri limitrofi (Conegliano, Pordenone, Oderzo, Sacile) ne sono ormai già ampiaente saturi, con prezzi di vendita in forte contrazione. Con simpatia MZ

  2. L’impronta nordica della tua formazione culturale si coglie benissimo. I Paesi Bassi da tempo hanno fatto di necessità virtù. Per loro la pianificazione territoriale è stata quasi una tappa obbligata perchè dovevano difendere il territorio, non dall’azione dell’uomo come noi, ma da quella del mare. Da qui nasce la lunga tradizione nordica per il rispetto e la pianificazione del territorio. Il tuo ottimo lavoro che ci hai qui proposto è un tentativo, forse un po’ troppo accademico, per trasformare i nostri “non luoghi” per dirla alla Marc Augè, in spazi dentro i quali l’uomo può ritrovare una propria storia e identità che non sia l’identità data dal passaporto, dal codice fiscale o dalla tessera del centro commerciale. Certo, di non luoghi i nostri paesi sono ormai pieni, basti pensare alle zone industriali, ai centri martoriati dalle strade provinciali, e ai centri commerciali. Spazi insomma nei quali l’uomo può esistere solo come singolo perchè ogni forma di relazione gli è inibita. Solo nella Cina di Mao si era arrivati a tanto, con la rivoluzione culturale che prevedeva città senza piazze, col benestare di molti intellettuali europei, Jean Paul Sartre in testa.

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