L’acqua non si vende: si difende! (2)

LA RACCOLTA FIRME
[dal coordinamento]
Qui comincia l’avventura…

Un milione. Abbiamo raccolto un milione di firme e siamo nella storia d
i questo paese. Il 19 di luglio consegneremo le firme in Cassazione. Mentre vengono portate a termine le operazioni di certificazione, l’obiettivo è oggi quello di portare almeno 25 milioni di italiani alle urne nella primavera 2011. Con questo entusiasmo, con questa partecipazione, con questa voglia di bene comune ce la possiamo fare, tutti insieme.

A Gaiarine sono state raccolte 612 firme (grazie a chi ha firmato ma anche ai consiglieri della minoranza che hanno collaborato nei banchetti), mentre tra Orsago, Cordignano, Codognè e Godega Sant’Urbano – dove avevamo messo a disposizione altri moduli – sono state 447 le firme raccolte.. e questo nonostante la scarsa informazione e non solo per nostra responsabilità: la stampa locale si è dimenticata i nostri comunicati d’informazione in qualche cassetto..
Come mai?
Proprio in questi giorni nei quali giornalisti ed editori fanno un gran baccano sul diritto (sacrosanto!) di informare.
Azzardiamo una possibile risposta: il Gazzettino è di proprietà Caltagirone, la cui bella famigliola partecipa nella proprietà di Acea (che opera nel settore idrico come gestore del servizio in varie parti d’Italia) ma anche di Acqua Campania (che ha in concessione la gestione all’ingrosso dell’acqua in Campania nelle province di Napoli e Caserta)..
Insomma, un editore con le mani .. in acqua!

Forse ha qualche pregiudizio a pubblicare articoli sulla raccolta di firme per un referendum che vuole impedire la privatizzazione dell’acqua pubblica?

e inoltre:
Gli squali Family & Friends e una smentita del ministro Ronchi

«Se ci fosse spazio per la privatizzazione del settore si aprirebbe un’occasione per i fondi di private equity. Noi potremmo essere interessati, a patto che non si tratti solo della rete, l’infrastruttura, ma di vere aziende, totalmente private, senza quote pubbliche». Parola di Nino Tronchetti Provera, cugino del più noto Marco e amministratore delegato di Ambienta un fondo d’investimento in “energie rinnovabili” fondato nel 2007. È solo l’ennesimo “squalo” che gira intorno alle prede (le aziende pubbliche dei servizi idrici) con un annuncio che vale come le chiacchiere al bar ma che testimonia ancora una volta perché il “decreto Ronchi” è un arma di distruzione del servizio pubblico puntata sui Comuni e alle tasche dei cittadini.
Cosa dice il “cugino Nino”? Essenzialmente che un fondo di investimento (private equity), dopo qualche anno di esperienza nei biogas, nella produzione di pallets per biomasse con diversi progetti in cantiere nelle “energie rinnovabili”, potrebbe essere molto interessato a occuparsi anche di servizi idrici se fossero davvero messe in vendita le aziende pubbliche senza doversi però caricare le reti (le infrastrutture, le condotte).
… (leggi tutto qui)

Ed infine:
stiamo preparando un sondaggio.

SEGUITECI!

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